Industria

A Bascapè i frutti diventano pasticcini

di Raffaella Ciceri

2' di lettura

Tra i noccioleti più piccoli del Pavese - la provincia che da sola ospita quasi la metà degli ettari coltivati a nocciolo della Lombardia - c’è quello che gestisce Alida Bonassin con il supporto delle figlie Marta e Francesca Cattaneo. Un solo ettaro di terreno a Bascapè, a pochi chilometri dal Sud Milano. Un noccioleto piccolo ma creativo: dai filari piantati nel 2014 oggi si ricavano frutti che col marchio “Le nocciole di Greta” vengono trasformate in torte, pasticcini e nel prodotto di punta: una crema spalmabile composta al 52% da nocciole con zucchero di canna, cacao e granella. Pure questa di nocciole, ovviamente. «Con il primo raccolto, nel 2019, abbiamo ricavato 500 vasetti; l’anno scorso sono diventati 1500. A pieno regime le nostre piante potrebbero produrre 15/20 quintali di nocciole all’anno – spiega Marta Cattaneo -. Con un semplice ettaro non saremmo in grado di garantire raccolti costanti e quindi non avrebbe senso cedere i nostri frutti a grandi aziende agroalimentari, così ci siamo affidati a pasticcerie della zona per la trasformazione. Ma stiamo lavorando alla realizzazione del nostro laboratorio interno, che sarà a fianco del noccioleto». La pandemia, insieme a mille fatiche, ha generato anche qualche risvolto positivo, per esempio lo sviluppo delle vendite grazie all’e-commerce: oggi la crema spalmabile e le altre “Nocciole di Greta” sono vendute on line oltre che sugli scaffali di alcune enoteche tra Milanese, Cremasco e Veneto. «L’idea di destinare il nostro ettaro di terreno a un noccioleto era venuta a mio padre, era stato lungimirante – continua Marta Cattaneo -: è una pianta bellissima, meno faticosa da coltivare rispetto ad altre, i frutti sono versatili e possono essere impiegati in tante ricette diverse».

Di frutti, invece, sanno perfettamente che non ne vedranno per almeno altri quattro o cinque anni Fulvio Curioni e Nadia Marzaroli, i due titolari della Società Agricola Belgiardino, nata solo nel 2018 alle porte di Lodi. Lui commercialista, lei geometra in procinto di laurearsi in scienze del turismo sostenibile, hanno deciso di mettere a rendita alcuni campi puntando su coltivazioni di nicchia per la pianura padana: «Abbiamo iniziato nel 2018 con l’aglio e alcune varietà di cipolla e questanno abbiamo introdotto l’asparago e quattro ettari a noccioleto», spiega Fulvio Curioni.

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Nei giorni scorsi hanno fondato un’associazione, Terre del Nord, con cui puntano a creare una filiera locale di noccioleti, anche grazie alla collaborazione con un produttore di Cuneo, individuando le aziende agricole disponibili e stimolandole a «diversificare – è questa la parola d’ordine di Nadia Marzaroli -. Investendo nella sostenibilità possiamo contribuire a restituire un’identità a territori come il nostro, che sono ottimali anche per colture come il nocciolo».

Cosa manca oggi? «Per esempio competenze diversificate: nella nostra pianura si trovano tutti i macchinari possibili per un campo di mais o di soia, ma è più difficile reperire quello che serve per le coltivazioni orticole».

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