non solo seta

A Bergamo riparte la coltivazione di lino dopo sessant’anni

Il Linificio e Canapificio Nazionale ha usato i pregiati semi della Normandia

di Giulia Crivelli


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Il campo di lino in fiore (la foto risale alla fine di giugno) di Astino, vicino a Bergamo, seminato da Linificio e Canapificio Nazionale. Sullo sfondo, l’ex monastero del XII secolo che oggi ospita anche un ristorante che offre menù a base di lino

2' di lettura

Per vedere lo spettacolo di una nuova fioritura occorre avere pazienza: sarà nella prossima primavera. Ma l’ottima notizia resta: dopo oltre sessant’anni, in Italia è ripresa la coltivazione del lino, la più antica fibra tessile al mondo. Come ha visto chi ha visitato, alla fine di giugno, i campi di Astino, vicino a Bergamo.

In aprile il Linificio e Canapificio Nazionale - azienda del gruppo Marzotto leader internazionale nella produzione ad alta sostenibilità di filati di lino haut de gamme - ha seminato due ettari di lino all’interno dell’esclusiva area agricola di Astino, coltivazione che ha dato vita a mille chili di fibra di lino, poi filati nella vicina sede del Linificio e Canapificio Nazionale di Villa d’Almé, dove, accanto a macchinari storici, l’azienda utilizza tecnologie di ultima generazione. Un filo in limited edition, 100% made in Italy e a chilometro zero, tinto da Dyeberg, poi acquistato da Albini Group, leader europeo nei tessuti per camicie per quanto riguarda la parte moda e da Martinelli Ginetto per la realizzazione di tessuti pregiati per la casa.

I semi di lino scelti da Linificio e Canapificio Nazionale - che fu fondato nel 1873 e nel novembre 2018 ha ricevuto a Roma il premio “100 eccellenze italiane” - vengono dalla Normandia e in particolare da Terre de Lin, una delle più importanti e prestigiose cooperative di produttori di lino a livello mondiale.

«Nella sua storia l’azienda ha sempre avuto un rapporto “circolare” con il territorio, seguendo l’intuizione e l’insegnamento di uomini illuminati del passato, come Adriano Olivetti, Marzotto e Andrea Ponti, il nostro padre fondatore - spiega Pierluigi Fusco Girard, amministratore delegato di Linificio e Canapificio Nazionale -. È questa la prospettiva che intendiamo mantenere ed è il motivo per il quale abbiamo voluto regalare al territorio, con questo campo di lino, un tocco di magia, un’emozione e un ricordo. La nostra fibra tessile è anche un concentrato di sostenibilità - aggiunge l’ad -. Un concetto oggi diventato sempre più sinonimo di circolarizzazione non solo tra innovazione e tradizione, ma anche tra impresa e territorio».

Forse non tutti sanno che fino al secondo dopoguerra il lino veniva coltivato in molte parte del Nord Italia e Astino ne è una testimonianza: vicino al campo di lino si trova un ex monastero che risale al XII secolo, di interesse storico­-culturale ma anche gastronomico: al suo interno ospita un ristorante che propone menù a base di lino.

Il territorio bergamasco è stato per molti decenni la culla del tessile liniero italiano: il progetto di Astino è nato dalla collaborazione tra Linificio e Canapificio Nazionale e alcune delle eccellenze della filiera tessile liniera locale come i citati Albini Group, Martinelli Ginetto e Dyeberg. Ed è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Bergamo, di Confindustria e della Camera di Commercio. La speranza è di incuriosire le nuove generazioni e far rivivere la cultura del lino a chilometro zero.

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