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A Bologna la scommessa del tè cinese «haute couture»

Un brand di eccellenza per diffondere miscele pregiate sul mercato europeo

di Ilaria Vesentini


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I consumi di tè in Italia sono previsti in crescita del 6-7% l'anno da qui al 2022 (fonte Euromonitor)

3' di lettura

Il tè cinese, considerato il più pregiato al mondo, si prepara a conquistare il mercato europeo passando da un’inedita alleanza italo-cinese siglata all’ombra delle Due torri. E lo farà attraverso un nuovo brand ad hoc che diventerà sinonimo di eccellenza non solo di un prodotto “haute couture” ma di uno stile unico nel servizio e nelle location, accompagnato da festival del tè gemellati con la Cina, concorsi tra i migliori produttori cinesi, un’accademia per la formazione, negozi pilota nelle capitali della moda (come Milano e Londra).

Sono questi gli ingredienti della partnership che vede protagonista da un lato l’Associazione In-Tè di Bologna, che tre anni fa ha iniziato un lavoro pionieristico per diffondere nel nostro Paese la cultura delle migliori miscele internazionali di camelia sinensis con un approccio mass market, dando il via alla prima rassegna nazionale dedicata esclusivamente ai tè top di gamma (Tè Festival); dall’altro lato Gbtimes, media company cinese (partecipata dal Governo) con base operativa europea in Finlandia , nata nel 1994 con la mission di collegare la Cina all’Occidente, per portare business internazionale verso la Cina e imprese cinesi nel mondo.

«Ci siamo incontrati la prima volta con Gbtimes la scorsa primavera e da allora il progetto sta marciando spedito. La richiesta dei partner cinesi è “think big”, con carta bianca per il budget, tutto a loro carico, ma tempi stretti per l’operatività. La scommessa è basata sul connubio tra la qualità eccelsa (finora poco conosciuta in Europa) dei tè cinesi e lo stile, l’immagine e la sapienza italiana nell’arte culinaria, anche grazie a collaborazioni con nomi di prestigio della nostra ristorazione e delle nostre università», spiega Liana Bertolazzi, anima e media manager dell’Associazione In-Tè, nata nel 2016 per diffondere la cultura e il business del tea in Italia. L’alleanza debutterà in Italia nel 2020, con il prossimo Festival del tè a Bologna, nel mese di novembre. «Prima, a maggio, ci presenteremo insieme al festival del tè di Jiujiang, nella provincia di Jiangxi, con un nuovo marchio, che contiamo di ufficializzare entro gennaio, per trasmettere la brand identity di un prodotto cinese di altissima qualità declinato con lo stile italiano», aggiunge Bertolazzi.

«La Cina è il primo produttore al mondo di tè ma esporta poco, mentre l’Italia, per quanto sia la terra del caffè, sta conoscendo in questi anni una crescita molto rapida dei consumi di tè. Ho avuto la fortuna di incontrare l’Associazione in Tè alla fiera che organizziamo a Jiujiang e abbiamo scoperto l’interesse comune per lo sviluppo di un business ancora tutto da esplorare. I tè cinesi non hanno rivali per qualità e l’Italia è il simbolo dell’eccellenza a tavola e rappresenta per noi il più importante partner in Europa. Partiamo dall’Italia, per arrivare a lavorare in tutto il Vecchio Continente», conferma Lancy Jia, chief administration officer di Gbtimes da Tampere in Finlandia.

Il Governo cinese ha in programma di raddoppiare la produzione di tè da qui al 2026 imprimendo una forte spinta anche all'export, perché l’infuso sta conquistando una popolarità sempre maggiore non solo tra i giovani asiatici ma tra i consumatori di tutto il mondo a caccia di tè pregiati, autentici, monorigine, sulla scia di una orientalizzazione-globalizzazione di consumi e stili di vita. Mentre i consumi di tè in Italia sono previsti in crescita del 6-7% l’anno da qui al 2022 (fonte Euromonitor) e già oggi quasi 4 italiani su 10 (il 38%) bevono tè o tisane ogni giorno. «Un proverbio cinese dice che si fa prima a contare le stelle in cielo che i tipi di tè e in effetti la Cina produce una varietà di tè neri, verdi, gialli, bianchi, rossi con infinite possibilità di blending e di mixology da spalancare gli orizzonti di questa partnership a tutto il mondo dell’Horeca e della ristorazione top di gamma», afferma Paola Congedo, una delle pochissime tea blender tricolori, strategic marketing manager dell’associazione bolognese. Niente a che vedere con le bustine di tè del supermercato: le foglie delle migliori piantagioni di Jiujiang hanno un prezzo entry level di 300 euro l’etto (il “tè degli imperatori Ming”, il Da Hong Pao, arriva a 1.300 euro al grammo), ma i partner italo-cinesi stanno già studiando una linea da proporre alla Gdo europea, per trasformare la “camelia haute couture” cinese in un lusso accessibile ai più.

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