SCENARI

A bordo sempre più tecnologia ma rallenta la guida autonoma

Connesse, condivise ed elettrificate, le automobili stanno facendo il pieno di sistemi hi-tech senza però trasformarsi in smartphone su ruote o in veicoli totalmente robotizzati

di Mario Cianflone

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Visioni future. Mercedes ha svelato, al Ces di Las Vegas, un futuribile concept battezzato Avtr di auto a guida totalmente autonoma, che ispirato al film Avatar propone interni dal design innovativo e interfacce rivoluzionarie

Connesse, condivise ed elettrificate, le automobili stanno facendo il pieno di sistemi hi-tech senza però trasformarsi in smartphone su ruote o in veicoli totalmente robotizzati


3' di lettura

Plance sempre più affollate di display, connessioni veloci mobili 5G e guida assistita (ma non autonoma) per tutti o quasi. Ecco l’identikit delle auto dei prossimi mesi, ovviamente spinte da propulsori elettrificati: cioè 100% a batteria, ibride, plug-in e anche mild hybrid, la discussa tecnologia che permette di dare una patente super green anche ad auto che di ibrido (soprattutto se funzionanti a 12 volt) hanno poco o niente, del resto questa piccola aberrazione avviene in un momento dove i pulitissimi motori diesel Euro 6 d subiscono ingiuste e ingiustificabili limitazioni alla circolazione.

Ma tralasciamo i problemi delle emissioni e dell’elettrificazione per concentrarci sui cambiamenti in atto nell’auto e nelle tecnologie di guida e di infotainment. Partiamo dalla guida autonoma, il 2020 doveva esser l’anno dell’autonomous driving di livello 4 e 5 secondo la tabella Sae, cioè vetture super automatizzate o addirittura robot. Nulla di tutto questo: Le auto senza volante, ovviamente, non sono arrivate e non arriveranno per molto tempo nonostante i proclami di molte case automobilistiche nei mesi scorsi e le iniziative tutto fumo e niente arrosto di fornitori di servizi di mobilità come Uber. A ridurre le aspettative sull’autonomous driving ci ha pensato a fine dello scorso anno anche Steve Wozniak, il leggendario genio dell’informatica e cofondatore di Apple che recentemente in un convegno ha chiaramente detto che le tecnologie attuali e lo sviluppo limitato dell’intelligenza artificiale non permettono in tempi brevi di realizzare vetture senza guidatore. accontentiamoci dunque di quello che abbiamo ora: il livello 2 che pur perfettibile nei comportamenti permetti di gestire mantenimento di corsia, soprasso automatico e velocità. Una magia digitale che non è più appannaggio di auto appartenenti all’alto di gamma ma inizia a essere presente su vetture popolari. Che la guida autonoma totalmente autonoma non sia più il focus primario delle case lo si è visto anche nell’ultima edizione del Ces svoltasi a Las Vegas ai primi di gennaio. E sotto i riflettori del Consumer Electronic Show, a fare da reginetta, non c’erano auto di Audi, Bmw o di Mercedes, bensì un prototipo addirittura di Sony. Già, una concept car realizzata proprio dall’azienda che con alterne fortune ha plasmato il mondo tecnologico come lo conosciamo oggi. Si chiama S-Vision e non rappresenta lo sbarco della giapponese nel mondo dell’auto ma è uno show room mobile delle capacità di Sony nel car tech.

L’automobile di Sony. Si chiama S-Vision ed è un concept funzionante di auto elettrica realizzato dalla casa giapponese per dimostrare la sua capacità tecnolgica nel campo automotive

La vettura, realmente funzionante e con due motori elettrici, è densa di sensori, fotocamere e display: una sorta di manifesto tecnologico rivolto ai produttori di auto e di componenti nelle cui schiere figura insieme alle varie Bosch, Continental o Faurecia, c’è la super rivale Samsung che tre anni fa ha comprato l’americana Harman con tutto il suo carico di brand audio, tecnologie per l’infotainment e progetti per la guida assistita. Insomma nei mesi scorsi lo storytelling dominante su molti media, soprattutto a stelle e strisce, era che le tech company avrebbero preso il sopravvento sulle case automobilistiche considerate come incubatori. Questo non è avvenuto, anzi tentativi come quello di Dyson, produttore di aspirapolvere che voleva costruire auto elettriche sono miseramente falliti. E oltretutto tutto si è rivelata sbagliata l’equazione auto elettrica uguale smartphone. Al contrario la tecnologia degli smartphone ha invaso le auto ma adesso serve il salto di qualità con interfacce che siano più ergonomiche rispetto al classico touch screen, comandi vocali funzionanti, display ben armonizzati dal punto di vista del design e che non sembrino obsoleti rispetto al device che abbiamo in tasca. Anche queste evoluzioni erano ben esibite al Ces 2020. Da sottolineare che l’auto 2.0, super tecnologica ed iper connessa trova dei limiti nei costi per gli utenti. Troppe case vendono l’hi-tech come optional a caro prezzo, del resto nell’era dell’erosione dei margini a causa dell’elettrificazione forzata i costruttori devono attingere a nuove fonti di fatturato. Tuttavia i clienti non sono disposti a spendere.

Lo rivela una recente ricerca di Deloitte che intitolata Global Automotive Consumer Study evidenzia, intervistando circa 35mila automobilisti di 20 paesi che nessuno è disposto a spendere più di 400 euro per le dotazioni tecnologie più attuali, e in particolare infotainment e connettività. Ma anche sui sistemi (Advance Driver Assistance System) non sono a sborsare più di questa cifra. E in genere dalla ricerca emerge che la maggioranza dei clienti non sarebbe disponibile a investire in sistemi di comunicazione avanzata V2i e v2X. Questo tuttavia non vuol dire che gli acquirenti di auto resistano al cambiamento tecnologico ma solo che le auto di nuova generazione devono avere tecnologie sofisticate offerte di serie e considerate parte integrante della vettura e non costosi optional per pochi. Anche questo è un sintomo dell’automobile che cambia.

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