FORMULA 1

A Budapest Hamilton torna alla vittoria. Vettel sul podio per un soffio

di Alex D'Agosta

Lewis Hamilton taglia il traguardo per vincere il Gran Premio di Ungheria (Reuters)

3' di lettura

Dopo l'illusione tedesca dell'ultimo gran premio, questa Formula 1 ungherese agostana viene “strappata” dalle mani dei giovani e piace un po' meno: meno azione, niente drammi né guasti né botti, grandi strategie “noiose” e modalità “corsa dei cavalli” o quasi nuovamente accesa.

L'esperienza e l'anzianità
Da una vittoria quasi certa a una beffa sul finale. Questa la sintesi della gara dei due “principini”, al secolo Verstappen e Leclerc, che anziché primo e terzo, negli ultimi tre giri passano al secondo e al quarto. Con, nel ruolo di “usurpatori”, i due “senatori” del Circus, quelli con più titoli al collo: Hamilton, primo, Vettel, terzo.

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Eppure si è visto qualcosa di bello
Di tutta una gara super regolare e sicura, la regia per fortuna non ha mancato di mandare in onda lo show delle giro 19 di Kvyat e Albon, dove il russo “cresciuto” in Italia ha dimostrato che il podio di una settimana fa gli ha fatto bene al morale, al piede e, in generale, alla fiducia in se stesso. Dopo essere stato il più giovane a conquistare punti in Formula 1 alla seconda stagione nel 2014, è stato dato in realtà per “scoppiato” già nel 2017 dove è stato costretto a lasciare il volante della Red Bull prima di fine anno e sino a inizio di questo 2019 dove, grazie a una Toro Rosso motorizzata Honda, sta dimostrando una grinta inaspettata. E quando al giro 28 si è visto andare dentro Leclerc per passare da soft a hard, proprio mentre Verstappen segnava l'ennesimo giro veloce, si è pensato a una strategia che lo potesse portare in fondo molto, molto avanti.

Quasi niente fino agli ultimi giri da alta tensione
Dopo una omeostasi di gran premio in quasi tutta la zona punti, riprende la battaglia a quattro giri dal termine fra il poleman olandese e il quattro volte campione del mondo in carica. Tutti i tifosi di automobilismo stavano aspettando un duello del genere, proprio fra questi due, da tanto tempo. Ora l'olandesino non appare più “dietro”, ma si confronta regolarmente con il “top”: aveva già vinto in carriera, quasi sempre a “sorpresa”. Gli mancava farlo dopo una pole e una gara di dominio. E invece niente: dopo averlo visto una gara tutta là davanti, al giro 64 il figlio di Jos segnala via radio che le gomme erano “finite”, così tanto da vedersi anche a occhio nudo tramite i televisori. C'è bastato poco quindi per vedere la reazione del “cannibale”: con un sorpasso pulitissimo al giro 67 Hamilton è riuscito a infilare Verstappen definitivamente, dove averci già provato duramente e seriamente quasi una mezz’oretta prima.

Orgoglio di giornata o strategia per il mondiale?
Visto il vantaggio su Leclerc, in casa Red Bull allora hanno puntato su un piano di rinuncia totale. Niente lotta nel finale, ma rientro extra calcolato ai box per sfruttare l'occasione di portare a casa un punto che da quest'anno premia chi segna la tornata più veloce della domenica. Un punticino in più per l'orgoglio o una vera mossa intelligente in chiave “attacco” al re indiscusso di questi ultimi anni in Mercedes? E quindi lo ha fatto: nuovo giro più veloce della gara e del circuito durante la competizione.

E intanto in Ferrari
Dopo il trambusto in testa e il sorpasso che ha amareggiato molti, perché ha consentito di vedere tornare la Mercedes alla vittoria, hanno voluto regalare un po' di spettacolo anche in casa Ferrari. Vettel, un po' più “duro” grazie anche al DRS, si è ripreso nel finale il podio su Leclerc, che era partito già davanti al tedesco in griglia per la quinta volta consecutiva. Restando in famiglia italo-elvetica, infine, lode anche a Raikkonen, che torna in zona punti com un bel settimo finale. Vero, davanti ci sono Sainz e Gasly. La notizia che la McLaren si sia ripresa senza Honda non è proprio secondaria, ma la gioia di vedere sempre in forma un “vecchio” come Kimi, penalizzato dopo un settimo e un ottavo solo una settimana fa, indubbiamente mette allegria a tutto l'ambiente. Peccato, grave peccato vedere l'altra Alfa Romeo Sauber di Giovinazzi invece molto molto indietro, a due giri. Peggio di lui solo Kubica, ancora una volta doppiato tre volte.

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