Investimenti

A caccia dei rendimenti dell’arte

di Marilena Pirrelli

«La Belle Ferronnière» di Leonardo Da Vinci, prestito del Musée du Louvre promuove nel manifesto la visita al Louvre Abu Dhabi lungo la strada tra Abu Dhabi e Dubai.(© LOUVRE ABU DHABI, PHOTOGRAPHY: JONATHAN GIBBONS)

4' di lettura

Il 2017 ha segnato un ritorno alla crescita mondiale per il valore degli scambi di opere d’arte: dopo due anni consecutivi di contrazione (-10% nel 2015 e -23% nel 2016), il fatturato derivato dalle vendite all’asta a livello globale è aumentato del 20%, equivalente ad una spettacolare inversione di rotta del +40% se si calcola l’assorbimento della contrazione più la crescita aggiuntiva. Inoltre a guardare gli ultimi dati di Artprice, questa performance è tanto più significativa in quanto generata da una ripresa congiunta sia del mercato occidentale che di quello cinese. Il mercato sembra aver riguadagnato tutta la sua fiducia e stabilità e non solo nella fascia alta, ma attraverso tutti i segmenti di prezzo. E fanno bene sperare il buon andamento delle aste d’arte moderna e contemporanea tenute questa settimana a Londra e la qualità elevata di opere offerte al Tefaf a Maastricht appena inaugurato (9-18 marzo). Parte della liquidità dei mercati confluisce sull’arte.

Sotheby’s rispecchia il trend

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Specchio del buon andamento del mercato i risultati di Sotheby’s che ha chiuso un ottimo quarto trimestre con un utile per azione di 1,47 dollari, ben al di sopra della stima di consenso di 1,34 dollari per azione, e ricavi aumentati del 2% a 315,6 milioni. Il trimestre ha portato così a concludere il 2017 con ricavi a 989 milioni di dollari (+22,8% sul 2016) grazie all’aumento di aste e lotti venduti. La fascia centrale del mercato, tra 100mila e 1 milione di dollari, pari al 9% dei lotti e al 27% delle vendite, è cresciuta del 4% in lotti e del 9% in valore diventando la categoria più redditizia.

LE CINQUE OPERE MIGLIORI E LE CINQUE PEGGIORI DEL 2017 E I RENDIMENTI DI LUNGO PERIODO Analizzate le opere che sono passate più volte in asta
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La redditività dell’arte

Ma quando un’opera diventa redditizia? Quali caratteristiche deve avere? Naturalmente collezionare arte richiede una conoscenza generale del mercato e della natura dell’offerta e della domanda. In primo luogo, bisogna sapere dove, quando e a quanto comprare ovviamente, e poi oggi è decisivo tenere traccia delle variazioni di prezzo, se non altro per scopi assicurativi. Piaccia o no, collezionare arte è sempre una forma d’investimento che, sapendo muoversi con attenzione, può diventare molto redditizio. Già osservando le aste appena concluse nella City alcune opere – come per esempio l’autoritratto di Warhol (in foto) cresciuto del 14,3% in quattro anni –, sono tornate sul mercato con incrementi di prezzo.

Una verifica facile

Osservando nel tempo le aste ripetute, registrate da Artprice, è possibile verificare gli andamenti di alcune opere di maestri del Novecento. In 17 anni a partire dal 2000, l’indice dei prezzi per l’Art Market globale nel suo complesso, calcolato da Artprice sulla base dei risultati delle aste, è cresciuto del 36%. In confronto, l’S&P 500 ha guadagnato quasi l’82% nello stesso periodo, l’Ftse 100 è cresciuto del 10,9% e il Cac 40 è sceso del 10,8%. Il mercato dell’arte, nel suo insieme – comprendendo tutti i periodi e le fasce di prezzo – si è difeso come forma competitiva d’investimento e, in molti casi, rappresentando un’alternativa alle attività finanziarie tradizionali. Ovviamente, i distinguo vanno fatti perché la volatilità dei prezzi degli artisti può essere alta e la specificità del mercato dell’arte fa una grande differenza: la sua illiquidità, la mancanza di regolamentazione internazionale e la presenza di forti regole nazionali, le spese di due diligence e di transazione, i costi assicurativi, i costi di restauro e molti altri costi spesso poco visibili riducono anche fino al 30-40% il rendimento lordo che risulta dagli scambi in asta.

Gli istituzionali

Se fino a ieri quando parlavamo di investitori istituzionali pensavamo alle banche anche nel mercato dell’arte, ora in campo sono scese le corporate e i musei che rendono più stabile questo settore: la crescita del numero di nuovi musei pubblici e privati aperti negli ultimi anni ha alimentato la domanda. «Per la prima volta nella storia – dichiarano da Artprice - la fascia più alta del mercato è guidata non dai capricci dei miliardari, ma da strategie di acquisizione volte a generare liquidità futura dai flussi dei visitatori dei musei. Oggi il mercato dell’arte è in parte guidato da una logica di bilancio che giustifica acquisizioni pari a centinaia di milioni di dollari. E considerando l’evoluzione sociologica dell’industria museale, crediamo che il mercato dell’arte raggiungerà presto la soglia del miliardo di dollari per una singola opera». Il caso del «Salvator Mundi» di Leonardo acquistato per il Louvre di Abu Dhabi, così come molte opere di autori come Modigliani, Van Gogh e Monet volate dalle aste inglesi e americane verso i musei asiatici e mediorientali, dimostrano la vivacità del comparto museale (meno dinamico in Occidente) che ha compreso che i capolavori possono garantire un’influenza culturale globale e un tasso di crescita esponenziale dei visitatori e attrarre un nuovo turismo. Addirittura per celebrare il “Mese dell’Innovazione” degli Emirati Arabi Uniti, il Louvre Abu Dhabi ha promosso la sua Radio-Guided Highway Art Gallery mettendo in mostra 10 opere provenienti dalla sua collezione su cartelloni pubblicitari lungo la E/11 Sheikh Zayed road da Dubai ad Abu Dhabi accompagnati da 3 stazioni Radio (1 FM, Classic FM ed Emarat FM) che raccontano in 30 secondi ogni opera man mano che i viaggiatori si avvicinano.

Rendimenti possibili

Il fascino dell’arte come investimento deriva dagli aumenti esponenziali di valore e visibilità che influenzano alcune opere. Il 2017 ha visto molti esempi di eccezionali plusvalenze: in tabella vi sono le migliori e peggiori performance e i rendimenti ottenuti anche nel lungo periodo. L’abilità con cui queste compravendite sono condotte suggerisce che alcuni collezionisti potrebbero essere mossi dal guadagno approfittando di asimmetrie del mercato. L’«Oiseau bleu» di François-Xavier Lalanne (1975) e «Palmiers aux bédouins» di Jean Dubuffet (1948) sono stati acquisiti a inizio anno da Sotheby’s a Londra e Parigi e poi rivenduti il 13 novembre a Dubai ... un esempio lampante di alcune delle strategie oggi utilizzate nel mercato. Naturalmente, tempi di permanenza più brevi – per gli artisti soggetti alla moda e alla speculazione – non garantiscono facili successi. Esiste però un segmento di mercato più stabile di altri nel tempo – quello degli artisti fondamentali nella storia dell’arte anche recente – da tenere sotto occhio in un momento di tassi d’interesse prossimi allo zero negli Usa (Fed) e negativi in Europa (Bce).

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