FONDI COMUNI & AZIONI

A caccia di rendimenti con prodotti e nuovi trend

di Lucilla Incorvati


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3' di lettura

Dalla preservazione del bene acqua e dell’ambiente alla robotica, dall’invecchiamento della popolazione all’economia circolare. Dalla nutrizione all’agricoltura. E ancora dai consumi e stili di vita dei Millenial ai Big data e alla sicurezza.

Da tempo i gestori sono a caccia di “megatrend” di lungo periodo, che condizionano il futuro del mondo e soprattutto fanno di alcune società le pioniere di nuove industrie o di nuovi cicli industriali sui quali fare utili.

«Di fronte a mercati caratterizzati da una sempre maggiore incertezza e spesso da un’incalzante volatilità, da molti anni ormai crediamo nell’importanza di concentrarsi sulle forze strutturali che modellano il mondo attuale. Con il lancio nel 2000 del primo fondo che investe nell’acqua (Pictet Water), tra i più grandi nel suo settore – spiega Manuel Noia, country manager Italia di Pictet A. M.– siamo stati pionieri nell’identificare e investire in quei megatrend che hanno la maggiore probabilità di trasformare il mondo di domani e che rappresentano opportunità interessanti per gli investitori di oggi».

Pictet ha una gamma di una decina di soluzioni tematiche (Biotech, Clean Energy, Digital, Global Environmental Opportunities, Global Megatrend Selection, Health, Nutrition, Timber, Water, Security, Premium Brands, Robotics).

Anche Credit Suisse ha un nutrito gruppo di fondi tematici mentre focalizzarsi sui nuovi megatrend è proprio la filosofia di Decalia, giovane società di asset management svizzera che, dopo aver lanciato un fondo sull’invecchiamento della popolazione e uno dedicato ai Millenial, ha appena avviato il collocamento in Italia di uno sull’economia circolare. Vale a dire, quel modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e dove le materie vengono costantemente riutilizzate. «È un tema importante che investe l’Europa e l’Italia e che vede coinvolta la stessa Confindustria con il tema di industria 4.0 – sottolinea Jurgen Mahler, a capo dello sviluppo del business di Decalia A.M. –. Abbiamo individuato otto settori proprietari tematici che ci permettono di costruire un portafoglio molto interessante e diversificato e dentro ci sono già 15 imprese italiane tra cui quelle che operano nel settore dei materiali verdi e intelligenti come Bio-on, Acquafil, Saes Getters. Tra gli altri settori ci sono la diagnostica e l’alimentazione».

Il fondo Edmond de Rothschild Big Data, lanciato nel 2015, invece, seleziona le aziende i cui business sono direttamente collegati al tema appunti dei big data, così come quelle in grado trasformare il loro modello di business attraverso l’utilizzo dell’insieme dei dati digitali. Le aziende che riescono a catturare questo trend di lungo periodo avranno la capacità di creare nuovi prodotti e servizi, battere la concorrenza e rappresentano una potenziale enorme nella creazione del valore. «La strategia è gestita attraverso l’utilizzo di una prospettiva trasversale – ricordano dalla Sgr Edmond de Rothschild – ideata per costruire un portafoglio diversificato, concentrato su tre diverse tipologie di titoli: data users, infrastrutture e analytics». E ancora il CPR Invest Silver Age, un fondo azionario che investe in titoli europei legati al trend dell’invecchiamento della popolazione, un fenomeno inarrestabile che coinvolge sia i Paesi avanzati sia quelli in via di sviluppo e in decisiva accelerazione. Per tradurre questo tema in una soluzione di investimento, il team di gestione ha identificato otto settori influenzati dal trend dell’ ageing population e un universo di investimento di oltre 200 azioni: «Data la caratteristica multisettoriale di questo investimento tematico – spiegano dalla società –, il peso consigliato all’interno di un portafoglio azionario può arrivare anche al 20% mentre, nel portafoglio bilanciato, il peso da attribuire a questo comparto potrebbe raggiungere il 10%».

Perché questi prodotti abbiano successo è fondamentale guardare avanti. «È fondamentale saper selezionare – aggiunge Noia di Pictet – società rivolte al futuro e alle quali dare fiducia. Ecco perché nei nostri team usiamo non solo analisti finanziari ma anche comitati scientifici con studiosi in grado di avere una certa sensibilità ai temi. Mentre il successo commerciale passa dal fare breccia in quegli investitori che, pur avendo un profilo di rischio non necessariamente molto alto, apprezzano l’idea e la ritengono utile per diversificare il portafoglio, diversamente da chi nell’azionario predilige un approccio geografico».

«L’orizzonte di investimento poi – aggiunge Mahler – deve essere di almeno 3/5 anni perché possa avere un impatto positivo sul portafoglio». In termini di costi questi prodotti sono più cari rispetto agli azionari tradizionali perché hanno un più elevato contenuto di ricerca sia scientifica sia economica. Ma i rendimenti non sembrano deludere. «A cinque anni molti battono il benchmark – conclude Noia – e a 7 anni in qualche caso lo superano ».

@lucillaincorvat

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