l centro Whirlpool

A Cassinetta ingegneri e assaggiatori progettano insieme il forno perfetto

Viaggio nella cittadella dell’elettrodomestico dove un team di 250 persone sviluppa pezzi per tutto il mondo. Da giugno in poi gli stabilimenti del Varesotto hanno registrato picchi di domanda importanti arrivando a raddoppiare la produzione

di Giovanna Mancini

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 Il polo industriale Whirlpool di Cassinetta di Biandronno (Varese) dove lavorano circa 2.500 persone

4' di lettura

Appena entriamo nel laboratorio Cooking Performance, ci avvolgono il calore e i profumi tipici di una cucina. Attorno a noi, alcuni giovani in camice bianco sono indaffarati ai fornelli o intenti a controllare forni, micoroonde e piani cottura. Eppure non siamo in un ristorante e i ragazzi attorno a noi non sono cuochi, ma tecnologi alimentari. Fanno parte del team di 250 esperti circa che lavorano nel Centro Ricerca e Sviluppo di Cassinetta di Biandronno, in provincia di Varese, dove il colosso americano degli elettrodomestici Whirlpool ha il suo più grande presidio industriale italiano, nonché il primo rilevato nel nostro Paese, nel 1989, dove prima sorgeva la Ignis fondata da Giovanni Borghi.

La città dell’elettrodomestico
Il sito di Cassinetta è una piccola città dell’elettrodomestico, ci spiega Manuel Rossi, direttore del sito lombardo e responsabile degli stabilimenti italiani di Whirlpool: 1, 2 milioni di metri quadrati, in cui lavorano circa 2.500 persone. Oltre alle tre fabbriche (che occupano 250mila mq e producono frigoriferi, forni e microonde), ospita i laboratori e alcuni fornitori dell’azienda. Rossi ricorda il ruolo centrale di Cassinetta e della Lombardia nella galassia industriale di Whirlpool, che a livello globale nel 2020 ha generato 19,4 miliardi di dollari, con 78mila dipendenti in 57 siti produttivi. Il quartier generale dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) ha sede a Pero, alle porte di Milano, dal 2017 (prima era a Comerio), mentre il centro R&S di Cassinetta è uno dei principali del gruppo a livello globale.

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Il Centro Ricerca e Sviluppo
È qui che vengono sviluppati elettrodomestici e funzioni che poi vengono realizzati non solo qui, ma anche negli altri stabilimenti del gruppo in Italia, in Europa o nel resto del mondo, spiega Massimo Leonardi, responsabile delle piattaforme di sviluppo dei prodotti per la cucina. «Il gruppo è organizzato, a livello globale, in modo da valorizzare le specifiche competenze dei centri ricerca – precisa Leonardi –. Cassinetta è il cuore globale di Whirlpool per il Cooking, ma qui facciamo ricerca anche per gli apparecchi di refrigerazione, abbiamo i laboratori di sviluppo tecnologico, quello dell’Internet of Things e quello per il design di prodotto. Lavoriamo in sinergia con i laboratori di Benton Harbor, la sede centrale negli Stati Uniti, e gli altri dislocati in Cina e India».

Cassinetta, che produce ogni anno circa 1,7 milioni di prodotti a incasso, è un po’ la punta di diamante di Whirlpool in Italia, dove la multinazionale genera attività per circa 1 miliardo di euro di valore, con 4 milioni di pezzi prodotti ogni anno, dà lavoro a oltre 5mila persone e conta 2mila fornitori. Dopo la chiusura dello stabilimento di Napoli, che produceva lavatrici free standing e dove lavoravano 350 dipendenti, ora restano quattro siti produttivi: oltre a Varese, le fabbriche marchigiane di Melano (piani cottura) e Fabriano (uffici, call center e ricerca sul lavaggio) e quella di Siena, specializzata in congelatori.

L’anno del Covid
In linea con l’andamento dell’industria degli elettrodomestici in Italia, che lo scorso anno ha registrato una crescita significativa di vendite e ricavi, anche Whirlpool è cresciuta, guadagnando oltretutto quote di mercato. Cassinetta in particolare, da giugno in poi, ha registrato picchi produttivi che hanno portato all’assunzione di circa 600 persone (di cui una parte dovrebbe essere integrata stabilmente, in caso di stabilizzazione anche della domanda). «Il trend positivo sta continuando – dice Rossi – e dovrebbe confermarsi almeno per tutta la prima parte dell’anno». Non è stato facile, all’inizio, stare dietro ai ritmi della domanda: ci sono state anche, e ci sono tuttora, difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime, in particolare dell’acciaio. «Ma siamo riusciti in pochi mesi a riorganizzare le linee arrivando anche a raddoppiare la produzione in alcuni momenti», dice Rossi. Merito anche del modello industriale del World Class Manufacturing adottato nei tre impianti di Cassinetta, che consente di ottimizzare la produzione riducendo al massimo gli scarti, gli incidenti e le inefficienze.

Eppure, mentre a Cassinetta si assume, a Napoli si chiude: «A Napoli c’era un problema legato al prodotto – dice Rossi –. Qui in Lombardia produciamo modelli a incasso che soffrono meno la concorrenza internazionale sul prezzo, perché il business si fa soprattutto sulla qualità, sul servizio e sulla relazione con i clienti. È un settore più protetto, dove si riescono a ottenere margini migliori rispetto a quello delle lavatrici free standing».

Progetti e tecnologie avanzati
Il polo industriale lombardo può inoltre contare sull’eccellenza dei suoi laboratori, dove ingegneri, scienziati e tecnici lavorano ogni giorno per sviluppare e migliorare i prodotti. «Il centro lavora sui progetti avanzati, che coinvolgono le tecnologie più innovative», spiega Giulio Ghiglieri, tecnologo alimentare operativo nel laboratorio Cooking Performance, dove 15 esperti progettano tutte le componenti che hanno un impatto sulle prestazioni di cottura degli alimenti. «Il nostro obiettivo è tradurre le aspettative del consumatore in dati oggettivi e numerici che possono essere usati nella fase di sviluppo di un elettrodomestico». Il centro è pieno di macchinari sofisticati per misurare qualunque cosa: la temperatura o l’umidità all’interno di un forno, l’omogeneità e la stabilità della cottura, fino alla texture dei cibi. Obiettivo: «allontanarci dalla soggettività dell’operatore ed entrare sempre di più nel campo dell’analisi scientifica – precisa Giulio –. Per esigenze specifiche, però, abbiamo anche un laboratorio di analisi sensoriale con degli assaggiatori e diverse tecniche di assaggio». Perché, alla fine, nessuna macchina può dirci, meglio dell’uomo, se un cibo è buono oppure no.

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