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Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero

Per i soggetti già infettati ci sarà una singola somministrazione in quanto l'infezione svolge di fatto un ruolo di “priming”

Rescigno (Humanitas): Leggere i dati Covid per non inseguire il virus

2' di lettura

«È possibile considerare la somministrazione di un'unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «regressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica). È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute “Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2”, firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza.

La somministrazione di un'unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è possibile, «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».

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La Circolare

asi (ex Ema): strategia assolutamente logica

Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema, si dichiara «assolutamente d'accordo con quanto prospettato. «Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l'infezione», spiega Rasi. E «sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un'indicazione corretta anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione».

Bassetti: sì a dose unica ma servono indicazioni chiare

«Una sola dose di vaccino per chi ha avuto il Covid è una buona cosa e ci permette di risparmiare anche le fiale di vaccino. In Italia abbiamo avuto due milioni e mezzo di persone colpite con certezza ma sicuramente saranno almeno il doppio, quindi potremmo risparmiare diversi milioni. È importante però che ci sia un'indicazione precisa in modo tale che tutti si comportino allo stesso modo». Lo sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria, commentando l'ipotesi avanzata ieri dal presidente del Css.

Per quanto riguarda invece la possibilità di posticipare la seconda dose per aumentare subito la platea degli immunizzati con la prima, «non è che noi stiamo proponendo di non fare il richiamo, ma di spingerlo un po' più in là. Ad esempio - avverte Bassetti - per il vaccino AstraZeneca si può pensare di fare la seconda dose dopo 3, anche 4 mesi; per Pfizer e Moderna anziché farla tra la terza o quarta settimana, si può portarla a 6-8 settimane e si guadagna del tempo. Ci sono dei dati che avvallano questo e in emergenza - conclude - si possono prendere delle iniziative per il bene pubblico: se due dosi non ci sono meglio avere un fascia di popolazione vaccinata ampia che una piccola con due dosi».

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