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A chip, batterie e idrogeno 1 miliardo dal Dl Agosto

Il governo accelera sui grandi progetti europei d’interesse comune. Finanziato il Fondo Ipcei nato per la microelettronica ed esteso dalla manovra 2020

di Carmine Fotina

Arrivano a 100 miliardi le risorse stanziate col dl Agosto

3' di lettura

Microelettronica e batterie. E nella fase successiva tecnologie a idrogeno, auto a guida autonoma, internet delle cose, cybersecurity. L’Italia con un po’ di ritardo prova a finanziare la partecipazione ai grandi progetti europei di interesse comune (Ipcei, important projects of common european interest), una buona opportunità per promuovere delle filiere made in Italy nelle tecnologie più innovative aggregando attorno a un caposquadra più imprese. Dopo qualche tentativo a vuoto, il ministero dello Sviluppo economico è riuscito a ottenere 950 milioni all’interno del decreto agosto. Probabilmente non bastano, ma sbloccano una parte del lavoro avviato.

Andiamo con ordine. Nel 2014 una Comunicazione della Commissione europea creava per questo tipo di progetti una corsia speciale, con la possibilità degli Stati partecipanti di vedere autorizzati consistenti aiuti di Stato in supporto a investimenti privati. È servito più di qualche anno perché Francia, Germania, Italia e Regno Unito notificassero, nel 2018, il primo progetto congiunto, nel campo della microelettronica. Per l’Italia in particolare l’aiuto autorizzato era di 800 milioni. Con la legge di bilancio 2019 il governo ha però stanziato solo una parte, 410 milioni poi impegnati completamente per iniziative in cinque campi affidate a STMicroelectronics e Fondazione Bruno Kessler: chip efficienti sul piano energetico, semiconduttori di potenza, sensori intelligenti, attrezzatura ottica avanzata, materiali compositi.

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La Commissione europea ha poi approvato, nel dicembre 2019 il primo Ipcei sulle tecnologie collegate allo sviluppo di batterie innovative che comporta per l’Italia un aiuto di Stato pari a 572 milioni. Entro il 2020 inoltre dovrebbe essere approvato un secondo Ipcei batterie che per l’Italia vale ulteriori 600 milioni. In entrambi i casi Bruxelles mira a un salto tecnologico per conquistare una posizione da leader nella produzione di veicoli a trazione elettrica e nello stoccaggio di energia da fonti rinnovabili.

Queste significative accelerazioni sul fronte europeo hanno spinto il governo, con la legge di bilancio 2020, ad estendere ai futuri Ipcei l’ambito di operatività del Fondo nato inizialmente solo per la microelettronica. Ma in quella sede il Mise otteneva solo 100 milioni a fronte di una richiesta iniziale di 1,2 miliardi per il periodo 2020-2027. Arriviamo così al decreto agosto e ai 950 milioni stanziati che, a conti fatti, potrebbero bastare per completare la dote sulla microelettronica e finanziare in parte il progetto Batterie 1 mentre bisognerà poi trovare nuove risorse per il Batterie 2 e per i futuri progetti che riguarderanno le altre catene strategiche del valore individuate da Bruxelles, cioè tecnologie e sistemi a idrogeno, auto “verde” e autonoma, salute intelligente, industria a bassa emissione di carbonio, internet delle cose nell'industria, sicurezza informatica.

L’Italia, con un invito a manifestare interesse presentando progetti di investimenti privati, ha già raccolto numerose adesioni potenziali. Per Batterie 1 ad esempio il Mise aveva citato tra gli altri Fca, Enel, Terna, Seri group. Per Batterie 2 ci sarebbero già una dozzina di imprese interessate. Il problema, spiega uno dei tecnici che lavora al dossier, è che come già accaduto in altri Paesi europei non si può escludere che chi si candida sull’onda dell’entusiasmo si ritiri impantanandosi in procedure che sono troppo onerose sia in termini economici sia in termini di lavori preparatori. Un discorso che vale soprattutto per le piccole e medie imprese, che dovrebbero agganciarsi al treno della filiera tecnologica ma rischiano di non avere né struttura né mezzi per affrontare programmi particolarmente complessi anche nella fase gestionale e organizzativa.

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