Cicloturismo

A ciascuno la sua pista, a misura di desideri e quoziente atletico

Per gli intrepidi, il downhill. Per chi ama la città, la ciclovia dell'Adige. Per chi ama le sfide, i 42 km che collegano la Val di Fassa con la Val di Fiemme...

di Alessandro Di Stefano

5' di lettura

Il vento bike friendly che soffia dall'Europa, quello che parte dalle splendide piste di Copenhagen, devia in Olanda per curvare in Germania, è arrivato anche in Italia. Tra i primi ad accorgersene sono stati gli amministratori del Trentino, dove una delle operazioni che ha consentito lo sviluppo del cicloturismo è stata la messa in sicurezza del territorio, avviata negli anni Ottanta. La tragedia dell'inondazione della Val di Stava, nel 1985 con oltre 260 morti, ha spinto la politica a rimboccarsi le maniche per prendersi cura della montagna, ricucendo tra loro i territori per unirli attraverso un nuovo paradigma. È allora che sono sbocciate le prime ciclabili di valle, lungo gli argini di fiumi e torrenti. Nell'anno che dovrà segnare il rilancio del turismo dopo il lockdown, il Trentino ha una base di partenza di quasi 450 chilometri di ciclabili, con 11 itinerari regionali incastonati nelle cornici più belle, forse inarrivabili per chi viaggia soltanto in auto.

LA PIÙ SCENOGRAFICA

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42 km da Fontanazzo a Molina di Fiemme

Partendo da nord, una delle tratte più scenografiche e agevoli per qualsiasi tipo di pedalata, che sia muscolare o spinta dalla pedalata assistita, è quella che unisce la Val di Fassa alla Val di Fiemme. Da Fontanazzo a Molina di Fiemme, il percorso ciclabile gode di un piacevole dislivello che, in alcuni punti, consente addirittura di lasciarsi andare alla pendenza per godersi il paesaggio. Distante e protetta dalla strada, la CV TN 05 (in Trentino le piste sono identificabili grazie a codici univoci) è lunga 42 chilometri ed è percorribile in entrambe le direzioni, scimmiottando l'epico percorso della Marcialonga. Grazie a numerosi servizi presenti nei vari comuni toccati, tra cui anche bici-grill e navette per i rientri, è un itinerario consigliato soprattutto alle famiglie, che possono godersi soste e momenti di relax nel silenzio dei boschi di larici e abeti, patrimonio naturale duramente colpito dalla tempesta Vaia nel 2018. In pochissimi mesi, grazie a un investimento pubblico, sono stati rimessi in funzione i diversi chilometri di pista, distrutti dall'uragano, così da accogliere nuovamente i cicloturisti.

LA PIÙ PREMIATA

80 km da Pergine a Bassano del Grappa

Il viaggio nel Trentino ciclabile continua e scende in Valsugana, dove l'omonima ciclovia (CV TN 11) è l'ideale per un cicloturismo un po' più impegnato, ma senza sforzi eccessivi. In questo caso mountain bike o biciclette a pedalata assistita valgono come fedeli compagne di viaggio lungo una ciclabile di 80 chilometri, già premiata come una delle piste più belle d'Italia. Partendo da Pergine, alle porte di Trento, il percorso sfoga subito sulle rive del lago di Caldonazzo, dove l'offerta turistica spazia dalla canoa al windsurf. Senza però distrarsi troppo, la ciclabile prosegue per toccare la cima Coppi a Caldonazzo (a 530 metri s.l.m.). Come spesso accade nelle piste più suggestive, il ciclista può pedalare a ritmo di corrente, seguendo per un lungo tratto il corso del fiume Brenta fino a Bassano del Grappa, in Veneto. Da queste parti si respira anche la storia, tra i numerosi castelli presenti tra Pergine e Ivano Fracena, in una direttrice calpestata un tempo anche dai romani che scendevano dalla montagna fino alla pianura.

LA PIÙ URBANA

68 km a Trento

L'esempio del Trentino ciclabile non si trova, però, soltanto nel paesaggio montuoso e rurale, addomesticato con piste e servizi bike friendly. Anche Trento, con la sua offerta culturale, merita di essere scoperta in sella, sfruttando tutti i servizi comunali messi a disposizione anche per i viaggiatori. «L'intera rete ciclabile cittadina ammonta a circa 68 chilometri: chi vuole raggiungere Trento può farlo sia da nord, sia da sud percorrendo la Ciclovia dell'Adige», spiega Laura Cattani, capoufficio presso l'Ufficio Mobilità del Comune. Tra i punti di interesse raggiungibili in bicicletta citiamo, ad esempio, il quartiere Le Albere, progettato dall'architetto Renzo Piano, dove è presente il Museo delle Scienze, e Sardagna, un sobborgo di Trento, raggiungibile grazie a una funivia dotata di trasporto bici, che offre un punto panoramico sulla città e fa da porta d'accesso verso la valle dei Laghi. Se la permanenza a Trento si prolunga per un weekend, il bike sharing offre abbonamenti lunghi e sull'app La mia Trento è disponibile una guida con i percorsi dedicati.

LA PIÙ ADRENALINICA

Downhill al Bikepark

Non sarebbe, però, Trentino se non ci fossero paradisi a due ruote dedicati anche agli appassionati dell'adrenalina. Il primo Bikepark, catalogato dalla Provincia autonoma di Trento, è stato quello di Lavarone, a nord est di Rovereto (raggiungibile in poco più di mezz'ora d'auto). Aperta nel 2012, la struttura vanta oggi quattro tracciati per downhill ed enduro. «Come con uno skipass, il cicloturista può sfruttare gli impianti per risalire e affrontare i percorsi: c'è chi viene già attrezzato, ma offriamo anche noleggi bici e una scuola con istruttori per fare pratica», dice Alessio Amorth, responsabile del Bikepark. Alla portata dei più, famiglie comprese, il downhill è comunque classificato come uno sport estremo che non va preso alla leggera. Il divertimento di una discesa ripida, tra strettoie con pareti di alberi e su un tappeto di radici, deve accompagnarsi alla prudenza per evitare infortuni. Per esercitarsi, sempre a Lavarone, è presente anche un Pump Track, costruito su mille metri quadrati, dove l'obiettivo non è pedalare, ma avanzare aiutandosi con la pressione di gambe e braccia per sfruttare le discese.

Le biciclette giuste per ciascuno dei percorsi? Eccole

La prima ciclabile è tra le più comode del Trentino. Percorrendola da nord a sud è una facile discesa in mezzo a due valli. Se avete bisogno di un mezzo comodo sia per il cicloturismo, sia per la città, allora la Riverside 500 di Decathlon può essere un ottimo compromesso per quanto riguarda prestazioni e prezzo. Elettrica, ha un'autonomia di quasi 100 km (290 €, www.decathlon.it).

Affrontare una ciclovia da oltre 50 km con una city bike non è proprio il massimo. Per la CV TN 11 in Valsugana una mountain bike come la Olmo Bignone 29” offre la giusta comodità e affidabilità. Dotata di un telaio in carbonio monoscocca HMX, questa due ruote garantisce resistenza e leggerezza per chi ama anche la pedalata sportiva (2.093 € su www.bikegarageshop.it; www.olmo-bike.it).

A Trento, senza eccessivi dislivelli, concedetevi la comodità di una pedalata assistita per spostarvi in lungo e in largo. La Atala B-Tour è un modello che può raggiungere fino ai 25 km/h (il massimo consentito dalla legge). A seconda dell'utilizzo – le modalità di guida variano dall'eco a quella più sportiva – l'autonomia può arrivare a quasi 150 km (3.359 €, www.atala.it).

Il downhill è uno sport estremo e i mezzi da usare non sono a buon mercato. Chi volesse però intraprendere questo percorso e comprarsi una bicicletta adeguata a itinerari di pura adrenalina, può prendere in considerazione la Shore Park di Norco, studiata proprio per questa disciplina. In alternativa ogni bikepark ha i suoi punti noleggio dove sperimentare queste biciclette (4.999 €, www.norco.com).

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