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A Copenaghen tonfo Vestas Wind, trimestre in rosso e taglio outlook causa guerra

Il titolo del gruppo delle turbine eoliche è in forte calo dopo avere annunciato perdite trimestrali superiori alle attese e una riduzione dell’outlook per l’esercizio per la guerra in Ucraina

di Giuliana Licini

Credit: Vestas

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Vestas Wind Systems inizia la settimana all’insegna delle vendite alla Borsa di Copenaghen, dopo avere annunciato perdite trimestrali superiori alle attese e una riduzione dell’outlook per l’esercizio per la guerra in Ucraina. Il titolo dell’azienda danese, numero uno mondiale nella progettazione, produzione e commercializzazione di turbine eoliche, è arrivata a perdere anche quasi otto punti. Nell’insieme la domanda per il settore eolico resta forte nella corsa contro il cambiamento climatico e la fuga dalla dipendenza dai combustibili fossili russi, ma la fiammata dei costi delle materie prime e della logistica hanno aumentato le difficoltà per i produttori del settore, che erano già sotto pressione a livello di approvvigionamenti.

«Il contesto commerciale si è significativamente deteriorato nel corso del primo trimestre 2022 a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e delle ricadute sul commercio mondiale e l’inflazione dei costi. Al tempo stesso i lockdown in Cina continueranno ad avere un impatto sul settore eolic o per tutto il 2022, associati a un’inflazione dei costi delle materie prime, dei componenti delle turbine e dei prezzi dell’energia», ha spiegato Vestas. Nel trimestre il gruppo ha realizzato un fatturato di 2,5 miliardi di euro, in progresso del 27% «nonostante i problemi nelle catena dei fornitori», che hanno però pesato sull’Ebitda mandandolo in rosso per 20 milioni (da un risultato positivo per 128 milioni un anno fa) e sull’Ebit, dove la perdita si è ampliata a 894 milioni da 78 milioni. La perdita netta è schizzata a 765 milioni da 64 milioni. Il margine Ebitda è peggiorato a -23,5% dal 6,5% e il margine Ebit è passato a -36% da -3,9%. Vestas, che il mese scorso ha annunciato di volersi sbarazzare dalle attività russe, ha indicato in 401 milioni di euro i costi della guerra a carico del primo trimestre e in 186 milioni i costi straordinari legati alla presenza produttiva in Cina e India, mentre le svalutazioni delle attività offshore hanno pesato per 176 milioni.

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Nel trimestre, per altro, le commesse hanno totalizzato 2,9 MW e il valore del portafoglio ordini al 31 marzo ammontava a 18,9 miliardi di euro. Considerando anche gli accordi sui servizi pari a 39 miliardi, il valore complessivo del backlog ammonta a 48,9 miliardi, in crescita di 4,2 miliardi sul primo trimestre del 2021. In questo contesto Vesta, in considerazione anche dei ricavi e degli utili che andranno persi in Ucraina e Russia, Vestas ha “aggiornato le prospettive per il 2022: i ricavi sono ora attesi a 14,5-16 miliardi di euro contro i 15-16,5 miliardi indicati in precedenza. Il margine Ebit ante-voci straordinarie è previsto tra -5% e zero%, contro la precedente forchetta di 0-4%. Vestas è stata fondata come fabbrica di elettrodomestici nel 1945 da Peder Hansen. Nel 2021 ha realizzato un fatturato di 15,6 miliardi di euro, con un utile netto di 144 milioni.

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