Risparmio

A dicembre il patrimonio dei Pir potrebbe superare i 23 miliardi

di Lucilla Incorvati

3' di lettura


Il patrimonio complessivo dei Pir a fine anno masse totali potrebbe superare 22 miliardi di euro (22.3 miliardi per l’esattezza) contro i 15.7 miliardi del 2017. La stima arriva da Equita che ha pubblicato il quarto PIR Monitor. La raccolta netta è solida (3.34 miliardi ) nel 1° semestre 2018 nonostante l`aumento della volatilità sui mercati. Secondo i dati ufficiali di Assogestioni nel primo semestre 2018 i fondi Pir hanno registrato una raccolta netta pari a 3.34bn, con le masse totali che hanno raggiunto i 18.6 miuliardi. Nel 2018 la raccolta netta ha subito un rallentamento rispetto al trend del primo trimestre 2017 (1.35 miliardi rispetto a. 1.99bn ), mantenendosi tuttavia su livelli solidi.
«Alla luce della decelerazione del trend nel 2° trimestre e dell`andamento volatile dei mercati nel terzo trimestre, abbiamo ridotto i flussi netti dei PIR nel 2018 del 7% da 7 miliardi a 6.5 miliardi e stimiamo che l’anno si chiuda con un bilancio in termini di masse pari a 22.3 miliardi» - sottolinea Luigi de Bellis, a co -head dell’ufficio studi di Equita.

I protagonisti della raccolta. In termini di masse il leader rimane Banca Mediolanum col 21% di market share, davanti al gruppo Intesa Sanpaolo (19%). I maggiori flussi da inizio anno, considerando la raccolta ufficiale a giugno 2018, sono stati catturati da Intesa 942milioni (28% del totale), Amundi 898 milioni (27%), Mediolanum 521milioni (16%), Anima 435mn (13%) e Arca 250mn (7%).
In termini di singole categorie, i prodotti bilanciati hanno visto un incremento dell`incidenza sul totale (44% da 42% del primo trimestre 2018) a scapito dell`azionario (30% da 31%).

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Multipli e valori delle Pmi. Le mid-small caps italiane trattano oggi a premio del 39% rispetto al mercato domestico (PE 19 di 15.6x vs 11.6x), superiore rispetto alla media storica a 5Y del 23%. In occasione del PIR Monitor di luglio-aprile 2018 il premio era del 32% e 26% rispettivamente. Rispetto agli indici europei, il premio delle mid-small cap italiane è del 3% (PE 19 15.6x vs 15.2x). «A nostro avviso il leggero allargamento del premio dei titoli mid-cap rispetto al mercato domestico nel suo complesso registrato negli ultimi mesi - aggiunge De Bellis - è dovuto alla preferenza degli investitori per i titoli `quality` (che hanno beneficiato di un ottimo momentum sugli utili e maggior visibilità sulla crescita di medio-termine) e da un alleggerimento verso settori più impattati dall`andamento dello spread (banche/utilities)».

Pir strumenti eccellenti ed efficaci . I nuovi fondi secondo Equita sono da giudicare positivamente perché hanno fatto appieno il loro lavoro. In particolare nel canalizzare una parte del risparmio italiano verso l'investimento in imprese domestiche; aumentare la componente di investimento domestico per ridurre l'esposizione alla «volatilità» degli investitori esteri; raccogliere maggiori risorse finanziare a favore delle imprese diverse dai «grandi» gruppi; creare un «feeling» positivo nei confronti della quotazione tra gli imprenditori italiani, anche medio-piccole; portare maggiore attenzione degli investitori e liquidità sulle piccole e medie aziende (che è migliorata)
Avere un approccio corretto. L'approccio corretto al prodotto deve però essere di medio-lungo termine e quindi, al di là di qualche volatilità fisiologica nel breve, la raccolta si manterrà positiva anche nel medio termine. Ancor più positivo è visto l’avvio di strumenti di investimento specializzati sulle PMI, in quanto per le società di piccole dimensioni sono necessari investitori specializzati. Questi strumenti avrebbero l'indubbio vantaggio di supportare le imprese domestiche nella loro crescita.

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