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A Dresda il furto del secolo: rubati gioielli per 1 miliardo di euro

La clamorosa rapina è avvenuta nella sala delle famosissime “Gruene Gewoelbe” (Volte verdi) nel castello di Dresda. La polizia ha confermato il fatto e i ladri si sono dati alla fuga

di Stefano Biolchini e Marco Carminati


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(Ipp)

3' di lettura

Gioielli antichi dal valore di circa 1 miliardo di euro: è il bottino di un furto clamoroso, avvenuto nella sala delle famosissime “Gruene Gewoelbe” (Volte verdi) nel castello di Dresda. Sarebbero stati rubati gioielli e argenti di valore inestimabile mettendo fuori uso il quadro elettrico.

La polizia ha confermato il fatto e i ladri si sono dati alla fuga, secondo quanto riporta la Bild, che parla del furto d'arte più clamoroso della storia del dopoguerra.

Gli inquirenti hanno poi spiegato che la videocamera interna ha ripreso due persone, ma gli autori potrebbero essere anche di più.

“Scioccati dalla brutalità di questo furto”, ha detto Marion Ackermann, direttrice delle collezioni artistiche.

La storia della Collezione
Il furto di Dresda è davvero clamoroso perché il tesoro degli Elettori di Sassonia e re di Polonia, profanato dai ladri , è una delle più ricche ed importanti collezioni di preziosi esistente in Europa. Giusto per intendersi, compete per rilevanza con i gioielli della Corona inglese, con la Camera del Tesoro Imperiale di Vienna, con il Tesoro del Delfino a Madrid e con quello di San Gennaro a Napoli.

Oltre all'incommensurabile preziosità delle loro pezzi, tutti questi tesori sono accomunati dal fatto di essere conservati in luoghi apparentemente inviolabili, come castelli inespugnabili o sotterranei a prova di bomba.
La stessa cosa vale per il Tesoro di Dresda.

Schatzkammer
Quando nel febbraio del 1945 la città tedesca venne rasa al suolo dai bombardamenti e perirono oltre 130 mila persone, un solo edificio rimase in piedi: la parte più recondita e solida del vecchio castello rinascimentale della città, un'ala dal nome curioso, Grunes Gewolbe, le Volte Verdi, dal colore delle decorazioni sui soffitti. Queste solidissime Volte Verdi erano già dai tempi di Augusto di Sassonia (siamo attorno al 1560) la sede del tesoro della casa regnante, i Wettin. Questa strepitosa Schatzkammer, composta da superbe oreficerie, armi, orologi, bronzi, attrezzi da lavoro, avori torniti, cristalli di rocca e abiti sontuosi, continuò ad essere incrementata fino al 1918.

I sotterranei
Allo scoppio della seconda guerra mondiale venne nascosta nei sotterranei e sopravvisse al conflitto, trovando nel dopoguerra una sede provvisoria in alcuni edifici moderni costruiti lungo l'Elba presso l'Accademia di Belle Arti. Nel 2006 ritornò nella sua originaria collocazione sotto le Volte Verdi del Castello dei Wettin.
L'idea di una camera del tesoro era venuta nel Cinquecento all'umanista Gabriel Kaltermarckt. Reduce da un viaggio in Italia (dove aveva ammirato le collezioni medicee e letto i testi di Vasari), il Kaltermarckt scrisse una breve “promemoria” per il monarca Cristiano I di Sassonia, nel quale suggerì il riordino delle collezioni principesche. Consigliò prima di dividere dipinti, sculture e tesoro in tre nuclei ben definiti. Poi, entrò nel merito della terza parte, ovvero il riordino del tesoro.

Qui bisognava separare i veri e propri manufatti artistici, dalle semplici curiosità, quindi da un lato si misero i bronzetti rinascimentali e dall'altro gli attrezzi del cerusico, di qui le coppe auree modellate dagli orefici e dall'altra parte i curiosi oggetti torniti in avorio. Insomma, stabilì una gerarchia tra “naturalia” e “artificialia” che ispirò gli allestimenti del tesoro nei secoli a venire.

La sistemazione moderna della Grunes Gewolbe prevede dieci nuclei: i lavori in avorio, i lavori in ambra, i lavori in argento, in oro, i preziosi specchi al mercurio, gli spettacolari lavori in oro e pietre della Pretiosensaal, le sale dei bronzi e la collezione dei gioielli, dove il ladri hanno compito. E' paradossale che un luogo così inaccessibile e protetto (per visitarlo si viene schedati e bisogna prenotare l'ingresso mesi e mesi prima) si sia dimostrato così facilmente violabile.

Ad ogni buon conto, i pezzi più celebri della raccolta sono salvi: il Moro con il piatto di smeraldi, il colossale Palazzo di Delhi, il servizio da caffè in oro massiccio (smaltato come se fosse di porcellana), l'Obeliscus Augustalis e il Bagno di Diana sono rimasti al loro posto. Salvo è anche il diamante più prezioso della raccolta: il celeberrimo “Diamante Verde di Dresda” di 48 carati (attualmente in mostra a New York). Altri gioielli intarsiati di diamanti sono invece finiti nelle mani dei malviventi. Ma sono tutti troppo noti per trovare una facile collocazione sul mercato clandestino.

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