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A due anni dallo scoppio della bolla torna la speculazione sulla Cannabis in Borsa

Dalle elezioni il settore è balzato del 45% in Borsa. La scommessa è che, con il cambio della guardia alla Casa Bianca, ci possa essere una svolta sulla legalizzazione

di Andrea Franceschi

(ANSA)

2' di lettura

I titoli della cannabis in Borsa sono ancora sotto del 70% rispetto ai massimi toccati prima che scoppiasse la bolla a fine 2018. Di recente tuttavia il mercato è tornato in fibrillazione e ieri è stata annunciata una tra due delle maggiori società del settore: Aphria e Tilray, rispettivamente quinto e undicesimo titolo del comparto per giro d’affari. Il valore di mercato post-fusione dovrebbe attestarsi intorno ai 4,8 miliardi di dollari canadesi (3,8 miliardi di dollari Usa).

La fusione

L’operazione, che sarà realizzata interamente tramite scambio di azioni, darà vita alla quinta azienda del comparto per capitalizzazione e la seconda per giro d’affari. La nuova società manterrà il nome Tilray e, stando ai termini della transazione, gli azionisti di Aphria avranno il 62% del capitale a fronte di un premio del 23% rispetto alla chiusura di Borsa di martedì 15 dicembre. Un premio a cui il mercato ieri si è prontamente allineato con il titolo Tilray in rialzo del 23 per cento.

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La bolla speculativa

I titoli della cannabis, come accennato, sono stati oggetto di una forte speculazione. In particolare nel 2018, anno in cui il Canada ne ha legalizzato l’utilizzo sia a scopo terapeutico che ricreativo. Poi però il mercato è crollato secondo il più classico copione delle bolle speculative e nell’anno della pandemia il settore ha faticato a tenere i tassi di crescita del passato.

La scommessa Biden

Con la vittoria di Biden tuttavia è arrivato il rimbalzo (+45% dall’election day). La scommessa è che, con il cambio alla guardia alla Casa Bianca, possa arrivare la legalizzazione a livello federale. Sebbene infatti diversi Stati in questi anni ne abbiano liberalizzato l’uso la sostanza a livello federale viene classificata allo stesso modo di droghe pesanti come l’eroina o la cocaina. Biden, va detto, non ne ha fatto un cavallo di battaglia ma è anche vero che una sua semplice depenalizzazione, auspicata dalla stessa vice di Biden Kamala Harris in un dibattito pre-elettorale, potrebbe rappresentare tanto per il comparto. Più che la volontà del presidente eletto sarà l’orientamento del Congresso a far la differenza e in questa chiave sarà decisivo l’esito delle elezioni supplettive di gennaio. In campo repubblicano non tutti sono proibizionisti e da un recente sondaggio condotto da Pew Research Center è emerso che un elettore conservatore su due oggi si dichiara a favore della legalizzazione della cannabis.

Un’industria in forte crescita

Se è vero che la sostanza resta illegale in tutto il mondo con poche eccezioni (Canada, Paesi Bassi e Uruguay) è anche vero le numerose proprietà terapeutiche scoperte in questi anni hanno spinto i governi di tutto il mondo, Italia compresa, ad allentare le maglie della legislazione. In questi anni è cresciuta un’industria molto fiorente. In particolare in Canada e Stati Uniti dove si contano più di 400 società quotate per un valore di mercato di oltre 56 miliardi di dollari. Un recente rapporto curato da Zion market Research ha stimato in 13,48 miliardi di dollari la domanda di cannabis a livello globale. La stima è che il fatturato cresca del 30% l’anno fino al 2026 arrivando a quota 87,7 miliardi di dollari.

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