mercato dell’arte

A Fiac collezionisti da tutto il mondo, soddisfatti i galleristi

di Maria Adelaide Marchesoni


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4' di lettura

Con 193 gallerie tra le più prestigiose al mondo, la Foire internationale d'art contemporain (Fiac) si conferma uno degli appuntamenti più importanti per il mercato dell'arte in Francia. Per la sua 44ª edizione dal 19 al 22 ottobre 2017 Parigi ha ospitato una selezione di importanti gallerie internazionali attive nel campo dell'arte moderna e contemporanea, oltre a confermare il suo impegno con le gallerie emergenti riconfermando la divisione Secteur Lafayette organizzata in collaborazione con lo sponsor ufficiale, Galeries Lafayette Group .

Se l'anno scorso Fiac ha registrato un calo della presenza dei collezionisti americani e asiatici, quest'anno l'atmosfera è stata ben diversa e la manifestazione ha richiamato numerosi collezionisti dall'Europa continentale, da quella dell'Est e dagli Stati Uniti incoraggiati anche dalle promesse del Presidente Emmanuel Macron, poco dopo la sua elezione a giugno, volte a contrastare lo stato di emergenza imposto dagli attacchi terroristici.
Una fiera che muove l'economia di Parigi. Nel 2016, nonostante le avversità, secondo l' Union française des métiers de l'événement (Unimev) la fiera avrebbe generato 32 milioni di euro in benefici economici indiretti. I primi a beneficiarne gli alberghi di lusso, che ogni anno durante la Fiac, registrano un aumento del tasso di occupazione che risulta superiore del 12 - 15% alla media annuale. In questa edizione i visitatori sono stati 73.910 visitatori, con un incremento del 2,5% rispetto al 2016 e sono stati accolti 12.574 visitatori Vip, collezionisti, istituzioni, professionisti francesi e internazionali, con un incremento del 3% rispetto all'edizione precedente.

L'offerta artistica. Le gallerie presenti avevano un'offerta artistica variegata per tutti i gusti, oltre ad alcune offerte culturali mozzafiato che hanno animato il pian terreno della fiera. All'ingresso lo stand di Emmanuel Perrotin esponeva una scultura di 4,8 metri di altezza in fibra di vetro rivestita in foglia oro dell'artista Takashi Murakami in vendita per diversi milioni di euro (secondo il database di Artprice nel 2016 i prezzi d'asta di Murakami sono scesi del 7% e il 21,5% dei lotti non hanno trovato un acquirente).
Due terzi delle gallerie presenti erano di origine europea con una forte presenza di quelle francesi e tra quelle internazionali alcune provenivano da 7 paesi presenti per la prima volta a Parigi: Egitto, Kosovo, Norvegia, Portogallo, Svezia, Singapore e Tunisia.
Quarantuno le new entry tra cui Cardi (Milano, Londra), Pedro Cera (Lisbona), ChertLüdde (Berlino), Downs & Ross (New York), Selma Feriani (Tunisi, Londra), Green Art Gallery (Dubai), Gypsum (Il Cairo), Magnus Karlsson (Stoccolma), Karma (New York), Peter Kilchmann (Zurigo), David Kordansky Gallery (Los Angeles).
In generale le gallerie hanno riferito di vendite eccezionali sostenute da collezionisti, fondazioni e istituzioni pubbliche e private. Una tendenza che ha caratterizzato anche questa edizione di Fiac è stata un'offerta “rassicurante” da parte degli operatori che hanno proposto alla clientela opere con valori noti di grandi artisti favorendo il dialogo tra arte moderna e arte contemporanea.
Ecco alcuni esempi raccolti qua e là: la galleria di Bruxelles Meessen De Clercq ha offerto un pezzo spettacolare, una biblioteca bruciata dell'artista e poeta italiano Claudio Parmiggiani, “Senza titolo”, 2008. Lo stand di Lehmann Maupin , quasi interamente dedicato alle opere dell'artista franco-algerino Kader Attia, che l'anno scorso ha vinto il Prix Duchamp dal Centre Pompidou e recentemente si è aggiudicato il premio Joan Miró a Barcellona. La galleria ha venduto l'ultimo lavoro di Attia, “Untitled” (2017), una scultura multimediale, (70.000 e 80.000 euro) a una fondazione privata di arte contemporanea in Francia. Un'altra delle sue opere multimediali, “Eternal Conversation”, 2016, è stata ceduta (prezzo compreso tra 80.000 e 100.000 euro).
La galleria parigina Thaddaeus Ropac ha venduto un dipinto di Georg Baselitz per 320.000 euro, “Déjeuner sur l'herbe d'après Manet” di Yan Pei-Ming per 300.000 euro, un'opera di Antony Gormley per 350.000 euro.

Le gallerie italiane. Tra le gallerie italiane presenti per P420 (Bologna) è stata un'edizione molto positiva, sia in termini di pubblico e vendite. Chiara Tiberio - funziona bene sia in termini di pubblico che di vendite. Molte erano le gallerie soddisfatte a fine manifestazione. Al piano terra, in una cornice prestigiosissima, le gallerie più established hanno presentato lavori di grande impatto mentre al primo piano, grazie ad un allestimento pulito ed elegante, il visitatore era nella condizione di approfondire e conoscere con più calma la ricerca di artisti con proposte più fresche e contemporanee>. (Riccardo Baruzzi, Irma Blank e Paolo Icaro) - prosegue Tiberio - hanno riscosso molto successo. In particolare nelle prime ore abbiamo venduto ad un'ottima collezione una tela di grandi dimensioni della serie dei “Radical Writings” di Irma Blank (con un valore di 150.000 euro) e siamo in fase di negoziazione con il Centre Pompidou per un'opera storica di Paolo Icaro>.
Soddisfazione anche per Francesca Minini che proponeva le opere dell'artista turco Ali Kazma che ha inaugurato nei giorni della fiera la mostra “Souterain” al Jeu de Paume in calendario fino a gennaio 2018. .
Alfonso Artiaco, che partecipa al Fiac dal 1990 ha dichiarato che Parigi attrae molti collezionisti europei, con una clientela molto fedele e forte. L'attività è stata positiva con sei opere vendute all'opening: due a nuovi collezionisti e il resto a acquirenti che già conosceva. Tra le opere vendute i lavori di Niele Toroni e Ida Tursic & Wilfried Mille. I prezzi nello stand spaziavano da 10.000 a 120.000 euro.

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