Le arti orafe (Lao)

A Firenze competenze e idee per artigiani 2.0

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Trentasei anni fa, a Firenze, la tradizione orafa che aveva fatto brillare la città nel Rinascimento era già difficile da tramandare. Scuole ce n’erano poche, a parte qualche corso di formazione degli enti pubblici, e i giovani che volevano imparare il mestiere di orafo potevano solo sperare che una bottega insegnasse loro le tecniche.

Fu per rispondere a questo bisogno che Giò Carbone, orafo con laboratorio in Oltrarno, nel 1985 decise di aprire una scuola dal nome semplice, Le arti orafe (Lao), che da allora punta sulla creatività e sui laboratori attirando studenti da tutto il mondo. «Ho voluto dare un’impronta molto pratica – spiega Carbone – ad esempio evitando di assegnare in laboratorio lo stesso esercizio a tutti gli studenti, come facevano le vecchie scuole, perché avrebbe limitato la loro creatività. Meglio indicare solo dei requisiti da rispettare e lasciare spazio alle idee. In fondo non stiamo formando operai specializzati, ma artigiani contemporanei che devono mantenere e trasmettere i saperi tradizionali e, cosa fondamentale, riutilizzarli in modo adeguato ai tempi».

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Lao ha sei laboratori, mille mq di spazi, magazzino con le materie prime per creare gioielli e, prima della pandemia, aveva 120 studenti all’anno, «il numero più alto d’Europa per una realtà di questo settore», dice Carbone, spiegando che le scuole di oreficeria hanno piccole dimensioni, niente a che vedere con quelle della moda.

Pre-Covid il 70% degli studenti era straniero, soprattutto cinesi, latinoamericani e europei, e il 30% italiano, rapporto che oggi si è quasi ribaltato. I corsi durano da uno a tre anni, costano circa 10mila euro all’anno (prevista una decina di borse di studio) e formano soprattutto due figure: l'orafo e il disegnatore, che deve saper usare sia la matita sia i software Cad.

La scuola orafa fiorentina, che è stata la prima in Italia a insegnare Storia del gioiello, ora guarda al futuro: «Oggi devi saper usare il martello e la lima ma anche la stampante 3D – dice Carbone, che oltre a dirigere Lao insegna laboratorio di oreficeria – gli strumenti vanno integrati: se sai fare l'anello come lo faceva il nonno, ma conosci anche le tendenze di mercato hai più chance di trovare lavoro. Pensare di fare le stesse cose del passato vuol dire far morire l’artigianato».

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