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A Gazprom l’ultimo permesso per NordStream2. Schiaffo danese agli Usa

Per il gasdotto sotto il Mar Baltico i russi hanno ottenuto via libera anche dalla Danimarca, l’unico Paese che non aveva finora concesso l’autorizzazione. Il sì – che sfida l’opposizione degli Stati Uniti al progetto – è arrivato mentre le trattative con l’Ucraina sul contratto di transito del gas russo (in scadenza a fine anno) sono ancora in alto mare. A questo punto Mosca nel giro di «qualche mese» sarà in grado di rifornire l’ Europa facendo a meno di Kiev

di Sissi Bellomo


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(REUTERS)

2' di lettura

Gazprom riuscirà a completare nel giro di pochi mesi il raddoppio del Nord Stream, con cui potrà trasportare in gas russo in Europa aggirando l’Ucraina. La Danimarca – ignorando la diffida degli Stati Uniti – ha concesso l’ultimo sospirato permesso necessario per la costruzione del gasdotto, con una tempestività che mette a rischio le trattative tra Mosca e Kiev sul rinnovo dei contratti di transito del gas, che nonostante la scadenza ormai imminente (il prossimo 31 dicembre) sono tuttora in alto mare.

Il Nord Stream 2 è già stato realizzato per l’87% dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni da parte della Germania, Paese di approdo, e da parte di Finlandia e Svezia, che insieme alla Russia hanno giurisdizione sulla maggior parte del percorso offshore nelle acque del Mar Baltico.

Sono già stati posati oltre 2.100 chilometri di tubi e i terminali a terra sono ormai «quasi completi» afferma Gazprom, oggi unica proprietaria del gasdotto. L’opera, del costo di 9,5 miliardi di euro, è finanziata al 50% dagli ex soci europei del progetto – le tedesche Uniper e Wintershall Dea, la francese Engie, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell e l’austriaca Omv – che non si sono tirate indietro di fronte alle ripetute minacce di sanzioni da parte degli Usa, né di fronte all’ostilità al progetto da parte della Commissione Ue e di molti Paesi dell’Europa Orientale.

Il presidente americano Donald Trump, alfiere del «predominio energetico americano», si è personalmente scagliato più volte contro il NordStream2, sostenendo che aumenterà la dipendenza europea dalle forniture di gas russo (togliendo spazio alle «molecole di libertà» del Gnl a stelle e strisce). Trump ha accusato in particolare la Germania, che per il momento non disponde di rigassificatori, di voler rimanere «ostaggio dei russi».

La decisione di Copenhagen riguarda un breve tratto sottomarino di NordStream2: appena 147 km, secondo il percorso appena approvato dall’Agenzia danese per l’energia, quello che passa a sud-est dell’isola di Bornholm, il più breve tra le alternative ipotizzate dai russi, che dal 2017 avevano presentato tre diverse richieste autorizzative.

Se la Danimarca avesse negato il permesso di attraversare le sue acque territoriali, Gazprom sarebbe stata costretta ad apportare pesanti modifiche al progetto: NordStream2 avrebbe comunque visto la luce ma con pesanti ritardi e costi extra per «centinaia di migliaia di dollari» secondo Viktor Zubkov, presidente della società russa.

Il raddoppio del gasdotto sottomarino nei piani originari avrebbe dovuto essere completato entro la fine di quest’anno, in modo da allinearsi alla scadenza dei contratti di transito del gas in Ucraina. Non sarà possibile, ma a questo punto si potrà concludere l’opera «nei prossimi mesi», ha dichiarato un portavoce di NordStream2 . I lavori preparatori per il tratto danese – come la posa di rocce e lastre di cemento sul fondale – inizieranno nel giro di «settimane».

La Danimarca solo due giorni prima di dare luce verde a Gazprom aveva concesso un analogo permesso alla Baltic Pipe: gasdotto da 10 miliardi di metri cubi l’anno che da ottobre 2022 dovrebbe trasportare gas dalla Norvegia alla Polonia, per aiutare l’Europa centrale ad emanciparsi dal gas russo. Il progetto è della danese Energinet e della polacca Gaz-System.

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