osservatorio Istat

Donne e giovani vittime principali della riduzione degli occupati

Gli occupati sono 46mila in meno di maggio, il segno meno è attrbuibile alla caduta dell’occupazione femminile (-86mila).Aumenta la disoccupazione giovanile

di Giorgio Pogliotti

Istat: da febbraio (pre-Covid) occupazione giù di 600mila unità

Gli occupati sono 46mila in meno di maggio, il segno meno è attrbuibile alla caduta dell’occupazione femminile (-86mila).Aumenta la disoccupazione giovanile


2' di lettura

L’effetto emergenza Covid-19 continua a farsi sentire sul mercato del lavoro che a giugno continua a soffrire, facendo registrare ancora un calo degli occupati (-46mila rispetto a maggio), anche se a ritmi meno sostenuti del passato sotto la spinta della ripresa di attività che sta interessando molti settori. Sempre più persone si attivano nella ricerca di un posto di lavoro, ma non trovandolo finiscono tra le fila dei disoccupati che infatti sono in consistente aumento mensile (+149mila).
Ma l’Istat allo stesso tempo - e questo è un buon segnale - evidenzia un calo degli inattivi (-99mila), ovvero di quanti restano fuori dal mercato del lavoro perché scoraggiati.

Tra gli under 25 il 27,5% è disoccupato
I più penalizzati sono i giovani (il tasso di disoccupazione per gli under 25 risale al 27,6% e in questa fascia d’età diminuiscono gli occupati che sono fanalino di coda in Europa) e le donne (tra maggio e giugno si contano -86mila occupate e +31mila inattive). Si tratta delle due componenti più deboli del nostro mercato del lavoro, sono due criticità oramai strutturali per l’Italia, che la crisi ha solo accentuato. Sul fronte delle politiche giovanili è ora di tornare ad affrontare seriamente il tema dell’orientamento, dell’alternanza scuola-lavoro, della formazione on the job, se si vuole invertire questa tendenza.

Occupazione femminile in calo al 48,2%
Inoltre il tasso di occupazione femminile al 48,2%, agli ultimi posti dell’Ue, peraltro in calo, chiama in causa la mancanza di servizi, il ritardo nelle politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa, un’organizzazione del lavoro che ancora penalizza le donne lavoratrici. Temi che dovrebbero essere in cima all’agenda politica, ma relegati decisamente in secondo piano. Da notare che su base mensile la riduzione di occupati ha interessato solo gli occupati permanenti (-60mila) - mentre una leggera crescita interessa indipendenti e contratti a termine (+7mila per entrambi) - , un dato che potrebbe suonare come un campanello d’allarme di una riduzione della base produttiva.

In un anno persi 752mila occupati
Allargando il confronto ad un anno fa, rispetto a giugno del 2019 il quadro è desolante e risente pienamente dell’effetto lockdown: ci sono, infatti, 752mila occupati in meno, il crollo interessa soprattutto i contratti a termine (-548mila) e gli indipendenti (-140mila), diminuiscono le persone in cerca di occupazione (-286mila disoccupati), molti probabilmente essendo scoraggiati sono finiti tra gli inattivi che crescono sensibilmente (+899mila). Il tasso di occupazione al 57,5% in un anno è sceso di 1,8 punti, la caduta interessa tutte le classi d’età con l’eccezione degli over 50 (+102mila occupati). Il tasso di disoccupazione sceso all’9,8% (-0,7%) è affiancato dall’aumento del tasso di inattività al 36,8% (+2,5%).

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