Festival di Cannes

«A Hero», uno spaccato della società iraniana in un film impegnato

E’ arrivato il giorno di Asghar Farhadi, regista che aveva emozionato in passato con film come «Una separazione» e «Il cliente». In concorso anche «Petrov's flu» di Serebrennikov

di Andrea Chimento

A hero

3' di lettura

Asghar Farhadi torna in patria e ritrova il suo tocco personale: dopo la poco riuscita parentesi spagnola di «Tutti lo sanno», il regista iraniano riparte da una storia decisamente più nelle sue corde, che fa ripensare ai suoi lungometraggi migliori, da «Una separazione» a «Il cliente».

Presentato in concorso a Cannes, il suo nuovo lavoro «A Hero» parla di un uomo, Rahim, che si trova in carcere a causa di un debito che non è stato in grado di pagare. Durante un congedo di due giorni, cerca di convincere il creditore a ritirare la denuncia, ma le cose prendono una piega inaspettata. Rahim scopre che la sua ragazza ha trovato una borsa con delle monete d'oro: decide però che non è quella la strada per sanare il suo debito. Quando si diffonde la notizia, diventerà famoso e le persone faranno una colletta per aiutarlo.

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Tornando in patria, Asghar Farhadi ci ricorda quanto il suo cinema sia a contatto con la realtà attuale e quanto riesca a risultare credibile e sentito.

Un film politicamente impegnato

Ancora una volta il cinema del regista iraniano ruota attorno a un singolo evento, decisivo per l'intera sceneggiatura, che genererà conseguenze imprevedibili e punti di vista differenti.Politicamente impegnato, «A Hero» è un film di grande responsabilità civile, che ragiona sul senso della giustizia e della morale, seguendo sentieri narrativi che possono far ripensare anche al già citato «Una separazione», il capolavoro dell'autore.Da un lato questo è un limite perché Farhadi gioca troppo sul sicuro, rischiando poco e lavorando su strade già battute in passato, ma dall'altro è indubbiamente una scelta coerente con la sua poetica e con il tipo di cinema che gli riesce meglio.Nonostante inizialmente fatichi un po' a carburare, la visione risulta coinvolgente e riesce a crescere alla distanza fino a raggiungere il suo apice nel bellissimo finale.

Forse non è tra i suoi lungometraggi migliori, ma «A Hero» è la conferma che il talento di Farhadi non si è spento, anzi, e che il suo sguardo è ancora uno dei più sensibili di tutto il cinema del Medio Oriente.

Petrov's Flu

In lizza per la Palma d'oro anche il russo «Petrov's Flu» di Kirill Serebrennikov, regista che non ha potuto essere presente a Cannes perché non può lasciare la Russia a causa di una condanna penale a seguito di un processo per frode al ministero della cultura.Protagonista è Petrov, un uomo debilitato da una febbre alta, causata da un'influenza. Quando il suo amico Igor gli fa visita, decide di portare Petrov a fare una passeggiata alcolica di diverse ore. Mentre ripensano all'infanzia, il presente si fonde con il passato in un limbo tra l’onirico e il reale.

Tratto dal romanzo di Aleksej Sal’nikov «La febbre dei Petrov e altri accidenti», il film di Kirill Serebrennikov è un viaggio tra passato e presente nella mente del protagonista, in cui entriamo anche noi spettatori perdendo le coordinate logiche di ciò che stiamo vedendo.È un film di sensazioni «Petrov's Flu» e non c'è niente di male in questo, ma i limiti stanno in una narrazione talmente caotica che non è certo un piacere perdersi in questo confuso flusso di coscienza, inconcludente e autocompiaciuto.

Le circa due ore e mezza di durata, inoltre, non aiutano il coinvolgimento in un prodotto respingente e prolisso, che, considerata la situazione in cui si trova il regista, potrebbe anche trovare posto nel palmarès. Ma purtroppo senza meritarselo.


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