ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGiro d’Italia, la tappa finale

A Hindley la corsa rosa, Sobrero primo nella cronometro

L’australiano ha superato l'ultimo ostacolo concludendo senza sbavature l’ultima frazione a cronometro di 17 chilometri. E arriva la quinta vittoria di tappa per gli italiani

di Dario Ceccarelli

L'australiano Hindley vince il Giro d'Italia, secondo Carapaz

4' di lettura

Eccola qua, all’Arena di Verona, la sentenza definitiva. Chiara e inappellabile. Che chiude senza se e senza ma un Giro d’Italia che fino alla penultima tappa non era ancora riuscito a trovare il suo leader. Ora si può dire: Il vincitore, la maglia rosa, è Jai Hindley, 26 anni, primo australiano a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro del Giro. 

Hindley ha superato l'ultimo ostacolo concludendo senza sbavature l’ultima frazione a cronometro di 17 chilometri con partenza dalla Fiera e arrivo all’Arena. Per l’australiano, che poteva contare su un vantaggio di quasi un minuto e mezzo su Carapaz, non ci sono stati problemi. Tutto secondo i piani. 

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Hindley ha lasciato  una quarantina di secondi (23’55”) all’ecuadoriano (23’14”), ma la sostanza non cambia. La maglia di leader è sua, punto. 

Il sorriso un po’ amaro di Carapaz

Carapaz, quasi si fosse tolto un peso, finalmente sorride. Un secondo posto al Giro non è da buttare via. Ma per uno come lui, capitano della Ineos, lo squadrone più potente, è sicuramente un’occasione persa. La corsa rosa l’aveva già vinta nel 2019, proprio qui a Verona. Ora deve mandare giù il rospo. Ha corso da leader, vestito la maglia rosa dalla tappa di Torino fino a quella della Marmolada, ma alla fine, su questo podio, si ritrova a recitare la non stupenda  parte dello sconfitto. Non è un bel ruolo, soprattutto se vieni battuto a un passo dal traguardo. 

Il terzo uomo di questo Giro è Mikel Landa, corridore basco  di lungo corso e scarsi bagliori. Terzo era arrivato anche nel 2015. Forte ma non fortissimo, solido ma con pochi guizzi. 

Nibali, a un passo dal podio

Il quarto, che non sta  sul podio ma è come se ci fosse per popolarità, è Vincenzo Nibali, 37 anni, all’ultimo suo Giro d’’Italia, salvo naturalmente contrordini. Il siciliano, con una crono onesta  (16’21”) riesce a mantenere la quarta posizione. Dice di essere stanco, che chiuderà la carriera quest’anno, ma lascia aperta un’ultima speranza.

«È stata un’emozione grandissima. Sono felice d’aver concluso un Giro così duro. Saluto tutti i miei tifosi che con affetto mi sono sempre stati vicini. Se cambierò idea? No, in questo momento non ci ripenso... resterò concentrato fino al Giro di Lombardia…»  Un addio? Un arrivederci? Difficile dirlo. Di solito però Nibali non cambia idea.  

Cinque vittorie di tappa per gli italiani

Tornando alla cronometro, ecco un’altra buona notizia in chiave tricolore. Il vincitore è Matteo Sobrero che alla media 46,6 km/h è il più veloce davanti a Thmen Arensman  (+22”) e Mathieu Van Der Poel (+39”). Un bel successo quello di Sobrero che porta a cinque il numero totale di vittorie italiane a questo Giro. Per come eravamo partiti, non è andata neppure male. Siamo usciti nell’ultima settimana. Meglio tardi che mai. 

Bene, allora, Con Jai Hindely, 26 anni di Perth, abbiamo il primo corridore australiano capace di portarsi a casa la maglia rosa. Al Giro d’Italia, nella sua lunga storia (1909 la prima edizione) non era mai successo. E’ un segno dei tempi, di un ciclismo sempre più globalizzato che ormai parla quasi sempre inglese. 

Al Tour de France era già avvenuto che un canguro saltasse sul podio. Nel  2011 con Cadel Evans, vero faro e apripista del ciclismo australiano. Hindley però si è fatto le ossa gareggiando in Italia. E la sua guida in ammiraglia è Enrico Gasparotto, figlio di un'altra zona, il Friuli, ricca di talenti ciclistici. 

I prodromi sullo Stelvio nel 2020

Hindley quindi non è piovuto dal cielo. Come ricorderete, nel Giro del 2020, vinse sullo Stelvio trovandosi in rosa  nella penultima tappa con lo stesso tempo di Tao Geoghegan Hart che poi nella crono finale di Milano gli tolse  la maglia rosa. 

Dopo quella delusione, Jai s’infilò in un tunnel poco allegro. Scarsi risultati e un principio di depressione che lo stava mettendo ai margini. 

«Nel 2021, dopo una caduta, ho corso il Giro sotto antibiotici finendo comunque poi ritirarmi. Non è stato facile tornare a questi livelli, temevo di non farcela. Ma ora che ce l’ho fatta, sono felice. È un privilegio e un onore. Da bambino non dormivo per guardare il Giro in tv. In Australia è molto seguito».

Fa una certa impressione sentire che un corridore australiano sia diventato  campione dopo aver imparato il mestiere a casa nostra. Il problema siamo noi italiani che non produciamo più talenti. Gli stranieri studiano nel nostro paese e poi, grazie alla cultura sportiva delle  loro strutture pubbliche, diventano dei top. Come in Slovenia con Pogacar e Roglic. Noi invece, pur avendo scuola e maestri, ci ritroviamo  ancora ad applaudire Nibali e Pozzovivo (quasi 80 anni in due) perché si classificano tra i primi dieci.

Speranze da Alessandro Covi

Certo qualche buon segnale non è mancato. Cinque successi sono un buon risultato. In particolare va sottolineata l’impresa di Alessandro Covi, trionfatore sul Passo Fedaia dopo una fuga di oltre 50 chilometri. Un attacco pazzesco che ha messo in evidenza la classe cristallina di questo ragazzo di 23 anni, già secondo a Montalcino e terzo sullo Zoncolan nello scorso Giro.

Quest’anno,  Covi dopo un paio di gemme alla Vuelta Murcia, si è dedicato alla causa di Joao Almeida finché il portoghese è restato in corsa. Liberatosi dai vincoli gerarchici, Alessandro si è messo in proprio inventandosi quell’incredibile numero sulla Marmolada. Ora però si trova di fronte a un bivio: se ritornare a fare il gregario di lusso, o provare a fare il grande salto. Il talento ce l’ha, il carattere pure. Ma deve anche trovare una squadra che gli dia fiducia. Una scelta non facile, soprattutto in un contesto - il ciclismo italiano -  particolarmente critico. Detta in modo volgare, mancano i soldi per investire. 

Per Hindley un successo cristallino. Ma il futuro?

Tornando a Hindley, non si può contestargli nulla. Sul Blockhaus aveva già vinto e poi, su tutti gli arrivi in salita, non ha mai concesso un metro a Carapaz. Nel finale, quando ha visto che l’ecuadoriano  stava perdendo colpi, gli  ha dato la mazzata. E che mazzata! Un gioiello che ha dato finalmente una scossa  a una corsa col braccino corto. Troppo livellata. E con dei big poco carismatici. Non si può sempre citare Pantani, d’accordo,  ma è bello  vedere un campione che prende il largo quando la strada s’impenna. Hindley alla fine ci è riuscito: e quindi tanto di cappello.  Però anche lui quanta strada... 

Sarà il primo di una lunga serie trionfi? Difficile dirlo. L’età è quella giusta. Ma bisognerà vedere, lo diciamo con rispetto, se non spariràdi nuovo.  

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