le tensioni

La Cina insiste: a Hong Kong legge su sicurezza e Taiwan si schiera con le proteste

Le autorità della città si allineano con Pechino e le proposte di nuove leggi repressive dopo le manifestazioni e gli scontri

di R.Es.

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(EPA)

Le autorità della città si allineano con Pechino e le proposte di nuove leggi repressive dopo le manifestazioni e gli scontri


3' di lettura

Pechino insiste, dopo le proteste di massa a Hong Kong: la legge sulla sicurezza nazionale verrà approvata. Il ministro della Sicurezza di Hong Kong, John Lee, ha parlato di «pericolo di terrorismo in crescita nella città». I principali esponenti delle agenzie governative, oltre che la leader Carrie Lam, si sono allineati ai piani cinesi di introdurre leggi speciali per la sicurezza dopo che migliaia di manifestanti hanno invaso le strade domenica. Aprendo la seconda sessione plenaria del Congresso nazionale del popolo, il presidente Li Zhansu ha detto di essere «fiducioso che attraverso lo sforzo congiunto di tutti i delegati, saremo in condizioni di ultimare questo importante compito legislativo».

Taiwan si schiera con i manifestanti
Taiwan ha espresso preoccupazione e supporto verso Hong Kong. «A tutti coloro che stanno attualmente lottando per i valori che ritengono più cari, voglio dire che Taiwan ha sempre dato il massimo sostegno» ha scritto su Twitter la presidente Tsai Ing-wen. «Il nostro governo sta monitorando da vicino gli sviluppi e rispondendo con cautela per garantire in pieno sicurezza e interessi nazionali».

Si riaccendono le tensioni
Le tensioni sono cresciute all’improvviso quando la Cina ha manifestato l’intenzione, giovedi 21 maggio, alla vigilia del Congresso del Popolo, di dare applicazione - unilateralmente - a leggi repressive intese a punire «sovversione, sedizione e terrorismo» oltre che la collusione con potenze straniere che - secondo Pechino - sarebbero responsabili delle proteste di massa dell’anno scorso. Le manifestazioni, originate da una proposta di legge sull’estradizione, avevano costretto le autorità di Hong Kong alla retromarcia e causato la recessione del più importante hub finanziario asiatico, uno dei principali al mondo.

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L’impegno a «un Paese, due sistemi»
I gruppi a favore della democrazia nella ex colonia britannica denunciano la decisione del Governo cinese perchè vìola l’accordo di avere «un Paese, due sistemi» siglato con la Gran Bretagna quando il territorio venne restituito alla Cina nel 1997. In base ad esso, Pechino si impegnò a mantenere almeno fino al 2047 l’autonomia del sistema giuridico con particolare riguardo alla libertà di pensiero e al diritto di manifestare.

La Cina approfitta dell’epidemia per andare all’attacco
L’impegno, mantenuto nonostante le fortissime tensioni dell’anno scorso, sembra ora essere stato spazzato via, complice la pandemia di Covid-19, la malattia causata da un nuovo coronavirus di orgine animale probabilmente iniziata in un mercato di fauna selvatica a Wuhan, nella provincia dell’Hubei, nell’autunno-inverno 2019. La mossa di Pechino era probabilmente nell’aria da tempo ma l’epidemia ha permesso di agire senza doversi troppo preoccupare della reazione internazionale e delle conseguenze geopolitiche. Altri episodi, come sottolinea un commento del New York Times, confermerebbero questa tendenza: la Guardia costiera ha affondato un peschereccio nelle acque contese al largo del Vietnam;  Pechino ha reagito duramente al discorso di inaugurazione della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen; le truppe cinesi sono state messe in allerta ai confini contesi con l’India nella regione himalayana.

La nuova legge e la presenza cinese
La nuova legislazione per la sicurezza permetterà alle agenzie di intelligence cinesi di avere proprie basi ad Hong Kong e ha creato nuove tensioni nella comunità internazionale. «In pochi mesi - ha detto John Lee, ministro della Sicurezza - la città è passata dall’essere una delle più sicure al mondo all’essere avvolta da un clima di violenza». Le nuove leggi, ha concluso, sono necessarie a salvaguardare la prosperità e stabilità di Hong Kong.

Scontri in strada e arresti
La polizia ha detto di aver arrestato oltre 180 persone domenica, quando le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni e usato idranti per disperdere i manifestanti anti-governativi. Secondo il capo della polizia, Chris Tang, in 14 casi sono stati trovati «esplosivi usati comunemente dai terroristi per i loro attacchi». Le proteste sono avvenute nonostante l’esigenza di distanziamento fisico imposta dal coronavirus e i manifestanti hanno inneggiato all’indipendenza della città. E si preparano a riprendere le manifestazioni.

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