LAVORO

A Ima arriva l’integrativo 4.0: salario aggiuntivo da 3.300 euro

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

«Il riconoscimento reciproco tra il mondo del lavoro e l’azienda è la vera forza della nostra capacità competitiva, perché garantisce stabilità e continuità. Lo sostengo da sempre e non da oggi: è in questo tipo di relazioni industriali che sta il plus competitivo di Ima». Così Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato del gruppo bolognese leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per processing&packaging, commenta a caldo il contratto integrativo della capogruppo Ima Spa, che ieri ha ottenuto l’approvazione del 90% dei votanti.

Un contratto triennale che interessa circa 1.820 dipendenti, sui 2.600 complessivi del gruppo in Italia, e che fa da modello non solo per le altre 17 controllate (18 con la milanese Eurosicma, di cui è stato annunciato ieri il closing per l’acquisto del 60% delle azioni con un’opzione sul restante 40% da esercitare in dieci anni) ma per tutto il settore metalmeccanico. Non tanto per la valorizzazione economica ma per l’attenzione al tema della formazione e della condivisione delle informazioni, delle strategie e degli strumenti.

È un contratto che arriva puntuale alla scadenza del precedente integrativo, dopo 5 mesi di trattative «vivaci, non certo conflittuali, e questa puntualità è un segnale non scontato nel settore di buone relazioni industriali. Dal punto di vista economico - spiega Massimo Vallicelli di Fiom Cgil Bologna, sigla che esprime 20 dei 24 delegati sindacali in azienda - tra il consolidamento del premio di risultato del precedente triennio (1.000 euro fissi) e i nuovi premi di risultato legati agli obiettivi di crescita (aumentati di 300 euro) parliamo di oltre 3.300 euro di salario aggiuntivo. E abbiamo conquistato anche in questo rinnovo il consolidamento, nel 2020, del 50% della media dei premi del triennio 2017-2019». Altri 1.050 euro, la cifra attesa, che andranno ad arricchire le buste paga dei lavoratori Ima, se sarà mantenuto il percorso di crescita in atto. Scenario assai probabile, considerando le dinamiche del gruppo: nei primi tre mesi del 2017 il fatturato consolidato è salito del 21%, l’Ebitda del 50 per cento.

«Credo che il risultato più importante confermato in questo integrativo l’attenzione e l’investimento sulla formazione - aggiunge il presidente Vacchi - l’asset che dà a proprietà e lavoratori una proiezione a lunga scadenza in un’azienda e in un mercato che va verso le nuove tecnologie 4.0 e il digitale. La formazione è l’elemento cardine per costruire la Ima del futuro».

E per la formazione dei lavoratori (cui Ima ha dedicato 70.185 ore nel 2016) arrivano non solo borse di studio per i dipendenti e per i loro figli che frequentano scuole superiori tecniche e indirizzi universitari tecnici, ma anche corsi di inglese per tutti i dipendenti in orario di lavoro (senza l’obbligo di recupero delle ore come era stato finora) e una mappatura delle competenze attive per individuare e colmare eventuali gap formativi.

Tra le novità il premio di risultato agganciato al carbon footprint, lo smart working, il rafforzamento della previdenza complementare (aumentando del 2% il contributo aziendale), il passaggio al fondo sanitario dei metalmeccanici Mètasalute (dalla precedente polizza privata scelta da Ima) e, soprattutto, la costituzione del Cisi, il comitato sindacale inter-aziendale composto da sindacati e Rsu di tutte le società del gruppo Ima in Italia con più di 100 addetti, che si confronteranno periodicamente su tematiche trasversali e aiuterà ad armonizzare le condizioni contrattuali tra le diverse realtà, figlie della sfidante politica di crescita per linee esterne che Ima sta accelerando.

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