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A Kiev la Champions più economica della storia (per i tifosi)

di Simone Filippetti

(AFP)

3' di lettura

Su una Kiev baciata da un sole estivo e un leggero vento che ha spinto centinaia di tifosi di Real e Liverpool a “spiaggiarsi” in parchi e aiuole per inaspettate sieste, la finale di Champions League, che potrà passare alla storia del calcio per la Tredicesima coppa del Real Madrid (la terza di fila, mai successo prima), di sicuro passerà alla storia per quella più economica. Almeno a dar retta AirBnB, ormai l’indice economico mondiale che più approssima il costo della vita, dove ieri pomeriggio si poteva alloggiare anche spendendo la miseria di soli 9 euro: una singola camera in un appartamento nel quartiere di Troeischchyna, periferia orientale della città, al di là del gigantesco fiume Dnepr.

Non proprio Hollywood, come zona, ma anni luce dai prezzi di Cardiff (stessa latitudine, solo 3mila chilometri più a Ovest), la finale del 2016 finita negli annali per il freddo invernale e per i prezzi folli. Non c’erano alberghi, una camera la notte della partita era arrivata a costare anche 1.000 euro, e la “bolla” del turismo da Champions era arrivata fino a Bristol e Swansea.

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Il villaggio globale dei tifosi di calcio, il popolo della Champions che devoto segue la sua squadra in giro per l’Europa, fa cadere ogni anno, solo per la finale, una pioggia da 50-60 milioni di euro tra voli, alberghi, shopping e mangiare. È un mini-boom economico per le città che ospitano l’evento e che fanno a gara per accaparrarselo. Qui a Kiev in questo fine settimana piovono euro e sterline, e 50 milioni sono una cifra colossale per una città dove il costo della vita non si può certo dire caro: una corsa in metropolitana, che tra l’altro è pure un’attrazione turistica in sé col suo stile Art Noveau e il record di più profonda al mondo, costa 5 Grivnia (15 centesimi di euro, 10 volte in meno che in Italia). Il Pil di un paese che da 5 anni vive una guerra civile strisciante: agli arrivi dell’aeroporto Boryspil gente che esibisce cartelli scritti a mano di affittacamere. E gente comune che si offre come tassista in nero tra l’affollamento di hostess di sponsor che accolgono le centinaia di turisti che sbarcano a frotte.

Ormai il calcio è il vero e unico business globale e nel paese ex granaio delI’Impero Sovietico, il paese più grande d’Europa, la geopolitica della Champions Legue disegna intrecci e rispecchia il braccio di ferro tra Ucraina e Russia. Negli anni ’80, quando ancora era tutta Unione Sovietica, la Dinamo Kiev era uno dei top club in Europa. Oggi la Dinamo è un club decaduto e il pendolo del calcio si è spostato molto più est nel paese, a Donetsk, proprio nella zona contesa: lo Shaktar, dove è transitato anche l’allenatore italiano, è oggi la regina dei club esteuropei, dopo aver vinto nel 2009 la Coppa Uefa. Donetsk è a 5 ore di auto e la guerra nella capitale invasa da sciarpe dei Blancos e dei Reds è solo un’eco lontana, ma l’imponente schieramento di polizia in una Kiev quasi militarizzata ricorda la guerra in corso tra indipendentisti filo-rossi, che vorrebbero andare sotto lo zar Vladimir Putin, e le forze governative. L’oggetto oscuro del desiderio geopolitico, è la Crimea, la strategica porta dell’Europa orientale sul Mar Nero, da tempo immemorabile: gli antichi greci fondarono la colonia di Cherson (oggi Sebastopoli) per lavorare l’oro degli Sciti, la tribù dei guerrieri che venivano dalle steppe dell’Asia centrale.

Sempre in Crimea a Yalta, 70 anni fa, il mondo si divise in bue blocchi; e ancora oggi si ripropone una mini Guerra Fredda: la Casa Bianca di Donad Trump sostiene le truppe filo governative ucraine; e il Cremlino invece rifornisce gli indipendentisti. Stasera a Kiev si disputerà la Finale del più seguito torneo di club di calcio al mondo.

Sfida a distanza tra Kiev e Mosca: la prima città ospita la finale di Champions, la seconda i Mondiali

Tra meno di un mese, a Mosca, inizieranno i Mondiali di calcio, contraltare della Champions League come prestigio e introiti economici. La geopolitica del pallone, si diceva: sarà anche una sfida a distanza tra Mosca e Kiev (culla della Chiesa Ortodossa e origine della stessa Grande Madre Russia, dopo la “Reconquista” di Mosca finita in mano all’Orda D’Oro dei Mongoli da parte del condottiero Rus di Kiev). La geopolitica del calcio regalerà ricordi agrodolci all’Italia, invece: all’Olimpyik, gioiello architettonico da 70mila persone inaugurato nel 2012, gli Azzurri scesero in campo per giocare l’ultima finale disputata dalla Nazionale, quella, persa, di Euro 2012 contro la Spagna. Sarà l’ultima finale anche per Unicredit: la banca italiana (alla presenza del direttore generale Gianni Franco Papa) saluterà, dopo 9 anni, la sponsorizzazione alla Coppa dalle Grandi Orecchie.

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