INDAGINE KASPERSKY

A lezione di cybersecurity: smart worker troppo fiduciosi delle loro competenze

Solo il 66% dei dipendenti che lavorano da casa è adeguatamente preparato: gli errori più frequenti nell’installazione degli aggiornamenti

di Gianni Rusconi

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(AFP)

Solo il 66% dei dipendenti che lavorano da casa è adeguatamente preparato: gli errori più frequenti nell’installazione degli aggiornamenti


2' di lettura

La pandemia di Coronavirus, e la conseguente chiusura degli uffici imposta prima dal lockdown e poi dalla necessità di ridurre il rischio di nuovi contagi una volta superata la Fase 2, ha influito in modo importante sulla sicurezza informatica aziendale. Il ricorso massivo al lavoro da remoto ha avuto (e continuerà ad avere anche in futuro, se non si prendono le corrette contromisure) un impatto diretto sull'aumento degli attacchi online e delle attività malevoli di phishing legate al tema del Covid-19.

Proprio per misurare il livello delle competenze in tema di cybersecurity dei dipendenti “confinati” a casa propria, Kaspersky e Area9 hanno pubblicato e reso disponibile in modo gratuito (lo scorso aprile) un corso di adaptive learning sulle nozioni base in materia di sicurezza e un vademecum operativo pensato per coloro che operano lontano dalla propria scrivania aziendale. E dai comportamenti tenuti dai partecipanti emerge un quadro sicuramente migliorabile della situazione.

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Le risposte fornite dagli addetti oggetto di indagine, questo il dato di sintesi più importante, sono state infatti giudicate corrette solo nel 66% dei casi. L'analisi anonima dei risultati sul livello di apprendimento ha rivelato nello specifico come i dipendenti impegnati a lavorare fuori ufficio sopravvalutino il livello delle proprie conoscenze in fatto di sicurezza informatica. E lo dice chiaramente l'indicatore che segue: nel 90% dei casi in cui è stata data una risposta sbagliata la stessa era accompagnata da espressioni come “lo so” o “penso di saperlo”.

Lo studio ha rivelato quindi come la stragrande maggioranza degli intervistati rientri nella categoria “incompetenza inconscia”, e cioè di coloro che dimostrano estrema convinzione di aver scelto la risposta o l'opzione giusta. Una sfumatura in apparenza di poco conto, ma che invece rivela un'eccessiva fiducia nel proprio sapere su tematiche anche complesse come quelle legate alle modalità di utilizzo delle macchine virtuali, agli aggiornamenti del software e alle ragioni per cui le persone dovrebbero ricorrere alle risorse informatiche aziendali anche quando lavorano al di fuori dell'ufficio.

Nel primo caso, infatti, le risposte risultate non idonee sono state il 60% del totale, mentre sulla questione dell'uso degli strumenti It aziendali (come la posta elettronica, i servizi di messaggistica o il cloud storage) a non essere corrette sono state più della metà delle risposte (il 52%). Quasi la stessa percentuale di errori (50%) è stata quindi commessa quando il campione di lavoratori selezionato si è trovato a dover rispondere a domande relative alle procedure di installazione degli aggiornamenti; in questo caso, inoltre, addirittura il 92% dei rispondenti in errore era convinto di avere le competenze necessarie.

E non c'è pericolo maggiore, come gli esperti di informatica insegnano, di un atteggiamento superficiale e poco attento nell'utilizzo di applicazioni e dispositivi digitali per diventare facile preda dei cybercriminali. Vale per l'attività professionale svolta alla propria scrivania e tanto più per il lavoro svolto da casa.

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