may definita «dead woman walking»

A Londra è tempo di «open Brexit». Rinviato il discorso della Regina

di Angela Manganaro

Ruth Davidson, leader dei conservatori scozzesi

3' di lettura

Una delle tante cose in cui i britannici sono maestri sono i titoli e la velocità con cui danno un nome attraente e popolare al cambio di scena. A pochi giorni dalla sconfitta dell’8 giugno per il rinnovo del Parlamento, si abbandona il rigido dualismo soft/hard Brexit e avanza l’open Brexit. Anche gli aggettivi possono essere conseguenza delle cose: Theresa May è stata sconfitta come la sua idea di un addio radicale all’Unione europea, in queste ore a Londra si parla di una Brexit «aperta» che oltre a essere concetto nuovo, appare un felice ossimoro. La Brexit era chiusura al mondo, renderla open è una geniale mutazione di un partito che crede sempre meno nella sua leader. Così poco che oggi il Financial Times, giornale della City e di Londra, pur tra virgolette riporta la definizione «dead woman walking» che della May dà George Osborne, cancelliere dello scacchiere fino al giugno scorso.

Open Brexit è un’invenzione di Ruth Davidson, leader dei Tory scozzesi che il giorno dopo il voto aveva già annunciato l’idea di formare un gruppo di pressione all’interno del partito senza più maggioranza assoluta con lo scopo dichiarato di seppellire per sempre la Brexit versione hard.

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I conservatori scozzesi sono una interessante variabile di questo voto, non solo perché «liberal» al contrario degli ultraconservatori nordirlandesi del Dup, ma perché vincenti con 12 seggi in una regione di sinistra da decenni dove i nazionalisti sono stati ridimensionati e tuttavia esultano: «l’Hard Brexit e suoi supporter sono stati lasciati naufragare», dice Sturgeon, la loro leader ora barcollante.

Come Sturgeon, Davidson vuole comunque più Europa possibile, «rapporti più stretti possibili con il mercato unico» europeo, fanno sapere oggi fonti del suo gruppo citati da Reuters. Il mondo delle imprese saluta felice il nuovo aggettivo e questo approccio .

È la prima mossa di una partita dai tempi più lunghi del previsto perché il Queen’s Speech, il discorso alle Camere britanniche con cui la regina inaugura ogni sessione parlamentare e legge il programma del governo per l'anno successivo, è stato rinviato di «pochi giorni». Non si terrà il 19 giugno come da calendario perché la signora May ha qualche difficoltà a presentare un coerente programma che faccia sintesi di Tory e Dup ma anche delle diverse anime Tory. Allearsi con i protestanti nordirlandesi vuol dire giocare con le ferite del processo di pace in Irlanda del Nord, sottolinea la stampa britannica. «Una scelta «negativa» dice Gerry Adams, leader storico dei radicali repubblicani dello Sinn Fein.

Rassicura dunque quasi nessuno l’affermazione del portavoce del Dup secondo cui i colloqui fra governo e protestanti nordirlandesi fanno progressi.

Allo stesso tempo i Tory sono divisi, alcuni intravedono l’inizio di una guerra civile fra Brexiter duri e coloro che vogliono un approccio più morbido ai negoziati. È inevitabile un confronto interno dopo una simile sconfitta elettorale, ma in questo momento la guerra sembra più per la leadership che per l’Europa.

May sempre piu' in difficolta'

La signora May è comunque costretta a rimodulare il suo slogan che già voleva dire poco e ora appare ancora più vuoto «Brexit means Brexit». Così, senza aggettivi, per dimostrare forza e lasciare il segno. Invece il destino di questa scelta tutta britannica è avere sempre con sé un qualcosa che la qualifichi non fosse perché si tenta di dare una forma a un processo lungo, complicato, rischioso. In questi giorni si porta open.

Il rinvio del discorso della Regina è inoltre un segnale neanche tanto debole della confusione di queste ore. L’opposizione laburista sostiene che è la prova di un governo «nel caos». È anche una decisione inattesa visto che il ministro della Brexit, David Davis, fedele alleato di May, aveva detto poco prima che i negoziati con l’Unione europea non sarebbero iniziati il 19 giugno proprio perché era il giorno del discorso della Regina. Lunedì prossimo invece non si terrà né il rituale intervento di Elisabetta né il primo atto del divorzio dall’Unione.

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