Algoritmi e robot a supporto dei banchieri

finanza islamica

A Londra la prima app per risparmiatori halal

di Simone Filippetti


3' di lettura

Metti la tua bocca dove sono i tuoi soldi, è un famoso modo di dire britannico che sta per “comportati come parli”, un invito alla coerenza. In giro per Londra, si vede ultimamente una versione aggiornata del proverbio: decine di cartelloni invitano a “mettere il tuo cuore dov’è il tuo portafoglio”. È la campagna pubblicitaria del primo “salvadanaio” digitale per musulmani, la piattaforma di risparmio e investimenti fatta su misura dei seguaci di Allah.

Per comprendere serve un piccolo passo indietro: c’è una parola araba “Riba“ (interesse o usura, in arabo usati come sinonimi) che è un macigno per l’industria del risparmio gestito. Il Corano del profeta Maometto vieta che il denaro possa generare altro denaro, ossia pagare un interesse. Per un musulmano la liquidità (anche azioni e obbligazioni) non può generare un rendimento. Solo gli asset reali, gli immobili, possono dare rendimenti. Un dettame che a sei secoli dalla nascita dell’Islam, di fatto impedisce agli intermediarii, musulmani o “occidentali” di raccogliere denaro di credenti in Allah.

La pubblicità è stata lanciata da Wahed, il più grande asset manager online in Inghilterra rispettoso della Sharia. A metà tra Gimme Five, la App lanciata in Italia da Alberto Foà per accumulare risparmi dal telefonino, e i servizi etnici in stile Money Transfer, Wahed punta alla immensa torta dei risparmi dei milioni di islamici che vivono in Inghilterra.

La finanza islamica è il trend della gestione dei patrimoni, il mercato da sviluppare anche perché totalmente assente. Se la Brexit spaventa e fa temere che le banche scapperanno da Londra, il tesoretto dei risparmi islamici è la riserva nascosta in grado di compensare l’impatto dell’addio alla Ue. Già nel 2014, due anni prima che lo spettro di Brexit si materializzasse, il Regno Unito è stato il primo paese in Europa a mettere un titolo di stato Sukuk, cioè compatibile con l’Islam: l’importo era modesto, 200 milioni, ma ha avuto richieste per 2 miliardi. Nella Ue sono censiti 40 milioni di islamici (la popolazione della Spagna) e i loro risparmi sono un fiume di denaro che sfugge ai canali ufficiali. Nel solo Regno Unito sono quasi 3 milioni. Alla fine del 2014, la finanza islamica in Uk ammontava a 4,5 miliardi di sterline. A livello globale la torta vale 3mila miliardi. L’80% della finanza islamica è costituita da depositi bancari e conti correnti, ma solo una minima parte viene intercettata dal risparmio gestito: si calcola che ci siano 1,6 miliardi di conti correnti aperti da musulmani nel mondo, ma gli investimenti compatibili con la Sharia coprono appena l’1% dei depositi.

A Londra è partita la caccia a questi patrimoni. La prima filiale inglese di una banca medio-orientale, risale al 2004, con lo sbarco della Al Rayan Bank. Lo scorso anno l’americana Wahed ha lanciato il suo servizio anche in Uk e ha aperto il mondo del digital banking all’Islam. La start-up, creata da due fondi (Cue Ball e il venture capital Beco), ha raccolto 12 milioni ma già ne vale 75. In ossequio ai suoi principi islamici, che in parte coincidono con i criteri laici (Esg), la app offre condizioni vantaggiose: la soglia di ingresso è popolare, appena 100 sterline, non ha obblighi o vincoli di durata e le commissioni sono molto basse. Dal telefonino, con un sistema intuitivo e grafico, si sceglie il profilo di investimento: dal “molto cauto” all’“aggressivo”, ma sempre secondo standard etico-religiosi “vidimati” da un comitato che seleziona alla base i titoli azionari, obbligazionari (solo Sukuk) e le materie prime (oro).

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