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A Londra riapre la National Portrait Gallery: i ritratti inglesi trovano una nuova casa

Dopo 4 anni di lavori, inaugurata la rinnovata sede del museo, con un nuovo ingresso, nuova disposizione e ancora più opere, grazie al finanziamento di Mister Dazn, Lev Blavatnik

di Simone Filippetti

(EPA)

3' di lettura

Un espressivo e vivido ritratto di Re Carlo è il benvenuto che accoglie i visitatori nella nuova National Portrait Gallery di Londra. Dietro Trafalgar Square, attaccata alla casamadre National Gallery, ha riaperto il museo che raccoglie i ritratti dei più celebri e importanti personaggi della storia britannica.
Dopo lavori costati 41 milioni di sterline e durati quasi 4 anni, l’edificio della Galleria si presenta rinnovato, per la prima volta da quando ha aperto i battenti nel 1896: a partire dall’ingresso che ora è dall’entrata principale del palazzo, che affaccia sulla piazzetta Ross Place. Il nuovo orientamento, rispetto al precedente ingresso laterale, defilato, si presenta meglio a richiamare il flusso dei turisti che affolla Leicester Square e la facciata in stile rinascimentale conferisce più autorevolezza e austerità al museo.

The National Portrait Gallery. Londra. (AdobeStock)

Eclettismo

L’ingresso è spiazzante perché sono esibite una serie di busti di marmo e di onice. La scultura in teoria non rientra tra le opere catalogate, e infatti le statue sono esposte al museo principale, tra i ritratti ma a ben vedere i busti sono anch’essi tra i modi di raffigurare le persone. Ma questo tocco rende bene l’idea dell’ecletticità che contraddistingue la nuova galleria. Il piano terra ospita una nuova sezione «Making History», dedicata ai personaggi britannici viventi. Accanto al già citato primo piano di Carlo III, molto suggestivo, è curioso vedere che il secondo britannico più importante sia il tennista scozzese Andy Murray, vincitore di Wimbledon (ma solo una volta). Altrettanto curiosamente, non ci sono politici anche se il controverso Boris Johnson, il premier che ha portato il Regno Unito fuori dalla UE, avrebbe forse meritato (al di là del giudizio storico e morale sul personaggio).

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National Portrait Gallery. Londra. (Epa)

Nuova configurazione

La vecchia scala mobile, che era l’elemento architettonico distintivo della vecchia NPG, è rimasta ma è ora nascosta dietro la biglietteria. Disposto su 5 piani, con un allestimento che ricorda molto la sorella maggiore National Gallery, tra pavimenti i mosaici e volte di marmo, il museo srotola le opere in senso anti-temporale. Man mano che si sale si torna indietro nel tempo. Al primo piano, si va dal 1850 fino alla fine del Millennio; al secondo piano dal 1300 al 1800. Il museo consiglia però di salire direttamente al secondo piano e poi arrivare al presente. La parte più accattivante è al primo piano dove l’eclettismo trova il suo apice: vedere Margareth Thatcher accanto ai Prodigy (gruppo elettronico punk degli Anni ’90) è strano ma rende bene lo spaccato sociale dell’Inghilterra della fine del secolo. Tra i ritratti più interessanti e originali il busto di Tim Berners-Lee, lo scienziato inventore del web, e il dipinto di Anna Wintour, la famosa direttrice di Vogue, due icone, opposte, dell’epoca contemporanea. Commovente la gigantografia di Elisabetta II e Filippo, seduti sul divano, in una foto del 2012 per il Giubileo d’oro della monarca. Sempre tra i reali, colpisce, per la meticolosità dei dettagli e la plasticità dei colori, il ritratto di Re Giorgio VI, in uniforme militare, per celebrare la vittoria della Seconda Guerra Mondiale.

Catherine, Princess of Wales, alla National Portrait Gallery. Londra. (Reuters)

Da “filiale” a museo

Il restauro, seguito da più studi di architettura, ha valorizzato gli elementi architettonici del vecchio edificio. L’ultimo piano, dove i lavori hanno riportato all’uso una terrazza di epoca vittoriana, oggi ospita il ristorante; mentre i due piani sottoterra sono il luogo di laboratori fotografici e sale per formazione ed eventi. Anche il negozio è ora al livello dei grandi musei mondiali: una bellissima stanza al piano terra, con vista sulla trafficata Charing Cross.

Per anni la NPG è stata poco più di un’ala della confinante National Gallery. Oggi è un museo vero e proprio. Questo salto da “filiale” a istituzione culturale di primo piano è stato possibile grazie anche al sostanzioso finanziamento della Blavatnik Foundation, la fondazione del ricco Lev Blavatnik, russo ucraino proprietario della piattaforma DAZN, alla sponsorizzazione di Bank of America e allo studio legale Herbert Freehills.


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