la ripartenza inglese

A Londra riaprono i negozi: boutique semivuote, file solo per il low-cost

La folla lungo Oxford Street - la via dello shopping - rasenta l'assembramento; sono tornati anche gli ambulanti e i disturbatori. In strada è pieno di gente, ma nei negozi molto meno

di Simone Filippetti

Londra, le strade del centro si affollano con l'apertura dei negozi

La folla lungo Oxford Street - la via dello shopping - rasenta l'assembramento; sono tornati anche gli ambulanti e i disturbatori. In strada è pieno di gente, ma nei negozi molto meno


5' di lettura

Londra - Il commesso all'ingresso di Harrod's sfoggia un sorriso a 36 denti e accoglie chi entra con un “Buongiorno” così sincero e sentito come se fosse il primo cliente della storia. In un certo senso è così. Dal 15 giugno, Londra riapre i battenti: i negozi sollevano la saracinesca. Dal 20 marzo erano tutti chiusi (tranne alimentari e farmacie): dentro lo storico edificio a mattoni rossi, che da metà dell‘800 ospita i grandi magazzini preferiti della Regina Elisabetta e meta di pellegrinaggio dei turisti, nessuno metteva piede da tre mesi.

Ora è di nuovo pronto ad accogliere i clienti, ma sembra passato un secolo; il mondo prima del coronavirus è un'altra epoca storica sebbene da calendario sia sempre l’anno del Signore 2020, funesto e terribile. Fuori dal palazzo, sono tornati pure i taxi che stazionano giorno e notte davanti all'ingresso principale, pronti ad accogliere le signore stracariche di pacchi e pacchetti. Ma per ora, non c'è via vai. Dentro, c'è gente, ma non c'è folla. Chi si aspettava il “Revenge Shopping”, la crisi di astinenza che porta a una reazione contraria di acquisti forsennati, è rimasto deluso. Non serve nemmeno chiedere a qualche commesso quante persone siano entrate, perché proprio vicino alla porta c'è un display elettronico che conta gli ingressi: alle 12, quando per gli inglesi inizia il pomeriggio, segna 926 persone su una capienza totale dichiarata di 4400 persone (in tempi distanziamento).

Il pienone pre-Covid, quando nei fine settimana era quasi impossibile camminare, tra turisti stranieri del week-end, arabi spendaccioni e cinesi maniaci delle shopping, e anzi veniva voglia di scappare, non si vede più. Ora le file dei clienti sono solo da Hermès e da Lvmh, dove tutti stanno distanziati e i banconi sono divisi col plexiglas della discordia tra Matteo Salvini e la ministra Lucia Azzolina. Chicca per i clienti del marchio francese, l'avviso “Sfogliate con gli occhi” per non far toccare la merce.

Londra riapre i negozi

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Oxford Street si ripopola, ma tira solo il “low cost”

Anche Oxford Street, la via emblema dello shopping a Londra, per 100 giorni è stata deserta, come l'intero centro città. Tutto chiuso, nessun passante, niente traffico in una via solitamente congestionata. L'ultima volta che Oxford Street era apparsa così fu durante la Seconda Guerra Mondiale. Dalla mattina del 15 giugno, invece, sono tornate le file e gli ingorghi di taxi e autobus a due piani, ma è più perché durante la quarantena è stato allargato il marciapiede così da potenziare il distanziamento, a scapito della strada. Lato positivo della quarantena: mentre tutto era deserto, a Londra i cantieri andavano avanti spediti, senza ostacoli. La via più famosa al mondo - assieme alla Fifth Avenue di New York e a Montenapoleone di Milano - si è di nuovo ripopolata.

Sembrerebbe una normale giornata di estate a Londra se non fosse per le (sporadiche) mascherine che riportano alla realtà. E se non fosse per la novità del poliziotto bagnino. Sono stati installate delle torrette da dove la Met Police scruta la folla. «Un po' per distanziamento, e un po' per controllare che tutto fili liscio», spiega il simpatico Bobby-Baywatch appollaiato sul trespolo.

E in effetti un guardiano serve: la folla lungo la via rasenta l'assembramento; sono tornati anche gli ambulanti e i disturbatori. In strada è pieno di gente, ma nei negozi molto meno. Anche perché tanti, come i grandi magazzini Debenham's, House of Fraser e John Lewis, sono tuttora chiusi. La scena cambia solo davanti a Zara: è il negozio che vanta la fila maggiore. Decine di clienti, tutte donne, in un serpentone che fa il giro del palazzo. Se i sacchetti in mano alle persone hanno valenza statistica, se ne deduce che la gente ha comprato solo marchi di fascia media o “a basso prezzo”: Primark, Pull&Bear, Foot Locker.

Da Selfridge's, “tanto rumore per (poco) nulla?”

Davanti a Selfridge's, il concorrente di Harrod's, l'altro tempio londinese degli acquisti, c'è una palpabile frenesia. Troupe televisive, curiosi, i clienti che escono con il tradizionale sacchetto giallo, hanno sul volto l'espressione del corridore che abbia terminato la sua prima maratona. Bollini, anch'essi gialli, e severe misure accolgono i clienti: l'accesso è regolato da transenne per convogliare, gel sanificante prima di aggirarsi tra gli scaffali; pure sugli scalini della scala mobile ci sono i bollini gialli per distanziarsi. Nonostante le precauzioni, c'è una gran folla e pure caotica. Ma è gente entrata più per passeggiare e passare il tempo che per comprare. Prova ne sia che è solo il piano terra (per un qualche motivo sociologico che accomuna tutti i grandi magazzini del mondo) a essere preso d'assalto. Al piano inferiore, quasi deserto, Ehab, commesso del punto vendita Montblanc, è raggiante: «Non vedevo l'ora di tornare, dopo mesi a casa, in cassa integrazione: senza lavoro mi annoiavo». Ma l'entusiasmo dei commessi, da Harrod's come da Selfridge's, non si traduce automaticamente in clienti, clienti che peraltro durante la quarantena hanno continuato a fare shopping online: «A dire il vero oggi è molto calmo - ammette con un eufemismo Ehab - c'è s' molta gente, ma sono tutti ragazzini, adolescenti, persone più curiose di rientrare in un negozio che di fare acquisti».

In attesa che le casse riprendano a battere scontrini, per i grandi magazzini - con i costi della riapertura, tra sanificazione, distanziamento, e personale aggiuntivo a controllare le persone - il conto economico per ora piange.

Super-lusso ancora in quarantena

Camminando da Oxford Street verso Piccadilly, si entra nel sancta sanctorum dello shopping: la lunga striscia di Bond Street, divisa tra Old e New, è un concentrato di super-lusso: vi affacciano le boutique più costose e raffinate del mondo. Tra i palazzi della via del lusso sono state appese le bandiere del Regno Unito e striscioni blu con la scritta “Thank You” rivolto a medici e infermieri che hanno combattuto il virus, i nuovi eroi dell'epoca post-moderna. Le vetrine, che erano state blindate per evitare saccheggi e vandalismi, sono di nuovo scintillanti, ma desolatamente vuote: dentro fervono i lavori di commessi per accogliere al meglio i clienti, ma per ora non ce ne sono. C'è più traffico che clientela: lungo il marciapiedi non c'è la folla di Oxford Street; sembra un'altra città. I passanti sono rari, mentre auto e furgoni passano di continuo. Qualche timido e incoraggiante segnale c'è stato: alle 11 di mattina, per l'apertura, davanti alla vetrina di Prada, all'apertura, c'erano 10 persone in fila. Londra riparte sì, ma a molte velocità. Ralph Lauren che occupa un intero palazzo a metà della via, ed è il negozio più grande di tutti, è semivuoto, nessuno in fila. Tra le vetrine stellari e inaccessibili per i comuni mortali di Bond Street, le uniche file, anch'esse tutte di donne come per Zara, sono da Tiffany e da Cartier. Aveva ragione Marilyn Monroe: “I diamanti sono i migliori amici delle ragazze”.

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