london design festival al via

A Londra va in scena il design targato «no Brexit»

Da Chelsea a Shoreditch, la città è una delle mete più interessanti per i creativi di tutto il mondo. Da oggi torna il LDF, con una forte presenza di italiani

di Giovanna Mancini


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Il London design festival quest’anno va in scena dal 14 al 22 settembre

4' di lettura

Ampiezza e profondità. Ben Evans – cofondatore assieme a Sir John Sorrell e direttore del London Design Festival (Ldf) – usa proprio questa espressione tipicamente inglese («Breadth and Depth») per descrivere quel tratto della personalità di Londra che la rende diversa da tutte le altre città nel panorama internazionale del design e che negli ultimi anni ha decretato il successo della sua principale manifestazione legata al settore, nata nel 2003 e in calendario da oggi, 14 settembre, al 22.

«Londra ha beneficiato della sua identità fortemente internazionale – spiega Evans – ma anche della grande varietà di espressioni legate al design, interpretato in chiave allargata, non limitato cioè all’arredamento o al design industriale, ma esteso a tutta l’industria creativa».

Un’industria che, nella sola capitale, occupa quasi un milione di persone ed è cresciuta con grande rapidità negli ultimi 50 anni, diventando una parte importante della storia stessa della città. Ma che ora la Brexit rischia di compromettere: «Siamo molto preoccupati del possibile impatto su quella che noi chiamiamo economia della creatività – ammette il direttore del Ldf – che è frutto dell’apertura di Londra alle culture di tutto il mondo e alle influenze esterne». Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, la migrazione di talenti e di energie giovani che ha fatto da traino a questa esplosione potrebbe interrompersi o, peggio, andare nella direzione opposta.

Oggi, comunque, il ruolo di Londra nell’industria del design è centrale e la rapida crescita del London Design Festival ne è testimonianza: se si esclude il Salone del Mobile di Milano – il primo e finora più importante evento del settore a livello internazionale – la kermesse inglese ha soppiantato tante altre analoghe “settimane del design” spuntate come funghi negli ultimi 10-15 anni, imponendo la capitale britannica come un «must-to-be place» della creatività.

Lo dimostra la nutrita presenza anche dei principali brand italiani dell’arredo-design, che partecipano attivamente alla manifestazione realizzando eventi, mostre o talk all’interno dei propri showroom oppure esponendo nelle fiere commerciali organizzate durante la kermesse. La maggior parte delle aziende del mobile made in Italy ha infatti compreso da tempo l’importanza di essere sulla piazza londinese in modo diretto e strutturato, attraverso filiali commerciali e flagship store di grande richiamo nelle zone più trendy della città, da Chelsea e South Kensington – storicamente ricche di negozi, musei e gallerie di design – fino a Clerkenwell, sede di numerosi studi di progettazione, e ai quartieri emergenti delle ex-periferie riqualificate.

Del resto, parliamo di una città in cui ha sede quasi un migliaio di studi di architettura, molti dei quali di fama internazionale, che operano in tutto il mondo con i propri progetti, come spiega Giulio Cappellini, imprenditore e designer, nonché curatore di I-Made (Italian Manufacturing DEsign), il progetto espositivo che durante il Ldf esporrà negli spazi della prestigiosa Saatchi Gallery di Chelsea alcune eccellenze della manifattura italiana, ospitando installazioni e prodotti delle più note aziende dell’arredo-design.

«Londra è un hub importantissimo per il nostro settore e non soltanto per chi vuole vendere sul mercato locale, anzi», osserva Cappellini. Londra è infatti da anni un cantiere aperto che ha poco da invidiare a città come Dubai o Doha, Shanghai o Chengdu, New York o Miami. È il luogo in cui, con appena due ore di volo da Milano, imprese e designer possono intercettare le maggiori commesse internazionali, mentre i giovani creativi o gli appassionati possono venire a vedere da che parte gira il mondo.

La forza di Londra e della sua manifestazione risiede proprio nella capacità di richiamare un pubblico internazionale e variegato, ormai più di Parigi. «Milano è sempre Milano – osserva Cappellini – e in termini di fiera commerciale e innovazione non c’è paragone. Però Londra sta diventando sempre più interessante, perché qui c’è molta sperimentazione e sta crescendo una nuova generazione di giovanissimi designer provenienti da altri Paesi, che qui vive e lavora». A differenza del design italiano, legato soprattutto alla manifattura, quello britannico e in particolare londinese «ha più a che fare con le idee che con i prodotti finiti – fa notare anche Ben Evans – e questa è una delle principali differenze con il Salone del Mobile di Milano».

Questa interpretazione del design e del suo ruolo è ben evidente nei tanti progetti ed eventi programmati durante il Festival, che lo scorso anno ha registrato 588mila visitatori da 75 Paesi. La sua piattaforma mette insieme oltre 400 iniziative culturali tra mostre, dibattiti e riflessioni sul design, oltre a quattro manifestazioni fieristiche: 100% Design, DesignJunction, Focus/19 e London Design Fair. Il tutto, spalmato in una serie di “distretti” – sul modello milanese – organizzati in modo indipendente ma connessi e coordinati attraverso la piattafroma del Ldf: Bankside, Brompton, Clerkenwell, Marylebone, Mayfair, Pimlico Road, Shoreditch, Victoria connections e West Kensington. Il cuore nevralgico è il Victoria&Albert Museum, una delle sedi più prestigiose del design britannico, all’interno del quale ogni anno vengono allestiti i progetti “speciali” del Festival: quest’anno ospiterà tra le altre «Legacy», una mostra di dieci pezzi nati dalla collaborazione tra altrettanti designer internazionali (tra cui l’italiano Martino Gamper e alcuni nomi già affermati come Jasper Morrison) e dieci istituzioni culturali londinesi, dalla BBC alla Tate Gallery.

Ogni distretto ha una propria specificità, legata all’anima del quartiere e alle sue attività. Shoreditch, ad esempio, è il luogo in cui si concentrano le iniziative dei designer e studi locali che qui hanno la loro sede – spesso giovani e caratterizzati da un tratto molto sperimentale; Pimlico ospita gli showroom di alta gamma dei brand più blasonati e costosi dell’arredamento e dell’interior design; Brompton è la vetrina dei principali brand internazionali, tra cui molti italiani, ma anche di giovani creativi da tutto il mondo che espongono le proprie creazioni in mostre collettive o personali. «Il Festival nasce proprio per dare una voce alle tante anime del design londinese – conclude Ben Evans – che in una città così grande e ricca di offerta creativa rischiano di perdersi. Vogliamo creare un momento in cui ciascuno possa raccontare la propria storia ed è per questo che sosteniamo tanti progetti di natura diversa in posti differenti».

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