packaging valley

A Marchesini la laurea honoris causa in Ingegneria dell’automazione

Marchesini: «Faccio questo mestiere perché è l’unico che so fare da sempre, lo faccio con passione e mi diverto, ancora oggi dopo 42 anni»

di Ilaria Vesentini


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«Faccio questo mestiere perché è l’unico che so fare da sempre, lo faccio con passione e mi diverto, ancora oggi dopo 42 anni. Lavoro nella fabbrica fondata da mio padre sin dai tempi del liceo ed è stata la passione per la tecnologia, mescolata alle difficoltà economiche della mia famiglia in quell’epoca, a determinare la scelta di mollare l’università, finito il terzo anno di Ingegneria meccanica, avevo 22 anni, per dedicarmi a tempo pieno all’impresa di famiglia». Così Maurizio Marchesini, presidente dell’omonimo gruppo di Pianoro specializzato in macchine automatiche per il pharma e la cosmesi, tra i big mondiali del settore, lascia intuire fin da subito il significato profondo che ha per lui il titolo di Dottore in Ingegneria dell'automazione consegnato dal rettore dell'Alma Mater.
La laurea ad honorem va non solo all’imprenditore innovativo nel mondo dell’automazione, della meccatronica e della robotica – spiega le motivazioni del riconoscimento il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini - capace di proiettare la sua impresa e tutto il sistema industriale regionale nel contesto internazionale, ma anche alla personalità di grande spessore e impegno professionale, etico, sociale, che si è sempre spesa per il suo territorio e la sua comunità, dedicando molta attenzione alla ricerca e alla collaborazione con le università e i centri di ricerca, così come alla gestione delle politiche regionali e nazionali del comparto industriale.
Molti i ruoli che Marchesini ha svolto e svolge – ex presidente Confindustria Emilia-Romagna e Unindustria Bologna, membro del Consiglio generale di Confindustria, consigliere direttivo di Ucima, vicepresidente Simest – a conferma della sua dedizione al benessere della comunità industriale, che fa il paio con l'approccio generoso, gentile e sorridente verso chiunque si relazioni con lui, una figura di “saggio” per l'industria non solo bolognese ma di tutta la packaging valley. «Io e tutti i miei collaboratori con cui oggi divido questo riconoscimento, perché è merito di tutta la squadra se sono arrivato fin qui – sottolinea il presidente - siamo figli della storia e dei valori che mio padre, Massimo Marchesini, ha iniziato a diffondere nel 1974, aprendo in proprio un'officina con cinque persone, nonostante avesse una carriera di successo in una impresa della zona. Voleva coltivare la sua passione per la tecnica, costruire con le sue mani cose complesse divertendosi. E anche oggi che siamo diventati una multinazionale di 1.600 persone e 400 milioni di fatturato e che dobbiamo rispettare metodologie per lavorare tutti assieme con questi numeri, ciò che ci unisce è la passione per la tecnologia, il divertirsi lavorando assieme come fossimo artigiani, anche se siamo diventati industriali».

La lectio magistralis

Nella sua lectio magistralis intitolata “La passione è l’energia più innovativa”, il neodottore in Ingegneria ripercorre tutti i salti tecnologici che il gruppo Marchesini ha compiuto in mezzo secolo e la lungimiranza del padre nel farsi da parte via via che elettronica, software e robotica avanzavano sulla meccanica. Guai a chi insinua che il lavoro tecnico sia arido: «La tecnologia è la massima espressione di creatività, è la capacità di trasformare oggetti e algoritmi in cose che funzionano e hanno vita propria. L’ingegneria è la finestra aperta sul futuro di questo territorio e di tutto il pianeta, è lo strumento che ci permetterà di affrontare il problema dei problemi, quello ambientale, ma dobbiamo sempre ricordarci di tenere la persona al centro, altrimenti la tecnologia diventa un mostro».
Nella via Emilia affamata di tecnici e ingegneri c'è ora un laureato in più, che conserva intatta la passione dei vent'anni per i marchingegni ma ha «momenti di scoramento» quando come imprenditore si guarda attorno. «Siamo in una regione locomotiva che ha avuto due ottime amministrazioni e che credo continuerà a crescere qualche decimo di punto di Pil sopra la media. Ma è dura oggi fare di più di quello che facciamo, nel contesto politico nazionale e internazionale in cui ci muoviamo. Un Paese che impone il carcere per chi evade 100mila euro di tasse, e basta un errore di una mia impiegata per farlo in un gruppo con le dimensioni del mio – conclude Marchesini - significa che non vuole la grande industria. Per restare sul mercato però bisogna crescere, la nostra storia di artigiani lo insegna, bisogna ammortizzare su più prodotti possibile gli ingenti investimenti in R&S che ci permettono di essere innovativi e competitivi e bisogna espandersi geograficamente per catturare ogni possibile cliente».

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