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A Merano arriva il bus a guida autonoma. Niente volante, sbaglia al massimo di un centimetro

Navya ha una autonomia di 9 ore e di notte si ricarica; sarà in grado di riconoscere l'utente registrato, ad esempio estraendo la pedana se a salire è una persona disabile. Al momento funziona anche con tecnologia 3 o 4G

di Barbara Ganz


Il bus senza autista sbaglia al massimo di un centimentro

5' di lettura

Il mezzo è arrivato a destinazione venerdì 23 novembre: è destinato a mandare in pensione la targhetta «Vietato parlare al conducente» che ancora si trova su molti mezzi pubblici.

La sperimentazione si svolge a Merano, dal 25 novembre al primo dicembre, ed è la prima sperimentazione italiana – aperta al pubblico e su percorso urbano – di un bus a guida autonoma, senza conducente. Il mezzo elettrico – fornito da Navya, azienda francese fra i leader mondiali per la guida autonoma - è capace di “leggere” il percorso, con la massima sicurezza.

Il primo test
Per un’intera settimana, dalle 9 alle 17, i cittadini della città termale interessati avranno come punto di ritrovo lo stand informativo in via dei Giardini. Le corse partiranno, a ciclo continuo, percorrendo in poco meno di 10 minuti un anello urbano, che lambisce il centro storico e i Mercatini di Natale, aperti prossimo week end.

Merano è al centro della sperimentazione italiana sulla guida autonoma grazie al progetto Mentor, finanziato con 1,5 milioni di euro dal programma di cooperazione europea Interreg V/A Italia-Svizzera. Un progetto europeo che vede come capofila i Comuni di Merano e Briga-Glis (Svizzera) e come partner tecnologici NOI Techpark, il polo dell’innovazione dell'Alto Adige, Sasa (Mobilità) e PostAuto, due aziende che da sempre mettono insieme servizi di mobilità e nuove tecnologie.

A Merano arriva il bus a guida autonoma.

A Merano arriva il bus a guida autonoma.

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I casi in Europa
Sabato 24 novembre, sono iniziate le prove guidate del percorso. Lo shuttle combina un sistema di sensoristica collegato ad un segnale Gps, per la memorizzazione del percorso. Ogni viaggio porterà 12 persone, più due tecnici: uno per eventuali interventi, in caso di bisogno, l'altro per spiegare ai passeggeri le funzionalità del mezzo.

Nel mondo ci sono già 130 casi di servizi di trasporto svolto con mobilità autonoma di questo genere (anche in tutta Europa tranne Portogallo, Grecia e Italia, dove è appunto in fase di test).

«Il veicolo ha 1,5 milioni di chilometri percorsi – spiega Roberto Maldacea, docente universitario di Mobilità sostenibile e ceo di I-Mobility garage, l’azienda veronese che importa e distribuisce Navya in esclusiva per l’Italia – Questa è mobilità autonoma di livello 3, come quello di Tesla per intendersi: per convenzione l'unica che può uscire dall'ambito sperimentale. Una volta memorizzato il percorso, il mezzo lo riproduce con un errore di massimo un centimetro».

Niente volante, a bordo 15 persone
A bordo è prevista la presenza di un operatore, che non guida ma può intervenire in caso di bisogno. Nessun volante: basta un joystick sul modello di quelli per i videogiochi in fase di memorizzazione del percorso e in caso di emergenze. E’ omologato per 15 persone (11 sedute e 4 in piedi) e per una velocità massima di 25 chilometri l'ora, ma in certi casi, sulle strade australiane, arriva a 60.

«È pensato per usi in zone a traffico limitato, ad esempio per collegarle con le fermate di tram, bus e metro: l'ultimo miglio della mobilità, insomma – continua Maldacea – Ci sono però sperimentazioni in zone di montagna, al servizio degli sciatori sul versante francese delle Alpi, anche in condizioni meteo estreme; in questo caso risultano utili le 4 ruote motrici».

Il mezzo costa 300mila euro, ma si può anche noleggiare a lungo termine: memorizza in un paio di giorni ogni segnale stradale, attraversamento pedonale, uscita da scuola. Incidenti non ne sono stati segnalati, a parte quella signora che a Vienna ha attraversato usando il cellulare; il mezzo si è fermato, lei anche, poi sono ripartiti ma lei, chattando, è andata a sbattere contro il veicolo. E’ andata a finire che è stata multata lei, la passante. «Il rischio maggiore finora – nota Maldacea – è che ciclisti e pedoni restino incantati e incuriositi a guardare la novità».

In nessuna applicazione finora – da Bonn a Monaco di Baviera, da Parigi a Lione – le amministrazioni locali hanno scelto di fare pagare il biglietto: l’obiettivo è far incontrare i cittadini con le nuove tecnologie, perché ne apprezzino le potenzialità.

Anche a Merano il Navya è stato accolto da una piccola folla di curiosi: fra i primi ad accorgersi della novità gli anziani della casa di riposo adiacente al percorso predisposto per i test.

Progetto Mentor
È il nome del progetto, della durata di tre anni, che punta a ripensare la mobilità delle regioni alpine di Alto Adige e Svizzera. Comune di Merano e Sasa (l'azienda della mobilità), infatti, sono in costante contatto con i partner di progetto a Sion, la cittadina svizzera dove si sta svolgendo una delle più importanti sperimentazioni al mondo di questi mezzi. Mentor, in particolare, adotterà un sistema ad hoc, funzionale per territori dove non ci sono metropoli ma tante città di dimensioni ridotte da collegare fra loro. Sono tre gli assi sui quali si muove il progetto: costruire e implementare un servizio di bike sharing, creare la cultura (e una piattaforma) per il car pooling e ripensare il concetto del trasporto.

«A Merano abbiamo già messo a disposizione le biciclette che si possono prenotare con una app: un'altra applicazione permette di trovare un posto nelle auto collettive – spiega l'assessora al Trasporto Madeleine Rohrer – Questa per noi è una chicca in un piano completo e ambizioso. E sui social il dibattito è già partito».

Le reazioni
Tre – racconta l’assessora – sono le reazioni al bus a guida autonoma. La prima: adesso rubate il lavoro agli autisti? La seconda: ma non potevate occuparvi di altro, ad esempio riparare le buche? La terza: finalmente un progetto innovativo. In prospettiva, conclude l’assessora, l’obiettivo è un trasporto on demand: «Mi interessa andare da A a B: una volta l’auto, magari di lusso, era uno status symbol, ma nella società che avanza l’importante è avere non un solo autobus ma diverse scelte per poter compiere quel percorso».

Per il Noi Techpark, «il test ha anche l'obiettivo di raccogliere feedback e reazioni delle aziende che vengono a contatto con l'innovazione nella mobilità», spiega Roberto Cavaliere della Digital Unit; nel polo bolzanino è da tempo in corso una sperimentazione con la concessioni di auto elettriche da parte della Provincia (si possono sperimentare per quattro giorni),

Navya ha una autonomia di 9 ore e di notte si ricarica; sarà in grado di riconoscere l’utente registrato, ad esempio estraendo la pedana se a salire è una persona disabile. Al momento funziona anche con tecnologia 3 o 4G, anche se in prospettiva il 5G ne aumenterà le prestazioni. Le possibili applicazioni vanno dai paesi di montagna a contesti come aeroporti, ospedali o parchi divertimento, dove cioè ci sono spazi ristretti ed è sufficiente una velocità limitata. «Il problema sono gli spazi contaminati da veicoli a guida tradizionale – conclude Maldacea – perché diventa difficile calcolare il fattore umano, ad esempio di chi dopo avere messo la freccia a destra decide all'ultimo momento di svoltare a sinistra. Se ci fossero solo mezzi a guida autonoma, il problema non esisterebbe».

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