La decisione di Palazzo marino

A Milano 50mila famiglie non pagheranno l’addizionale Irpef

Il voto in consiglio comunale: 24 favorevoli e 2 astenuti. Passa la proposta della giunta di Giuseppe Sala. Le minori entrate di 7 milioni verranno compensate da tagli ad altri progetti

di Sara Monaci

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(IMAGOECONOMICA)

Il voto in consiglio comunale: 24 favorevoli e 2 astenuti. Passa la proposta della giunta di Giuseppe Sala. Le minori entrate di 7 milioni verranno compensate da tagli ad altri progetti


2' di lettura

A Milano 50mila famiglie non pagheranno l’addizionale Irpef. Lo ha deciso il consiglio comunale, votando la proposta dell’assessore al Bilancio Roberto Tasca.

Il consiglio comunale ha dato il via libera alla misura con 24 voti favorevoli e 2 astenuti. L’opposizione di centrodestra ha criticato la scelta ma è uscita dall’aula senza votare. Riassumendo le principali contestazioni: per la Lega Nord bisogna stare attenti al parere dei revisori dei conti e per questo chiederà l’intervento della Corte dei conti; per Forza Italia ci vorrebbe ben altro, troppo poco una soglia di esenzione così bassa.

Aumenta quindi la soglia di esenzione dunque, che passa da 21mila a 23mila euro. La giunta guidata da Giuseppe Sala ha deciso questa misura straordinaria per via dell’emergenza Covid, che da una parte ha mandato all’aria il bilancio previsionale del 2020 e dall’altra ha anche creato maggiori bisogni nelle famiglie, da sostenere con interventi finanziari aggiuntivi. Quest’anno si calcola infatti che i nuclei in forte difficoltà siano quasi 8mila (mediamente sono 6.300).

Il Collegio dei revisori dei conti ha dato parere negativo a questa misura, che nelle casse del Comune ridurrà le entrate di una cifra stimata tra i 7 e gli 8,5 milioni. Tuttavia la maggioranza di centrosinistra ha rivendicato, come è stato sottolineato negli interventi consiliari, la precedenza della politica rispetto alle considerazioni tecniche.

Roberto Tasca (Imagoeconomica)

Le entrati mancanti dovrebbero essere ripianate con tagli applicati ai budget condivisi da più assessorati per progetti comuni, che teoricamente ammonterebbero a 15 milioni. «Volevamo fare di più - dice Tasca - ma lo sforzo fatto va nella direzione corretta e rispetta l’equilibrio del nostro bilancio».

Per il prossimo anno si vedrà: se l’emergenza rientrerà, la soglia di esenzione potrebbe tornare quella di prima.

Far tornare il bilancio quest’anno non sarà cosa facile: si procede per passaggi graduali attraverso le variazioni. Le minori entrate saranno pari a 533 milioni, e Milano, come quasi tutti i Comuni, si aspetta un intervento statale. Tra le voci più significative che quest’anno mancheranno all’appello ci sono parte della tassa di soggiorno, dei biglietti del trasporto pubblico gestito da Atm, dell’Area C e delle multe. Anche i dividendi delle grandi partecipate come Sea (la società di Linate e Malpensa) saranno inferiori.

È un bilancio da riscrivere, insomma, rispetto alle rosee aspettative di gennaio, quando la spesa corrente sembrava tornare e si parlava della possibilità di fare nuovi mutui per gli investimenti.

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