Arti visive

A Milano una mostra per conoscere l’arte di Domenico Gnoli

Alla Fondazione Prada fino al 27 febbraio 2022

di Enrico Bronzo

3' di lettura

Inaugurata lo scorso 28 ottobre alla Fondazione Prada di Milano, la mostra con oltre 100 opere di Domenico Gnoli sarà visitabile fino al 27 febbraio 2022. Vista la gente presente all’esposizione una mattina di un giorno feriale gli organizzatori della mostra hanno colto nel segno.

Iniziando a proporre alcune delle immagine delle opere esposte è possibile che in molti si ricordino di averne vista almeno una.

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Diamo alcuni chiavi di lettura, iniziando con il dire che all’artista i critici d’arte hanno riconosciuto l'ispirazione che Gnoli ha trovato nel Rinascimento. La mostra, pensata da Germano Celant,critico d’arte morto nel 2020, riunisce opere realizzate dall'artista dal 1949 al 1969 accompagnate da altrettanti disegni per ricostruire il percorso biografico e artistico di Gnoli (Roma, 1933 - NewYork, 1970), a più di cinquant'anni dalla sua scomparsa.

La versatilità artistica e i suoi luoghi

La carriera di Gnoli, nipote di Domenico e figlio di Umberto Gnoli, entrambi critici e storici dell'arte, inizia nel segno della duplicità: da una parte il suo lavoro di scenografo, disegnatore di costumi e illustratore, dall'altra l'opera come pittore. Nel 1955 le sue scenografie per la commedia “Come vi piace” di William Shakespeare presentata all'Old Vic di Londra ricevono un grande consenso e lo fanno conoscere anche negli Stati Uniti. Dal 1959 vive tra Roma, New York, dove espone in diverse gallerie e lavora come illustratore per riviste e pubblicazioni, Parigi e Londra per poi stabilirsi dal 1963 nell'isola di Maiorca.

Domenico Gnoli

Una sua lettera

Nel 1965 l’artista scriveva: «Ho sempre lavorato come pittore come adesso, ma non lo si vedeva, perché era il momento dell'astrazione. Solo ora, grazie alla Pop Art, la mia pittura è diventata comprensibile. Mi servo sempre di elementi dati e semplici, non voglio aggiungere o sottrarre nulla. Non ho neppure avuto mai voglia di deformare: io isolo e rappresento. I miei temi derivano dall'attualità, dalle situazioni familiari della vita quotidiana; dal momento che non intervengo mai attivamente contro l'oggetto, posso avvertire la magia della sua presenza».

Carrellata di artisti

La allora la sua traiettoria incrocia i percorsi del minimalismo, dell'iperrealismo e della Pop Art, anche se,come ha osservato lo scrittore francese André Pieyre de Mandiargues: «lo stile pittorico di Gnoli nel momento stesso in cui descrive le cose banali che compongono l'ambiente dell'uomo, le illumina. Illustrandole le nobilita; mentre gli artisti pop le volgarizzano». Gnoli si sente parte di una tradizione di pittura che deriva dalla lezione di Masaccio e Piero della Francesca e continua con Piranesi, de Chirico, Carrà, Severini e Campigli. Il suo lavoro è influenzato anche da grandi artisti contemporanei come Bacon, Balthus, Dalí, Magritte, Shahn e Sutherland.

Il giudizio di Celant

La ricerca artistica di Gnoli abolisce il contesto e si concentra sul particolare di un corpo umano o di un oggetto, sottolineandone la potenziale sensualità e carica energetica. Questa pittura precisa e materica che valorizza le superfici, i colori e i materiali propri di elementi organici e inanimati è caratterizzata anche da un rigoroso taglio fotografico. Un approccio documentario che «mette sullo stesso piano tutte le cose, naturali e artificiali, esprimendo una volontà egualitaria: la rivincita degli elementi insignificanti e squalificati dalla classifica dei valori: il basso e il secondario, l'accessorio e il trascurabile», come ha osservato Germano Celant. L'apparizione improvvisa sulla tela di elementi apparentemente incongrui quali busti, ciocche di capelli, scarpe, poltrone, cassetti, cravatte e bottoni rappresenta uno stimolo visivo e mentale per l'osservatore. È un invito a completare queste immagini misteriose in bilicotra realtà e immaginazione,collocate al centrodi «un teatro sensuale e carnale dove si attua il continuo scambio tra le cose e i corpi, protagonisti di una complicità totale.”

L'allestimento, suddiviso in diverse gruppi di tele aventi lo stesso soggetto realizzate con le due tecniche pittoriche prevalenti nella vita dell’artista, è stato progettato dallo studio 2x4 di New York.

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