architettura

A Milano la mostra in cui il design delle costruzioni incontra il riciclo

Alla Triennale di Milano una mostra in cui 38 studi e ricercatori esplorano le nuove tendenze dell’architettura realizzate con materiali “zero waste”

di Paola Pierotti

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Alla Triennale di Milano una mostra in cui 38 studi e ricercatori esplorano le nuove tendenze dell’architettura realizzate con materiali “zero waste”


3' di lettura

In attesa del disvelamento dei contenuti della prossima Biennale di Venezia dal titolo “How will we live together?”, la Triennale di Milano ha aperto un confronto su “The State of the Art of Architecture Milano”, a cura di Joseph Grima, con una riflessione sulla produzione di nuove forme di pensiero architettonico contemporaneo, attraverso il coinvolgimento di 38 studi di architettura e ricercatori innovativi ed emergenti.

Dal 13 al 15 febbraio 2020 il pubblico ha potuto assistere in diretta all’allestimento della mostra, che sarà essenziale e realizzata con materiali zero waste, e rimarrà aperta fino al 29 marzo 2020.

Talent scouting e indagine aperta sulle nuove direzioni dell’architettura, per capire quali siano le linee di sviluppo dell’attività progettuale.
I lavori e le ricerche sono suddivisi per aree tematiche, quali, ad esempio, la scienza dei materiali, il riuso e la modularità, le nuove economie, toccando aspetti legati alla ricerca architettonica più tradizionale, ma allargando al contempo la prospettiva a nuovi ambiti come quello economico, sociale e teorico, connessi al fare architettura oggi.
Tra loro c’è Apparata, uno studio di architettura, design e ricerca con sede a Londra, gestito da Astrid Smitham, Nicholas Lobo Brennan e Theo Thysiades. Il loro lavoro si concentra sulla creazione di architetture di particolare rilevanza sociale e tra i progetti in corso c’è anche una casa per artisti, uno spazio condiviso con un luogo per eventi pubblici a Barking.

Tra gli altri protagonisti, a titolo di esempio, c’è Doma, una piattaforma per un equo mercato immobiliare: si tratta di un un progetto avviato da Maksym Rokmaniko e Francesco Sebregondi nel 2017, collegato ad un gioco online, doma.play, sviluppato in collaborazione con Francis Tseng.
In generale, particolare attenzione viene dedicata alle città del futuro, combinando arte e tecnologia, ricerca accademica e architettura pratica, offrendo risposte mirate alla crisi ambientale.

Ambasciatori da tutte le parti del mondo com’è Mae-ling Lokko, un’architetta ghanese-filippina il cui lavoro si concentra sull’integrazione tra cibo, spreco agricolo e ciclo vitale dei materiali da costruzione. Come ricercatrice universitaria presso il Renssealer Polytechnic Institute e fondatrice di Willow Technologies, il suo lavoro ha come scopo principale quello di sviluppare modelli di attività di riciclo tra il Nord e il Sud del mondo, per soddisfare criteri di giustizia generativa. Spazio anche agli studi professionali impegnati sul campo com’è MBL architectes, fondato a Parigi da Sébastien Martinez-Barat e Benjamin Lafore. Nel 2014 ha curato il padiglione belga alla Biennale di Architettura di Venezia, nel 2016 ha ricevuto il premio Young Architects Prize dal Ministero della Cultura francese, e due dei progetti realizzati dallo studio sono stati selezionati per il premio Mies van der Rohe nel 2014 e nel 2016.

Tra gli italiani i milanesi di Parasite 2.0 con Stefano Colombo, Eugenio Cosentino e Luca Marullo. Dal 2010 lavorano come unità di ricerca indipendente, luogo di espressione parallelo all’ambiente accademico e la loro indagine si concentra sugli ambienti umani, muovendosi in una commistione tra architettura, design e scenografia. Oltre a loro anche Rebediani Scaccabarozzi Paesaggisti fondato nel 2018 a Milano e con progetti caratterizzati dal legame tra ecologia, estetica e cultura del paesaggio, espresso a ogni scala. Tra gli altri team con base italiana anche Studio Gisto e i romani di Supervoid, oltre a loro anche lo Studio Ossidiana gestito da Alessandra Covini e Giovanni Bellotti, giovani professionisti italiani, con base a Rotterdam.

Partner di questa mostra è Pininfarina. «Essere partner di una mostra sulle nuove direzioni dell'architettura si sposa alla perfezione con la nostra strategia di forte impegno in un settore in cui stiamo crescendo in maniera solida e sostenuta – racconta l’amministratore delegato Silvio Pietro Angori –. L’architettura è la nostra ultima sorprendente sfida: dare movimento e dinamismo agli edifici con uno stile innovativo che si ispira al car design, fatto di linee curve e veloci, forme sensuali e scolpite. Negli ultimi dieci anni abbiamo realizzato progetti incredibili in tutto il mondo, dal Brasile alla Cina, il cui valore è stato riconosciuto da premi prestigiosi».

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