FOOD 4.0

A Milano nasce il «consorzio» delle startup foodtech per il business dei ristoranti

Il progetto si chiama “Ristoranti del futuro” e vuole offrire un modello innovativo comune che combina soluzioni diverse e punta a semplificare e ottimizzare il lavoro di chef e ristoratori

di Gianni Rusconi


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5' di lettura

Sono oltre 25 i milioni di euro raccolti dalle circa 100 startup che popolano l'Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano: una cifra importante, ma che forse non rappresenta appieno la penetrazione delle tecnologie nel mondo della ristorazione in Italia. La disponibilità di piattaforme digitali al servizio di chi opera nel settore è già ampia ma 5 imprese del foodtech riunite a Milano (sotto il cappello di Epam, Associazione provinciale milanese pubblici esercizi) hanno deciso di presentare il progetto “Ristorante del Futuro”, un modello innovativo comune che combina soluzioni diverse e punta a semplificare e ottimizzare il lavoro di chef e ristoratori. Ecco, nel dettaglio, chi sono e cosa fanno queste startup.

Soul - K: la cucina al servizio degli chef
Fondata nel 2015, ha base a Milano e produce e consegna piatti pronti per la ristorazione veloce e semilavorati per ristoranti, hotel e operatori di catering. Un operatore b2B nato dalla consapevolezza che – come ha spiegato uno dei due co-founder, Matteo Minardi – “il mercato del food è drasticamente cambiato grazie alle tecnologie negli ultimi cinque anni, riducendo il tempo dedicato a cucinare, aumentando la propensione all'acquisto di pasti online e puntando sull'esperienza di consumo. Veloce, buono ed economico: è questo il punto di arrivo del food, e obbliga i ristoratori a considerare una serie di variabili complesse da gestire, dalle materie prime al personale”. Gli esercizi privi di cucina propria che si sono affidati a Soul - K per servire pasti caldi sono oltre 1.600 in tutta Italia (nel 2020 scatterà il piano di espansione internazionale) mentre la soluzione di “dark kitchen” che fornisce semilavorati su misura per facilitare il lavoro degli chef (gli ordini sono processati entro le 16.00 del giorno precedente e consegnati il mattino successivo) è al momento adottata da circa 150 ristoranti. Con il progetto Fit Up, infine, la società milanese ha inoltre aperto un canale di collaborazione con i propri clienti per co-sviluppare progetti innovativi: “Applichiamo gli algoritmi di machine learning – dice Minardi – per essere un supporto predittivo e rendere più efficiente l'operatività di ogni giorno”.

Hot Box: un forno intelligente per la consegna dei cibi caldi
Quante volte la pizza ordinata da asporto arriva fredda e gommosa? Partendo dalle lamentele dei consumatori, questa startup promette di garantire la temperatura perfetta e la giusta consistenza del cibo per 40 minuti, definendosi non a caso un forno professionale per il food delivery. Per far questo ha sviluppato una tecnologia brevettata che combina due diversi sistemi (uno per la conservazione della temperatura a 85 gradi e l'altro per il controllo dell'umidità) per evitare il degrado dell'alimento, che siano fritti, pizze, pasta, hamburger o altri cibi caldi. “Le classiche aziende di food delivery non sono concorrenti, noi siano soprattutto un technology provider”, dice il Ceo e founder di Hotbox, Anthony Byron Prada, confermando come nel pacchetto offerto ai ristoratori si possa comprendere anche il noleggio degli scooter per la consegna e come nell'immediato futuro il forno sarà dotato di connettività per interagire con una piattaforma Internet of Things di gestione completa dell'ordine in formato digitale.

Scloby: la cassa diventa hub e vola nella nuvola
Un tablet (ma anche uno smartphone o un normale pc), una piattaforma software in cloud e la cassa diventa uno strumento intelligente: l'idea di Scloby nasce nel 2013 per collegare e integrare, via app, le attività di gestione quotidiana di un bar o un ristorante (ordini self-service, buoni pasto, magazzino, carte loyalty, scontrino elettronico e altri) con il proprio punto cassa. Il vantaggio? Avere sotto controllo, in tempo reale, l'andamento delle varie attività, in modo semplice e personalizzato. In pochi tocchi la cassa è infatti abilitata a “parlare” con decine di app e servizi specializzati (Eatsready e Deliveristo fra questi) e fornisce informazioni analitiche per ottimizzare e snellire i processi e migliorare la redditività locale. Ciò che Scloby propone al mondo della ristorazione non è un oggetto, bensì un servizio che fino a oggi ha trovato il favore di oltre 800 esercizi in Italia. Sfruttare la grande mole di dati generati ogni giorno, come dice Francesco Medda, Ceo e founder della startup, è il primo passo “per servire meglio il cliente”.

Deliveristo: il marketplace che mette in contatto ristoratori e produttori
L'acquisto online di cibo per i consumatori finali è ormai un'abitudine per tanti (9 milioni, secondo i dati elaborati da Netcomm e Tuttofood, gli italiani che lo hanno fatto nel corso del 2019): lo è anche per le aziende della ristorazione? Per diminuire le complessità legate agli ordini in campo B2B è nata nel 2017 Deliveristo, una piattaforma digitale che gestisce il processo di procurement concentrando in un unico interlocutore, e in un'unica fattura mensile, gli acquisiti dei prodotti. Senza ricarico sui prezzi (decisi dai singoli produttori) e con il valore aggiunto di un team di specialisti (laureati in scienze gastronomiche) a disposizione per consigli sui menu e la tipologia degli alimenti. Il catalogo spazia dalle bevande al pesce passando per salumi e carni e si è arricchito di recente di frutta e verdura bio, offrendo una serie di opzioni funzionali quali la gestione storica del carrello, la lista dei preferiti, le notifiche via WhatsApp. I vantaggi dichiarati? Scelta più ampia e maggiore efficienza gestionale. Il bilancio dei primi mesi di attività è, a detta di Ivan Aimo, ceo della startup, più che soddisfacente: oltre 200 produttori convenzionati (fra cui Gastronomie Italiane, Cascina Freschina, Guffanti, Salumificio Pedrazzoli e Crescia Sfogliata de Il Panaro), oltre 200 ristoranti clienti in tutta Italia (di cui la metà a Milano) e circa una ventina di nuovi clienti aggiunti ogni mese.

Eatsready: il buono pasto digitale con l’app
Si vanta di essere la prima startup in Italia ad ottenere la certificazione dalle autorità competenti per emettere direttamente buoni pasto. Un mercato, come sostiene la co-founder di EatsReady, Olivia Burgio, “vecchio di 50 anni e che presenta ancora parecchie criticità operative: i nostri competitor fatturano miliardi e sono giganti, noi siamo piccoli e puntiamo sulla semplicità per convincere i ristoratori a sposare la nostra idea”. L'idea di questa startup è per l'appunto quella di velocizzare e rendere più immediato, attraverso una piattaforma digitale e un'app, il pagamento alle casse tramite questi strumenti, abbassando le commissioni per i ristoratori ed eliminando la necessità del supporto cartaceo. I buoni pasto digitali si possono utilizzare in due modalità: pre-ordinando online o via app il pasto oppure concludendo la transazione di pagamento direttamente alla cassa. Il tutto gestendo (lato ristoratore) il servizio su pc, tablet o smartphone oppure integrando il software nel proprio registratore di cassa. Milano, Roma e Torino le prime città dove il servizio ha preso piede in complessivi oltre 400 ristoranti convenzionati.

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