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A Milano tornano a salire le chiamate al 118: raddoppiati in dieci giorni gli interventi per sintomi respiratori e infettivi

Negli ultimi dieci giorni sono raddoppiate le uscite delle ambulanze per “sospetti casi Covid”. Si tratta dei pazienti più gravi, ma la situazione è «ancora gestibile»

di Michela Finizio

Covid, meno contagi (4.619) ma meno tamponi. Aumentano morti: 39

3' di lettura

È una delle lezioni più dure apprese a marzo, durante il picco dell’emergenza: le telefonate che arrivano alle centrali operative del 118 sono un campanello di allarme, in grado di rilevare l’inizio di una fase più acuta dell’epidemia da Covid-19. E purtroppo, guardando i dati degli ultimi dieci giorni, emerge chiaramente quello che abbiamo imparato: la curva degli interventi delle ambulanze, per problemi respiratori e infettivi nell’area metropolitana di Milano, è di nuovo in crescita. Anche se ancora molto lontana dai picchi del passato. Qui sotto un grafico che mostra la crescita recente, a partire da settembre.

LA CRESCITA DELLA CHIAMATE A MILANO
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A Milano tornano a crescere anche i casi più gravi

Ad alimentare negli ultimi giorni i bollettini delle 18 della Protezione civile, quindi, non sono solo gli «asintomatici» o i «casi meno gravi». A crescere, come dimostrano i report sugli interventi del 118 a Milano, sono anche i pazienti con sintomi respiratori e infettivi più acuti. Questi i numeri: l’11 ottobre scorso la centrale operativa del 118 che copre l’area di Milano-Monza e Brianza è intervenuta in 172 casi, a seguito di chiamate per problemi respiratori e infettivi; quasi il doppio rispetto a pochi giorni prima, quando da ormai fine maggio a inizio ottobre, le uscite delle ambulanze per queste sintomatologie si aggiravano in media intorno ai 90 casi al giorno. In pratica a Milano le uscite delle ambulanze per casi “sospetti Covid” sono raddoppiate negli ultimi dieci giorni. Mentre nel grafico sopra si può vedere il rialzo recente di Milano, qui sotto si può vedere lo storico da febbraio scorso e selezionare alcune tra le aree indicate.

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LOMBARDIA, CHIAMATE AL 118 PER MOTIVI RESPIRATORI O INFETTIVI

Il trend degli interventi per problemi respiratori e infettivi gestiti dalle Sale operative regionali (Soreu) dal 1 febbraio

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La risalita della curva emerge chiaramente dal grafico delle chiamate al 118 in Lombardia (purtroppo i dati per le altre regioni non sono disponibili). Il trend rileva solo gli interventi delle ambulanze per eventi respiratori e infettivi, così classificati dalle centrali operative per monitorare i “sospetti casi Covid-19”. Il dato viene aggiornato ogni giorno - da inizio febbraio - all’interno mappa del contagio da Covid-19 del Sole 24 Ore, grazie alla collaborazione dell’Azienda regionale emergenza urgenza (Areu) di Regione Lombardia. «L’andamento è in linea con quello che rilevano le cronache sull’aumento dei contagi», commenta Maurizio Migliari, responsabile dell’area Milano-Monza e Brianza per Areu. «Registriamo effettivamente un incremento, ma non ci occupiamo della diagnosi per cui non possiamo essere certi che siano “casi Covid”. Stiamo monitorando anche gli effetti dell’inquinamento e l’inizio dell’influenza stagionale».

Situazione tranquilla: «Chiamano prima, non per disperazione»

Eppure la curva delle chiamate al 118 per il momento sale solo nel Milanese, dove il contagio in queste ore “corre” più veloce, mentre nelle altre aree metropolitane coperte dalle quattro centrali operative lombarde gli interventi per queste tipologie di sintomi restano invariati. «Siamo in allerta, ma la situazione è ancora gestibile», rassicura Migliari che ha ben nitido il ricordo dei giorni più difficili di marzo. «Abbiamo la sensazione che ci sia un ritorno dei casi Covid, ma con un impegno del 118 che non è neanche paragonabile a quello di mesi fa».

Che la situazione sia ancora sotto controllo lo dicono i numeri: basta pensare che nei giorni più critici dell’epidemia a Milano si sfioravano i 500 interventi al giorno delle ambulanze per problemi respiratori e infettivi (ben 525 il 25 marzo, record per la centrale dell’area). Ma non bisogna sottovalutare i dati di oggi: nell’area metropolitana del capoluogo lombardo, tra l’1 e il 20 febbraio scorso, prima del cosiddetto “paziente 0”, gli interventi per la stessa tipologia di sintomi erano in media tra i 110 e i 140.

Le lezioni imparate: focus su terapie intensive e procedure

Il trend, già superiore a quello degli inizi di febbraio, non va quindi sottovalutato. Ma non c’è più chi chiama «per paura» o perché non riesce più a «tener duro per evitare di andare in ospedale», come accadeva durante i giorni più critici. «Chi chiama oggi per chiedere l’intervento di un’ambulanza ha più consapevolezza - aggiunge il responsabile di Areu dell’area di Milano-Monza e Brianza - non chiama per disperazione come avveniva a marzo. La sintomatologia oggi è sotto controllo, chiamano prima e arrivano in ospedale prima».

Oggi anche le centrali operative del 118 sono più preparate, compresa quella di Milano. «Non nascondo che il confronto in queste ore all’interno di Areu è costante. Oggi abbiamo una serie di procedure a disposizione e azioni possibili da mettere in campo che prima non avevamo, proprio per far fronte ad altri eventuali picchi. Oggi monitoriamo la quanità ma anche la qualità della richieste che ci arrivano, le confrontiamo con i dati che ci arrivano dai reparti Covid degli ospedali, siamo pronti a mettere in campo mezzi e postazioni aggiuntive in caso di necessità», spiega Migliari. A preoccupare, sullo sfondo, è l’indice di frequenza di accesso in terapia intensiva: «Quello non è cambiato, è sempre pari al 10% purtroppo, ma la fase di emergenza resta ancora gestibile».

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