emergenza sanitaria

A Napoli sperimentato un nuovo farmaco contro il Covid-19

Una equipe italo cinese utilizza per casi gravi un farmaco utilizzato per curare l’artrite reumatoide

di Vera Viola

(chagpg - stock.adobe.com)

2' di lettura

A Napoli sperimentato un farmaco contro il Covid-19. Grazie a una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera dei Colli, l’Istituto dei tumori di Napoli e alcuni medici cinesi, si sta verificando che il “Tocilizumab”, un farmaco che viene solitamente utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide può dare risultati positivi nella cura delle persone contagiate da Coronavirus.

Il farmaco è stato somministrato a due pazienti ricoverati al Cotugno, affetti da polmonite severa da Covid-19 nella giornata di sabato «e già a distanza di 24 ore dall’infusione sono stati evidenziati incoraggianti miglioramenti soprattutto in uno dei due pazienti, che al suo arrivo in ospedale presentava un quadro particolarmente critico». Lo ha riferito una nota dell’Azienda ospedaliera napoletana dei Colli.

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Il precedente
Lo stesso farmaco è stato utilizzato in Cina su 21 pazienti ed ora è la prima volta che viene somministrato in Italia in casi di Coronavirus. Sulla scorta di questi primi elementi, a quanto sembra, si sta valutando la possibilità di trattare altri malati in condizioni critiche.

L’equipe internazionale
Un risultato che premia un grande lavoro di equipe e che ha visto uniti: l’Oncologia dell’Azienda dei Colli di Vincenzo Montesarchio, l’Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del Pascale di Paolo Ascierto insieme al virologo Franco Buonaguro, e alcuni medici cinesi, tra cui Wei Haiming Ming del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China nonché il team dei medici del Cotugno, composto tra gli altri da Rodolfo Punzi, direttore del dipartimento di Malattie infettive e urgenze infettivologiche, Roberto Parrella, direttore della Uoc Malattie infettive a indirizzo respiratorio, Fiorentino Fragranza, direttore della Uoc Anestesia rianimazione e terapia intensiva, Vincenzo Sangiovanni, direttore della Uoc Infezioni sistemiche e dell'immunodepresso, Nicola Maturo, responsabile del Pronto Soccorso infettivologico sempre del Cotugno e Luigi Atripaldi, direttore del laboratorio di Microbiologie e virologia.

L’esperienza cinese
«Nell’esperienza cinese – spiegano Paolo Ascierto e Vincenzo Montesarchio – sono stati 21 i pazienti trattati che hanno mostrato un miglioramento importante già nelle prime 24-48 ore dal trattamento, che avviene in un’unica soluzione e che agisce senza interferire con il protocollo terapeutico a base di farmaci antivirali utilizzati. Qui in Italia hanno risposto subito i due pazienti napoletani».

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