la guerra dei conti

Procedura Ue, a Osaka il G20 più importante per l’Italia

di Stefano Carrer


G20 a Osaka: focus su commercio e ambiente

5' di lettura

(Nostro inviato) OSAKA  - All’improvviso, quello di Osaka diventa il più importante G20 della storia per l’Italia, complici le ultime turbolenze nel governo: cruciale non a causa dell’agenda collettiva del summit dei principali Paesi avanzati ed emergenti, ma per i riflessi che possono avere per i nostro Paese gli incontri del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministero dell’Economia Giovanni Tria con altri leader europei. Al loro arrivo nella serata di giovedì (intorno alle 11 ora italiana) all’aeroporto internazionale del Kansai - quello con il terminal lunghissimo disegnato da Renzo Piano - Conte e Tria non hanno certo in cima ai loro pensieri gli ultimi dettagli da delineare del comunicato finale del G20. Per loro Osaka rappresenta soprattutto l'occasione per cercare di evitare che i ministri delle Finanze dell’Eurozona il 9 luglio approvino l'avvio della procedura di infrazione contro l’Italia. Un tentativo che può intrecciarsi con i colloqui dietro le quinte con la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, lo spagnolo Pedro Sanchez ( la Spagna è invitata al G20) - a parte quelli con Junker e Tusk - per cercare di arrivare a sbloccare le nomine per il rinnovo di vertici delle più alte istituzioni dell‘Unione europea. Già venerdì mattina si terrà un delicato incontro tra i leader europei presenti, preceduto da una conferenza stampa congiunta di Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, i presidenti uscenti di Commissione e Consiglio europeo.

L’importanza dei bilaterali: Trump-Xi verso una tregua commerciale
Del resto, più che per il comunicato finale, c’è grande attesa nel mondo per l’esito di importanti incontri bilaterali , primo fra tutti quello tra il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping che si dovrebbe svolgere nella tarda mattinata di sabato ora locale e da cui dovrebbe uscire una tregua commerciale. Il primo media ad anticiparla è stato il South China Morning Post, secondo cui Usa e Cina hanno raggiunto un accordo di massima su una provvisoria tregua nelle loro dispute commerciali, che eviterà nuovi dazi su export cinese negli Usa per altri 300 miliardi di dollari (e relative ritorsioni). Peraltro il quotidiano aggiunge che, se Trump ci ripensasse, Xi a quel punto farebbe saltare il meeting bilaterale.

Anche per Conte ci saranno rilevanti incontri a tu per tu, da quello con il leader egiziano al-Sisi (con il caso Regeni ancora sullo sfondo), a quello con il premier indiano Modi, e non dovrebbe mancare un breve colloquio con Trump.

Il Giappone ospita per la prima un G20 e ha fatto le cose in grande per offrire strutture ed ospitalità raffinata, ma per Conte e Tria la missione è troppo seria per distrarsi con l'”omotenashi” giapponese.

Il dilemma della presidenza giapponese
Per la presidenza nipponica, questo G20 presenta un dilemma: da un lato, Tokyo vuole mostrare una leadership su alcuni temi chiave come ambiente, commercio e riforma del Wto, ma dall’altro non intende contrariare troppo l’Amministrazione Trump, con cui ha in corso un delicatissimo negoziato bilaterale sul commercio. Tra l’intenso lavorio degli “sherpa” in questi ultimi giorni, gli sforzi di sintesi della presidenza rischiano di portare a un compromesso al ribasso: se sulla questione del commercio internazionale il linguaggio del comunicato finale sarà comunque secondario rispetto all'evento che ruberà la scena - il bilaterale tra Trump e Xi Jinping - sulla lotta ai cambiamenti climatici gli ambientalisti lanciano l’allarme su un possibile annacquamento degli impegni presi collettivamente e comunque evidenziano ritardi e contraddizioni di molti Paesi membri.

Secondo insistenti indiscrezioni, l'idea giapponese è quella di cercare di evitare quanto successo negli ultimi due anni, quando gli Stati Uniti si sono sottratti a una posizione comune, ma per farlo sembrerebbe necessario evitare frasi come “riscaldamento globale” e riferimenti all’accordo di Parigi sul clima. Il tentativo incontra ampie opposizioni da parte europea.

Contrasti e contraddizioni sull’ambiente
Fonti italiane ribadiscono la determinazione a «non accettare compromessi al ribasso» su temi centrali del G20, compresa appunto la «lotta ai cambiamenti climatici e una piena e rapida attuazione degli accordi di Parigi». La Francia ha fatto sapere che non firmerebbe un comunicato finale che non includa il riferimento all’intesa globale di 4 anni fa e, come organizzatrice del prossimo G7 di agosto, è trattata con riguardo a Tokyo, dove ieri il presidente Emmanuel Macron ha avuto un bilaterale con il premier Shinzo Abe (prima del suo incontro di oggi con il nuovo imperatore). Tra l’altro, Macron ha parlato con Abe dell’alleanza tra Renault e Nissan, oggi sotto stress ma che secondo lui va rafforzata anche attraverso «sinergie e alleanze in tutte le forme per renderla più forte».

Se il parlamento francese sta considerando una legislazione per raggiungere l’ambizioso obiettivo di zero emissioni nette nel 2050, un organismo di esperti nominato dallo stesso Macron ha però evidenziato che anche il Paese che vuole farsi campione del rispetto dell'ambiente resta indietro rispetti agli obiettivi stabiliti durante la Cop21 di Parigi. Ma le contraddizioni dei Paesi del G20 - tutti firmatari dell'accordo di Parigi - sono ben piu' profonde, e vanno al di la' delle divergenze persistenti tra alcuni Paesi emergenti e il blocco degli avanzati o del fatto che le emissioni totali del gruppo hanno comunque continuano ad aumentare. Un rapporto curato principalmente dall'Overseas Development Institute ha segnalato questa settimana che i Paesi del G20 hanno quasi triplicato i sussidi pubblici agli impianti di generazione di elettricita' che dipendono dal carbone* da 17 miliardi di dollari nel 2014 a 47 miliardi nel 2017 (anche se gli aiuti alle miniere di sono dimezzati). Sorprende che, dopo Cina e India, sia il Giappone al terzo posto nella classifica dei finanziatori di una delle fonti di energia piu' inquinanti. Ma non e' l'unica pecca di Tokyo. Il passo avanti piu' concreto di questo G20, secondo la presidenza, dovrebbe essere in direzione di una governance mondiale dei rifiuti in plastica, rafforzando soprattutto la lotta all'inquinamento dei mari da materie plastiche. Tuttavia il Giappone e' il secondo consumatore mondiale di borse di plastica per uso singolo: e' ancora normale che anche l'acquisto di un quotidiano si concluda con la consegna del giornale dentro un sacchetto di plastica. E solo dall'anno prossimo e' previsto che i sacchetti di plastica vengano fatti pagare. Il “Framework” proposto contro l'inquinamento marino, inoltre, non contemplera' target numerici di riduzione dei rifiuti in plastica o una precisa tempistica.
Secondo Greenpeace International “Il G20 manca completamente di leadership politica” sulla crisi ambientale. Sono in programma dimostrazioni di protesta a Osaka, dove domani stasera ci sara' anche una veglia degli attivisti di Hong Kong, che chiedono al G20 di occuparsi degli attacchi all'autonomia del territorio. Cosa che Pechino non intende assolutamente consentire.

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