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Lega-Forza Italia: prove di alleanza a Palermo contro Meloni

I consensi di FdI spaventano Salvini, prove di listone unico tra Carroccio e azzurri. Con queste percentuali troppi pochi posti a disposizione per i leghisti

di Barbara Fiammeri

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2' di lettura

Il caso Sicilia – la scelta di Lega e Forza Italia in chiave anti-Meloni di indicare l’azzurro Ciccio Cascio candidato sindaco di Palermo – ancora una volta va interpretato in chiave nazionale. In ballo non c’è infatti solo la guida del capoluogo siciliano. E neppure quella assai più ambita della Regione, oggi presieduta da Nello Musumeci, che la leader di FdI ha già indicato per la riconferma. L’esplosione di consensi nei confronti di Giorgia Meloni ha convinto i suoi (ex?) alleati a fare fronte comune per tentare di sbarrarle il passo in Sicilia come a Roma.

L’endorsement di Berlusconi

Il video in cui Silvio Berlusconi - nel giorno della festa a Villa Gernetto per celebrare l'unione con Marta Fascina – assegna a Salvini lo scettro di «unico vero leader che c’è in Italia» è più di un indizio. Così come la scelta delle rappresentanze di Lega e Forza Italia di andare assieme all'incontro a Palazzo Chigi con Mario Draghi sulla delega fiscale manifestando la «compattezza del centrodestra di governo».C'è chi sostiene che stiamo assistendo al prologo del partito unico – Lega e Forza Italia – o, più verosimilmente, alle premesse per dar vita a una lista unica alle elezioni politiche del 2023.

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La rete internazionale della leader di FdI

La conferma che Draghi non ha alcuna intenzione di candidarsi a proseguire l’esperienza a Palazzo Chigi può aiutare ulteriormente ad accelerare questa opzione: restare uniti per fronteggiare l’assalto di Meloni alla guida del futuro esecutivo. Perché è questo l’obiettivo della leader di FdI per il quale, peraltro, al contrario di Salvini si è mossa per tempo anche sul fronte internazionale, costruendo legami strutturali con i repubblicani statunitensi e, in Europa, con le destre antiputiniste come quella polacca, con cui è alleata al Parlamento Ue e grazie alla quale ha ottenuto la presidenza dei Conservatori europei. E infatti da FdI all’investitura del Cavaliere a favore di Salvini hanno risposto che a decidere «saranno gli elettori». Che al momento, secondo tutti i sondaggi, premiano Meloni e penalizzano la Lega scesa al terzo posto.

Per il Parlamento quote ridotte

La presidente di FdI ha ormai preso il largo lasciando Salvini in acque piuttosto agitate. Già perché a oggi – se si andasse a votare – una bella fetta dei parlamentari del Carroccio sarebbe destinata a rimanersene a casa. Non solo perché il risultato sarebbe inferiore al 17% preso nel 2018 ma soprattutto a causa della riforma che ha tagliato di oltre un terzo deputati e senatori portandoli, rispettivamente, da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato. Fare fronte comune con Forza Italia aiuterebbe Salvini nella sfida per la leadership ma certo non nell’incremento dei posti a disposizione. Anzi il rischio di doverne cedere ulteriori al Cavaliere è molto concreto visto che anche Fi – rispetto alle elezioni di tre anni fa – ha quasi dimezzato i consensi.

Verso un banco di prova cruciale

Alle elezioni manca ancora un anno ma recuperare terreno non sarà facile. Possibile che in nome del pragmatismo alla fine tutti scendano a più miti consigli. Le amministrative del 12 giugno aiuteranno certamente a capire a partire dalla conferma o meno di andare divisi a Palermo (le liste vanno presentate entro il 14 maggio).

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