le sfilate di parigi

A Parigi lo spettacolo acquatico e iper-sexy di Saint Laurent sotto la Tour Eiffel

di Angelo Flaccavento


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2' di lettura

I corpi, attraverso i gesti, parlano una lingua universale e inequivocabile. Le mani in tasca, ad esempio, esprimono sicurezza, padronanza di sé, al limite anche sfrontatezza. Sulla passerella liquida di Saint Laurent, all’ombra di palme sintetiche che emanano bagliori di neon come in un video dei Duran Duran, le modelle camminano sulle acque - decisamente più Maria Maddalena ancora peccatrice che immagine cristologica, se proprio bisogna spingere la metafora fino in fondo - incedendo inesorabili su zeppe torreggianti con le mani affontate nelle tasche di short risicatissimi e pantaloni a sigaretta.

«Un atteggiamento maschile, per donne molto femminili», sintetizza il direttore creativo Anthony Vaccarello, riassumendo il senso di una prova che è attraversamento dell'archivio di monsieur Yves - c'è tutto, dal tuxedo agli anni quaranta della collezione dello scandalo, dalle zeppe disco all'animalier, dallo chic borghese all'ossessione marocchina - e sua attualizzazzione spingendo l'acceleratore al massimo sul sexy, ovvero scoprendo le gambe a più non posso, tanto che nel finale il pezzo clou è il body, forse costume da bagno, nero e sgambatissimo sostituto dell'abito da sera.

Saint Laurent, passerella supersexy sotto la Tour Eiffel

Saint Laurent, passerella supersexy sotto la Tour Eiffel

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È il secondo giorno della settimana della moda a Parigi, e siamo già al terzo spettacolo faraonico. Qui non si lesina sulle messe in scena, anche a costo di offuscare i vestiti, conseguenza inevitabile quando si pensa sul doppio registro dell'esperienza straordinaria per i presenti che sia a prova di post straordinari sui social media. Il colpo d'occhio, sotto la Tour Eiffel, è potente: uno specchio d'acqua nero e implausibile - la chiamano infinity pool - sul quale si riflettono le palme e il cielo stellato; la marcia delle modelle a filo d'acqua, immemori dei piedi zuppi, i capelli tenuti da una fascia che in alcuni casi è maschera.

Il codice stilistico, va detto, è quello settato da Hedi Slimane. Vaccarello, però, lo affila e rende se possibile più tagliente, invero bilanciando il maschile e il femminile, non solo con le mani in tasca, ma alternando il tailoring affilato al flou sfrontato. La teoria dello svestimento eclettico, tutto un gioco di rimandi postmoderni tra epoche e mode, si chiude con una cappa nera degna di Eyes Wide Shut, ma l'antifona è chiara: il sesso vende.

Di sesso, un tempo prerogativa degli stilisti italiani che comunque il tema lo affrontano con maggior naturalezza, a Parigi in effetti ce ne è molto. Jacquemus immagina scenari bollenti di lussuria sulla battigia a suon di enormi sporte di paglia, nonnulla stretti stretti e abitini seconda pelle che sono più che coprocistume, e che come tali vanno considerati nonostante le pretese dell'autore. Con l'aggravante di una certa volgarità.

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