moda junior

A Pitti Bimbo sono tornati i russi

di Silvia Pieraccini

A sinistra, un look Ermanno Scervino Junior per l'A-I 2017-18. Dall'alto, un modello Ferragamo Mini e uno stivaletto Patrizia Pepe

3' di lettura

Bentornata Russia. Non è ancora un ritorno in grande stile, ma è sufficiente ad alimentare le speranze di ripresa di uno dei mercati strategici per la moda junior. Al Pitti Bimbo che si è chiuso sabato a Firenze (con 503 marchi di cui 280 esteri) i buyer russi sono tornati al primo posto grazie a una crescita dell’11%. «A Milano ho il 40% di appuntamenti in più con compratori russi», afferma Mauro Serafini, contitolare della bolognese Grant che produce i marchi Miss Grant, Lu Lù, SoTwee, Microbe e, su licenza, N°21 di Alessandro dell’Acqua. Grant ha chiuso il 2016 con ricavi a 16 milioni (45% export), in linea con l’anno precedente; le previsioni per quest’anno, nonostante lo stop del mercato mediorientale, sono di una crescita di almeno un milione, grazie all’entrata a regime di N°21 e al ritorno della Russia.

«La Russia è ripartita», conferma Francesco Pizzuti, ad di Unique children wear, l’azienda abruzzese al 50% di Zeis e al 50% di Tessilform (Patrizia Pepe) che produce su licenza la linea bimba del marchio toscano, oltre che le collezioni junior di Bikkembergs, Marcelo Burlon, Au Jour le jour, per un fatturato 2016 di 11,5 milioni.

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Patrizia Pepe vale 5 milioni e punta a crescere soprattutto all’estero, forte del ritorno di Patrizia Bambi alla guida dello stile: «Stiamo valutando l’inserimento della linea kids nei nostri negozi – spiega la stilista – visto che è sempre più legata alla linea donna e che l’aspirazionalità del marchio può fare la differenza nell’acquisto». Vede un mercato del bambino ancora complicato Franco Ferrari, contitolare della carpigiana Spazio Sei, proprietaria dei marchi Parrot e Ki6 e produttrice su licenza delle linee junior Blumarine e Ermanno Scervino, per un fatturato totale della divisione bimbo di 12 milioni (65% export): «Il mercato junior è ancora legato alla Russia e al Medio Oriente, che hanno problemi, e alla Cina che è un’incognita», dice Ferrari.

Eppure nuovi nomi si affacciano o si rafforzano sul mercato kids: è il caso di Ferragamo che amplia la linea di scarpe da bambina “Mini” con la piccola pelletteria e per adesso non pensa all’abbigliamento junior. «La distribuzione coinvolgerà 20 nostri negozi nel mondo – spiega James Ferragamo, responsabile calzature e pelletteria del gruppo – più il wholesale». Debutta Elisabetta Franchi, che al Pitti Bimbo ha presentato la prima collezione “La mia bambina”, made in Italy 4-14 anni prodotta e distribuita da Gimel: oltre al mercato europeo punta alla Russia e altri Paesi ex Urss, Medio Oriente, Cina e Giappone, ma anche India.

Distribuzione internazionale anche per la nuova linea bimbo di Bugatti, prodotta su licenza dalla napoletana Fmm della famiglia Ammaturo, titolare di Frankie Morello e presentata sempre al Pitti Bimbo. Ambiziosi gli obiettivi, con almeno cinque milioni di fatturato che Angela Ammaturo si aspetta nel primo anno di vita della nuova licenza. Cresce infine Please Kids, marchio del gruppo del fast fashion Imperial, che a un anno dalla nascita tocca 2,5 milioni di ricavi con 200mila capi venduti e l’obiettivo di arrivare a 6 milioni nel 2017. Mentre punta a svilupparsi soprattutto in Cina Pinco Pallino, marchio del gruppo cinese Little Star Brands che, spiega il ceo e presidente Feng Gao, «ha costruito una piattaforma per aiutare i marchi a entrare sul mercato cinese, che conta già oggi 30 brand».

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