analisilo spesometro

A questo punto bisogna rottamare il caos fiscale

di Salvatore Padula

(Carino)

3' di lettura

Altro che rottamare le cartelle esattoriali oppure le liti tributarie. Qui l’unica cosa che andrebbe davvero rottamata, e anche presto, è la deriva in cui sta scivolando il sistema fiscale. Sempre più giù, sempre più in basso, in un vortice di inefficienze e incapacità che sarebbe stato persino difficile immaginare. Invece è vero. Anzi, il dubbio è che non abbiamo ancora visto tutto.

Sarebbe riduttivo pensare che il problema del fisco oggi sia solo l’invio dei dati delle fatture: questa è la disfunzione più eclatante, l’emblema negativo di una fase oscura. Ma vogliamo ricordare il via vai degli elenchi di società e amministrazioni tenute ad applicare lo split payment dell’Iva, oppure il balletto di norme/istruzioni/decreti su Ace o studi di settore? Vogliamo ricordare le proroghe, e le proroghe delle proroghe, comprese quelle arrivate a tempo scaduto? E che dire delle norme inapplicabili e inapplicate, come è stata quella per la prima scadenza del versamento della tassa airbnb sugli affitti brevi? Vogliamo ricordare che ancora ieri l’altro sono arrivate sul filo di lana “le ultime” istruzioni per il calcolo degli importi da versare sulla chiusura agevolata delle liti pendenti in scadenza il 2 ottobre? E qualcuno sa - lo scrive Marco Piazza a pagina 26 – che proprio in questi giorni l’agenzia delle Entrate sta inviando lettere che invitano alcuni “selezionati” contribuenti ad aderire alla voluntary disclosure, che pure chiude i battenti lunedì prossimo, che è già stata prorogata una volta e che, a questo punto, sembra candidarsi a un’ulteriore prolungamento o riapertura?

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No, non è solo una questione legata all’invio dei dati delle fatture. Certo, il nuovo spesometro è la principale iattura. Una sciagura annunciata e forse proprio per questo motivo ancor più dolorosa e irritante: tutti – tranne l’amministrazione finanziaria, concetto ampio che raggruppa nell’ordine il ministero dell’Economia e l’agenzia delle Entrate – erano consapevoli delle difficoltà alle quali si andava incontro per ottenere dati di dubbia utilità (ancora ieri Raffaele Rizzardi le ha elencate tutte in modo ineccepibile). Ma forse nessuno aveva immaginato che sull’operazione nuovo spesometro si sarebbe aperto un fronte di ulteriore criticità: le falle sulla tutela della privacy (forse restate un po’ in ombra a causa delle altre difficoltà emerse a poche ore dal termine per l’invio) non sono affatto un problema secondario, specie ora che la legge di bilancio o il decreto a essa collegato chiederà ai contribuenti un nuovo impegno sulla fatturazione elettronica tra privati. Questo passo falso – che non può avere scuse – è tanto più grave perché è l’indicatore di una preoccupante leggerezza e superficialità nel gestire questioni delicatissime. Con quale faccia si garantirà a imprese e operatori la tutela di dati che non di rado rappresentano essi stessi un patrimonio aziendale?

E non può in nessun modo rappresentare una giustificazione il fatto che sono sempre «stati attivi tutti gli altri canali di trasmissione dei dati attraverso software gestionali», come comunicava lunedì sera l’Agenzia quasi a voler circoscrivere la portata dei problemi (anche quelli della privacy).

A guardare avanti, poi, viene qualche ulteriore dubbio. Per esempio, sulle sanzioni legate agli invii errati o incompleti dei dati dello spesometro rischia di aprirsi un fronte di criticità, perché non è ben chiaro che cosa si intenda quando si afferma, come ha fatto lunedì sera l’Agenzia, che gli uffici valuteranno la possibilità di non applicare le sanzioni per meri errori materiali e/o se l’adempimento sia stato effettuato dopo il 5 ottobre, ma entro i 15 giorni dall’originaria scadenza. Decideranno i singoli uffici? E ancora: non abbiamo quasi metabolizzato il rinvio “tecnico” al 5 ottobre e già sentiamo parlare di “un ulteriore slittamento”. Che sarà forse opportuno e persino necessario: ma in questo caso, per una volta, proviamo a fare le cose per bene, con un provvedimento normativo – basta comunicati stampa, per carità – che fissi in modo serio, credibile e compatibile le nuove scadenze, che rimetta ordine (dove possibile) in un adempimento nato male e risolva in modo chiaro e non pasti cciato il nodo delle sanzioni.

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