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A quota 237 gli incubatori, uno su due si occupa di imprese a impatto sociale

3.600 le start up incubate, con 1.700 dipendenti e un fatturato di oltre 550 milioni secondo il report realizzato dal Social Innovation Monitor (SIM) del Politecnico di Torino

di Filomena Greco

2' di lettura

Sono 3.600 le start up incubate in Italia, con 1.700 dipendenti e un fatturato di oltre 550 milioni di euro. Oltre il 50% degli incubatori supporta startup a significativo impatto sociale o ambientale. È quanto emerso dal lavoro fatto dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) con base al Politecnico di Torino. In Italia gli incubatori osno 237 e la maggior parte di loro opera nelle regioni del Nord-Ovest, nella sola Lombardia ce ne sono 57 mentre nel resto del Paese si distinguono per numero di realtà Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Campania, con 29, 22, 18, 16 incubatori.

Si tratta di un importante elemento del sistema imprenditoriale italiano con più della metà degli incubatori costituiti come società a responsabilità limitata mentre il 17% risulta società per azioni. Per quanto riguarda i principali servizi offerti dagli incubatori, al primo posto c’è l'accompagnamento manageriale, seguito dal supporto allo sviluppo di relazioni e dal supporto alla ricerca di finanziamenti. Tra gli altri servizi ci sono la fruizione di spazi fisici e la formazione imprenditoriale e manageriale.

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In realtà, l’86% degli incubatori e acceleratori hanno dichiarato di svolgere anche attività non direttamente riconducibili alle attività di incubazione e accelerazione. Tra le più frequenti ci sono la partecipazione a progetti e bandi, la gestione e promozione di eventi, attività di scouting e open innovation per aziende corporate o per altri soggetti, servizi di coworking.

Dall’analisi poi emerge che un incubatore su due supporta organizzazioni a significativo impatto sociale o ambientale. I settori più rappresentati sono quelli relativi a salute e benessere (incluso sport) e sviluppo della comunità. Sedici i nuovi incubatori nati durante il 2021, tra loro anche la rete nazionale di Acceleratori in capo a Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), i primi 8 sui 16 dell’intera rete. Realizzati in partnership con altri soggetti, hanno sviluppato competenze verticali

«I risultati della ricerca ci restituiscono la realtà di una filiera dell'innovazione in salute, ma con ancora un grande potenziale inespresso. Per creare un meccanismo di crescita virtuoso per le startup e i centri di innovazione, una revisione del contesto normativo attuale è più che mai necessaria, sia per quanto riguarda le definizioni e per le agevolazioni previste per i soggetti che già vi partecipano, sia e per tutti coloro che vorrebbero farne parte» sottolinea Stefano Soliano, vice presidente di Innovup.

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