ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRisparmio in bolletta

A rilento la nascita di comunità per produrre e scambiare energia

Secondo l’ultimo censimento di Legambiente sono almeno 70 le Cer (comunità energetiche rinnovabili) in attesa dei decreti attuativi per poter partire

di Paola Pierotti

Energia, l'esperto: "Sottovalutata diffusione delle rinnovabili"

3' di lettura

Le comunità energetiche rinnovabili (Cer): uno strumento di welfare strutturale, un’occasione di risparmio in bolletta e di innovazione ambientale, tecnologica e sociale. Ma anche una “partita” – tra bollette record e impennate dei prezzi – ancora in attesa di regole chiare, istruzioni operative su come mettere a terra un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o Pmi che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.

Introdotte in una prima fase con il Dl 162/2019 e poi migliorate dal decreto legislativo 199/2021 (che recepisce in via definitiva la direttiva europea 2018/2001 ), sono in ritardo di almeno sei mesi (e sono attesi entro fine anno) i provvedimenti attuativi che devono essere predisposti da Arera e Gse.

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Secondo l’ultimo censimento di Legambiente sono almeno 70 le Cer in attesa dei decreti attuativi per poter partire. Tra l’altro, vi sono 2,2 miliardi di risorse stanziate dal Pnrr, destinate proprio alle Cer nei piccoli Comuni.

Di comunità energetiche si parlerà anche questa settimana a Torino nell’ambito di Urbanpromo, dove Ennio Nonni di Inu-Urbit coordinerà un tavolo con le fondazioni bancarie già in campo con alcuni bandi dedicati: da Fondazione Compagnia di San Paolo con il bando Sinergie, a Cariplo con Alternative, fino a Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Il mercato e le regole

Il mercato è in fermento, ma dalla costituzione del soggetto giuridico alle caratteristiche contrattuali, la letteratura è tutta da scrivere. L’avvocato Alberto Rho dello studio legale Vilde dettaglia le tre modalità con cui oggi si può costituire una comunità energetica rinnovabile: «C’è il modello in cui l’ente pubblico si fa promotore; oppure a guidare è una Esco, una società che si propone come community energy e diventa il referente che realizza chiavi in mano l’intero sistema; terzo modello è quello pluralista, dove si costituisce un consorzio con un gruppo di privati cittadini e piccole imprese che si riuniscono per dare corso all’operazione. Il ruolo del legale – spiega Rho – è decisivo per evitare disarmonie tra parte pubblica e privato». Non solo, altra questione aperta, sempre in attesa dei decreti attuativi, rimane che al momento è lo stesso Gestore dei servizi energetici (il ministero dell’Economia) a proporre un format di contratto per le comunità energetiche, che non pare lasciare spazi di negoziato tra le parti.

Le iniziative sui territori

Nel 2015 in Italia è decollato il centro per le Comunità Solari (spin-off dell’Università di Bologna) per sviluppare strumenti utili per accompagnare le famiglie nella transizione energetica verso un mondo alimentato da energia rinnovabile. In questi anni diversi sono stati i laboratori che non di rado si sono inseriti in progetti-pilota all’interno di programmi europei, che spesso legano ambiente e sociale. Chiara Brogi, referente di ènostra (una cooperativa energetica che promuove la transizione energetica dal basso, equa e accessibile), ricorda come le Cer siano «aggregazioni di più soggetti, cittadini, imprese, Comuni, enti religiosi che realizzano insieme un impianto, condividono la produzione e il beneficio va alla comunità stessa, che lo ridistribuisce in base alle regole stabilite a monte».

Ènostra ad oggi ha in pipeline una quindicina di Cer su tutto il territorio nazionale, tra cui Bìccari, 2.600 abitanti in provincia di Foggia, «dove il Comune ha deciso di combattere la povertà energetica coinvolgendo l’Agenzia per la casa. L’impianto – racconta Brogi – sarà installato sulle coperture delle case popolari e si darà priorità nella restituzione ai consumatori più vulnerabili».

Nel Comune di Torre Beretti e Castellaro, 510 abitanti nel pavese, sempre la Pa si sta impegnando per promuovere la nascita di una Cer per ridurre la spesa energetica. «Di fatto i piccoli comuni – commenta Brogi – sono un hub di sperimentazione».

In prospettiva diventerà decisivo lo studio di piattaforme che incrociano i dati di produzione e consumo, anche per ipotizzare un allargamento tra i player della filiera.

Progetti di architettura energetica

Altre sfide? Coinvolgere il real estate (come anticipato, ad esempio, da Massimo Caputi per il settore termale, sul Sole 24 Ore del 22 settembre) o il mondo della progettazione (si veda Il Sole del 26 settembre), per lavorare su un diverso disegno urbano, con progetti di architettura energetica, anche immaginando nuovi paesaggi dove l’energia sia il driver per la ricerca e sviluppo di soluzioni anche in alleanza con l’industria. «All’orizzonte rimane comunque l’incertezza legata alla regolamentazione dei prezzi dell’energia, decisi dal mercato globale – ricorda Luigi Di Marco, Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) –, che al momento non ha consentito alle Cer di decollare, sviluppando al meglio le loro potenzialità».

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