La ricerca

A rischio 90mila lavoratori sul territorio

Sul fronte dell’occupazione risultano più penalizzati Friuli Venezia Giulia (-8,5%) e Veneto (-7,5%): in termini assoluti il manifatturiero è il settore che soffre di più seguito da logistica, automotive, intrattenimento e servizi. Fatturati in calo del 16%

di Valeria Zanetti

Turismo. Il settore ha sofferto in modo particolare per le chiusure in tempo di pandemia (in foto, scorcio di Venezia)

3' di lettura

Fatturati aziendali in calo del 16%, utili pressoché dimezzati e indebitamento in crescita. È questa l’eredità di un anno di pandemia sulle imprese di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, secondo la ricerca Performance Company Nordest, realizzata da Adacta Advisory sui bilanci di 22.500 società con ricavi superiori a 1 milione di euro. Un campione ampiamente rappresentativo, che genera il 91% dei fatturati del Nordest, quantificabili in 326 miliardi, in cui il Veneto pesa per il 70% con i suoi 232 miliardi, pari al volume d’affari di 16.618 imprese.

Secondo i dati elaborati da Adacta con i ricercatori di Cerved, tenendo conto delle previsioni Prometeia e Centro studi Confindustria, l’emergenza sanitaria ha spinto un’impresa su due sul crinale della fragilità finanziaria: in totale 6mila realtà, contro le 3mila dell’anno precedente.

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La sezione del documento denominata «Scenario 2020» e redatta sulla base di analisi svolte in collaborazione con la Commissione di studio per il controllo di gestione, pianificazione ed analisi finanziaria dell’Ordine dei commercialisti di Vicenza, mette in luce che la grande incognita riguarda cosa succederà nel primo semestre dell’anno. I default potrebbero moltiplicarsi, ma molto dipenderà dall’evoluzione di questi mesi e dagli atteggiamenti degli stakeholder.

«Da gennaio ad oggi abbiamo indicazioni positive riguardanti il portafoglio ordini. La sensazione è che il mercato sia ripartito, anche se gli imprenditori sono alle prese con una nuova criticità, che riguarda l’incremento esponenziale dei costi delle materie prime», spiega Paolo Masotti, amministratore delegato di Adacta Advisory. L’effetto combinato delle conseguenze del Covid sull’economia e del balzo delle quotazioni delle commodities zavorra la ripresa. «Un peccato perché anche i piani di investimento a questo punto saranno rinviati di qualche tempo. Non è da sottovalutare però l’effetto del sostegno che il Governo sta continuando ad assicurare alle imprese così come l’atteggiamento degli stakeholders in generale, a partire dalle banche. Ci risultano pochi atteggiamenti speculativi», prosegue. Lo sprint per la ripartenza verrà dal Recovery. «L’economia si rimetterà in moto se le risorse del Next Generation Ue arriveranno e potranno essere spese rapidamente. La tempistica farà la differenza», aggiunge.

Intanto occorre fare i conti i risultati del 2020 e dei primi mesi di quest'anno. «Nel primo semestre potremo al massimo assistere ad un miglioramento progressivo dei volumi di ordini. Un rimbalzo più strutturato si potrà cogliere solo da luglio a dicembre», prevede Masotti. L’anno scorso la crisi ha colpito in maniera asimmetrica i comparti: l’alimentare ha tenuto; il farmaceutico è risultato in crescita. Male, invece, i ricavi di moda, ricettività, logistica, intesa come filiera di trasporti e magazzinaggio, in conseguenza del crollo delle merci in circolazione.

Hanno sofferto di più le imprese meno dimensionate, tra 1 e 10 milioni di ricavi (-18,6%). A livello regionale, il Veneto si è mostrato più resiliente, con il suo -15,5%, che corrisponde ad una perdita di 36 miliardi di ricavi rispetto al 2019, a 196mld. Più in difficoltà, invece, Trentino Alto Adige (-16,4% con una perdita di 9 miliardi, da 51 a 42) e Friuli Venezia Giulia (-18,4% e -8 miliardi, da 43 a 35), «forse perché più dipendenti dal turismo e dalle produzioni agroalimentari con sbocchi nell'horeca», ragionano da Adacta.

Tra gli altri indicatori, l’Ebitda delle imprese trivenete scende al 5,4% medio, di 13,2miliardi (era pari all’8,3% nel 2019). Mentre l’indebitamento finanziario sale di 4,3 miliardi a 39 complessivi.

Sul piano occupazionale si stima una perdita totale di 80.800 posti di lavoro. Più penalizzato in termini percentuali il Friuli Venezia Giulia (-8,5%), che lascia sul campo 14 mila posizioni, seguito dal Veneto (-7,5%), a meno 56 mila e dal Trentino Alto Adige (-6,9%), sotto di 11 mila. L’emorragia ha impattato maggiormente il manifatturiero (-10%; -36.400 posti in valore assoluto), la logistica (-14%; - 8.300), l'automotive (-17%; - 7.300) e l'intrattenimento e servizi (-8%; -14.900).

La crisi è entrata a gamba tesa, spezzando un ciclo di crescita durato un triennio nella macroregione. Dal 2017-2019, l’incremento del fatturato medio aggregato delle imprese dell’area è stata del 4%. Il record è del Veronese, l'area in cui il volume d'affari è incrementato di più e cioè circa 66,5miliardi di euro nel 2019 (+ 7% l'Ebitda), «grazie alla presenza di molte grandi multinazionali, da Volkswagen a Lild che hanno la loro sede italiana nel capoluogo scaligero», conclude l'ad di Adacta Advisory.

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