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A rischio la ferrovia Gallarate-Malpensa Le imprese: è una priorità per il territorio

di Marco Morino

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In cerca di rilancio. Anche l'aeroporto di Malpensa, al pari dell'intero sistema nazionale, è stato investito dalla crisi generata dalla pandemia


3' di lettura

È una vera e propria levata di scudi a sostegno della ferrovia Gallarate-Malpensa quella organizzata dalla categorie economiche della provincia di Varese. Nel mirino di Camera di Commercio di Varese, Confartigianato Imprese Varese, Confcommercio Uniascom provincia di Varese e Unione degli Industriali della provincia di Varese finiscono le amministrazioni locali contarie all’opera (in particolare i Comuni di Casorate Sempione e Cardano al Campo), ma anche Legambiente Gallarate e Parco del Ticino. Roberto Grassi, presidente dell’Unione industriali (Univa), avverte: «Malpensa è una priorità. Il suo sviluppo deve coinvolgere tutti. Nei prossimi mesi rischia di scoppiare una bomba occupazionale se non ci stringiamo intorno a quello che non è solo un aeroporto, ma la nostra porta sul mondo, oltre che la prima impresa lombarda per valore generato, posti di lavoro e indotto».

A far scattare l’allarme è stato l’inatteso stop al progetto arrivato dal ministero delle Infrastrutture. Il decreto del ministero stabilisce la «conclusione negativa della conferenza di servizi» sull’opera. Un atto tecnico che è legato alla «espressione di dissenso del Comune di Casorate Sempione». La questione riguarda una porzione di territorio casoratese a ridosso di Malpensa: il Comune aveva su questo espresso parere negativo rispetto ai meccanismi di compensazione ambientale. Nei mesi scorsi, sia il Comune si Casorate sia quello di Cardano al Campo hanno presentato ricorso al Tar contro la ferrovia Gallarte-Malpensa, con l’obiettivo di ottenere attenzione sulle loro richieste in materia di compensazioni ambientali non ancora riconosciute e con la speranza anche di poter far riaprire un tavolo di confronto con la Regione. Dimitri Cassani, sindaco di Casorate, è netto: «Dall’analisi dell’attuale situazione, determinata dall’emergenza Covid che ha pesantemente ridimensionato il traffico a Malpensa, mi pare che la cosa più saggia da fare sia riconsiderare tutto il progetto».

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In origine il treno da Milano Cadorna (Ferrovie Nord) si fermava al Terminal 1 di Malpensa. È stato poi realizzato, in area aeroportuale, il collegamento fino al Terminal 2, con la nuova stazione ferroviaria (anno 2016). Dal Terminal 2 a Gallarate mancano 4,6 chilometri. Il tracciato – di cui è stato pubblicato lo scorso 17 dicembre il bando per la realizzazione – consentirà a Malpensa di diventare un importante nodo di interscambio, anche con l’alta velocità e di migliorare notevolmente la connettività con l’area metropolitana milanese. Ma soprattutto è un progetto sostenuto dall’Europa: il 30% dei finanziamenti dell’opera (63,4 milioni di euro sui 211,34 milioni dell’investimento complessivo) sono rappresentati da fondi Ue. Sea e Ferrovienord, coordinate da Regione Lombardia, sono impegnate nella progettazione dell’estensione della linea ferroviaria dal Terminal 2 verso Nord, in direzione linea del Sempione, verso Gallarate e Sesto Calende. L’interconnessione lato Gallarate chiude l’anello di collegamento tra Milano e Malpensa e rafforza le connessioni con la Svizzera. A opera ultimata, il tempo previsto di percorrenza tra il T2 e Gallarate è di 7 minuti.

Secondo i programmi di Ferrovienord, i lavori dovrebbero partire nel corso del 2021, mentre l’opera verrebbe ultimata entro dicembre 2024. La strenua opposizione di alcune amministrazioni locali, affiancate da Legambiente e Parco del Ticino e in ultimo anche lo stop tecnico del ministero Infrastrutture, rischiano di complicare il percorso del progetto. A questo punto l’apertura dei cantieri nel 2021 potrebbe non essere più così sicura. Ecco spiegata la dura la reazione del sistema economico varesino. Dice Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio di Varese: «Il nostro sistema economico non può sottostare alla volontà di chi, da solo, blocca un percorso già avviato per realizzare un’infrastruttura in grado di portare benefici a vantaggio dell’intero territorio». Il ragionamento delle imprese è che «non si può costruire il futuro di un Paese e di un territorio sul diritto di veto. Bisogna tornare ad affermare il diritto delle nostre comunità all’interesse generale». Osserva Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese: «Il reticolato di rapporti da e per la provincia di Varese deve essere un valore da coltivare: ogni transito che intercetti il nostro territorio nelle sue zone strategiche costituisce una opportunità di rafforzamento per le imprese e una chance per la costruzione di nuove relazioni di affari». Ancora Grassi (Univa): «Siamo un Paese che non finisce mai di stupire per il suo autolesionismo. Inoltre il cantiere aveva già trovato la copertura dei costi con fondi europei». Aggiunge Giorgio Angelucci, presidente di Confcommercio Uniascom provincia di Varese: «Per l’intero territorio provinciale e, in particolare, per l’area di Gallarate e dei Comuni della zona aeroportuale, la nuova linea rappresenta una opportunità di rilancio unica, soprattutto in un momento di crisi economica senza precedenti». Ma il sindaco di Casorate tira dritto: «Anche se è un’opera a basso impatto ambientale, richiede ugualmente un sacrificio in un territorio che ha già dato abbondantemente alla causa Malpensa». Ecco perché «ogni ulteriore richiesta in questi termini dovrà essere giustificata e garantita al mille per mille».

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