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A rischio la ripresa se ripartono i contagi, come evitare una doppia recessione?

Se la ripresa dei contagi sarà contenuta, con effetti dunque meno pesanti sul sistema sanitario rispetto allo scenario più pessimistico, si potranno utilizzare a pieno gli effetti della “stance” fiscale espansiva favorita dal combinato delle misure in arrivo con la manovra 2021 e dall'erogazione delle prime tranche del Recovery Fund.

di Dino Pesole

Ocse: nel 2020 Pil Italia -10,5%, poi mini-ripresa

Se la ripresa dei contagi sarà contenuta, con effetti dunque meno pesanti sul sistema sanitario rispetto allo scenario più pessimistico, si potranno utilizzare a pieno gli effetti della “stance” fiscale espansiva favorita dal combinato delle misure in arrivo con la manovra 2021 e dall'erogazione delle prime tranche del Recovery Fund.


4' di lettura

Due scenari, con due esiti diversi sia per il 2020 che per il 2021. Pur nei limiti di un esercizio previsionale che, data la situazione, è sottoposto a notevoli elementi di incertezza, il Governo, nella Nota di aggiornamento al Def mette in conto la possibilità che quest'anno, in presenza di un aggravamento della ripresa dei contagi che si registra ormai da agosto, il crollo del Pil possa raggiungere il 10,5%, dunque un punto e mezzo in più rispetto allo scenario meno pessimistico che comunque registra una contrazione del prodotto del 9 per cento. Una sorta di “doppia recessione” da evitare con ogni mezzo.

Il “trascinamento” nel 2021
Questione di decimali, si potrebbe obiettare. In entrambi i casi si tratta della peggiore recessione mai registrata dal nostro paese in tempo di pace. In realtà, se si realizzasse lo scenario che per effetto della ripresa dei contagi potrebbe portare a «reintrodurre misure precauzionali, peraltro meno drastiche che nella scorsa primavera» – come si legge nell’ultima versione della Nadef – il problema in termini di ulteriore contrazione del Pil si trasferirebbe con un effetto di trascinamento nel 2021, vanificando in tutto o in parte l'atteso “rimbalzo” del 6%. Solo così si aprirebbe la strada al ritorno della crescita ai livelli pre-Covid (peraltro non entusiasmanti) nel 2022. Emerge un problema non da poco, che dovrebbe indurre alla massima vigilanza per evitare che si concretizzi lo scenario peggiore: i timidi segnali di ripresa che dopo il lockdown e in coincidenza con la riapertura di gran parte delle attività produttive stavano lentamente emergendo sarebbero travolti dagli effetti della nuova ondata dei contagi e dall'inversione di tendenza delle aspettative, delle famiglie e delle imprese, che in economia contano. E così, come prevede lo stesso Governo - quasi a mettere in guardia dall'abbassare la linea di difesa dal contagio - la crescita nel 2021 si arresterebbe all'1,8%, con un impatto non da poco sui conti pubblici: deficit all'11,5% nel 2020 e al 7,8% nel 2021, debito che sia pur in discesa rispetto al picco del 158% atteso nel 2020 (in aumento di 23,4 punti su base annua), risulterebbe di oltre 4 punti percentuali in confronto all'andamento tendenziale.

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La partita va giocata nell'immediato
Dalle cifre e tabelle della Nadef si evince con assoluta evidenza che, data ormai per scontata la profonda caduta del Pil nell'anno in corso, la partita ora vada giocata sulle prospettive reali di rilancio nell'economia a partire dal 2021 e dunque nell’immediato attraverso la predisposizione di una manovra “espansiva” che non alteri l’equilibrio dei conti pubblici già pesantemente messo a dura prova (le tre manovre varate da marzo in poi sono state finanziate in deficit per 100 miliardi). La stessa previsione di un debito in discesa al 155,6% nel 2021 si basa su un “denominatore” (il Pil) in aumento del 6%. Se la ripresa dei contagi sarà contenuta, con effetti dunque meno pesanti sul sistema sanitario rispetto allo scenario più pessimistico, si potranno utilizzare a pieno gli effetti della “stance” fiscale espansiva favorita dal combinato delle misure in arrivo con la manovra 2021 e dall'erogazione delle prime tranche del Recovery Fund. Dato per acquisito ormai che non vi sarà l'auspicata ripresa a V (drastica caduta del Pil e robusta risalita) il problema è ora sostenere il più possibile la crescita. I costi sociali e in termini di occupazione del materializzarsi dello scenario più avverso sarebbero notevoli. Il rischio impone di non compiere errori, sia sul versante delle prossime misure per contenere i contagi sia su quello delle misure di politica economica che saranno definite con la prossima legge di Bilancio.

Un progetto-Paese forte e credibile per evitare «assalto diligenza»

È vero che i progetti da presentare a Bruxelles per ottenere i fondi europei del Recovery Fund potranno essere finalizzati a gennaio. Quindi c'è tempo, ma comunque gli effetti finanziari con relativo impatto sui conti pubblici andranno registrati nei saldi della manovra che al momento si aggira attorno ai 40 miliardi. La variabile crescita nel 2021 è decisiva anche da questo punto di vista perché una variazione di diversi punti percentuali rispetto al “rimbalzo” stimato nel 6% imporrebbe di rivedere in corso d'opera anche i saldi di finanza pubblica. La massima vigilanza sull'evolversi dei contagi va dunque di pari passo con la definizione di una manovra che non ceda minimamente alla tentazione di disperdere le risorse in mille rivoli, per lucrare consenso nell'immediato. Nessun “assalto alla diligenza”, dunque, come a tratti pare emergere in questa fase di messa a punto delle “priorità” da inviare a Bruxelles entro gennaio con richieste provenienti dai vari dicasteri difficilmente compatibili con le risorse a disposizione. Come al termine di una guerra, occorre indicare la rotta ed è esattamente quel che il Governo è chiamato a fare da qui alla fine dell'anno. Vi è da scongiurare fin d'ora (anche con un'accorta comunicazione) l'ipotesi che si possa giungere a un nuovo lockdown generalizzato. Il costo in termini economici e sociali sarebbe pesantissimo.


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