A PALAZZO VENEZIA E CASTEL SANT’ANGELO

A Roma una mostra svela l’universo dei sentimenti con gli occhi del Giorgione

di Andrea Carli

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(© Atlantide Phototravel/Corbis)


4' di lettura

Nelle mostre può accadere quello che ogni tanto avviene nel mondo del pallone. Capita infatti di assistere a una partita di calcio in cui tutta la squadra gioca per dare la palla al campione. Solo lui ha il guizzo che da un momento all’altro può risolvere l’incontro. Nel panorama dell’offerta italiana di esposizioni e iniziative artistiche ogni tanto scatta la stessa logica: si individua un grande artista, quindi una sua opera (meglio se poco conosciuta dal grande pubblico), e su queste basi viene costruito un evento.

Dietro al quadro di Giorgione il labirinto delle emozioni
È un po’ quello che succede a Roma, dove questa mattina è stata presentata la mostra - che aprirà domani - “Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma”. L’esposizione, che si sviluppa su due sedi (Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo) è costruita attorno a un capolavoro di Giorgione (non tutti però concordano sull’attribuzione), il fantasista a cui prima si faceva cenno. L'opera è “I due amici”, un doppio ritratto ormai da tempo considerato da parte della critica uno dei capisaldi nella produzione artistica del maestro di Castelfranco, capofila della scuola veneta del Cinquecento. «Il tema che abbiamo voluto sviluppare - spiega di direttore del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli - è la rappresentazione dei sentimenti nel Rinascimento italiano attraverso l’opera di uno dei pittori più difficili da mettere a fuoco nella storia dell’arte italiana.»

Una nuova idea del ritratto
Il dipinto, entrato nelle raccolte permanenti del Museo Nazionale del Palazzo Venezia nel 1919, è considerato l’archetipo di una nuova idea del ritratto, il cui scopo è mettere in evidenza e raccontare uno stato d’animo del personaggio o dei personaggi rappresentati. In questo caso è un sentimento d’amore, un labirinto del cuore. Il ragazzo in primo piano sta soffrendo, come dimostra il gesto con cui si preme la guancia. Una sofferenza che si intreccia con la melanconia, come dimostra l’arancia amara (all’epoca si chiamava “melangolo”) che stringe nella mano sinistra. Alle spalle del ragazzo in primo piano è rappresentato un suo amico che invece non fa trasparire alcun tipo di emozione. L’amore, il sentimento non lo riguarda. La contrapposizione tra i gesti dei due amici è la forza del ritratto.

Il curatore: rappresentata una storia molto umana
Fin qui l’immagine nella sua immediatezza. L’interpretazione arriva dal curatore della mostra romana, Enrico Maria Dal Pozzolo, storico dell’arte con una specializzazione nella pittura veneta tra l’età rinascimentale e quella barocca. «È vero - ammette - le mostre sul sentimento sono state sempre costruite partendo da un’opera. In questo caso però - continua Dal Pozzolo - è stato fatto un passo ulteriore. Esiste infatti una dimensione ritrattistica privata in cui il soggetto rappresentato sulla tela chiede di essere ritratto non per il ruolo o la posizione che ricopre nella società ma per raccontare lo stato d’animo che in quel momento specifico sta vivendo. Si parte dal labirinto del cuore per raccontare una storia molto umana. Ecco - conclude il curatore - “I due amici” di Giorgione, quadro guida di questa esposizione e opera che considero “la Gioconda” di Palazzo Venezia, sono un po’ questo».

Percorso a due tappe
Nella mostra sono esposti 45 dipinti, 27 sculture, 36 libri a stampa e manoscritti, oltre a oggetti, stampe e disegni. La prima sezione si sviluppa nelle stanza dell’appartamento del papa Paolo II Barbo, la seconda a Castel Sant’Angelo, con opere dei grandi maestri del Cinquecento tra cui Tiziano, Tintoretto, Romanino, Moretto, Ludovico Carracci, Bronzino, Barocci e Bernardino Licinio.

I segreti dell’allestimento
Una mostra con un taglio così particolare ha richiesto un allestimento al trettanto particolare, anche perché sia Palazzo Venezia sia Castel Sant’Angelo sono due posti già di per sé molto particolari. «Mi si chiedeva di stabilire un nesso tra le meraviglie di questi due luoghi e il tema dei sentimenti», ricorda Michele De Lucchi, che ha curato l’allestimento dell’esposizione. «Non è stato facile. È la prima volta che mi trovo a lavorare per costruire una mostra focalizzata sui labirinti del cuore: non su unperiodo artistico, e nemmeno su un solo artista nonostante dietro al doppio ritratto ci sia il pennello di Giorgione». De Lucchi ricorda che l’allestimento «è un’operazione di costruzione di infrastrutture, così come un’autostrada, una ferrovia, un porto».

Il legame tra Venezia e Roma
Palazzo Venezia è stato utilizzato, oltre che come residenza papale, come ambasciata della Repubblica di Venezia, la “Serenissima”, da cui il nome. «È stato un edificio fatto e voluto dai veneziani (Paolo II proveniva da quella città, ndr) - ricorda il curatore dell’allestimento -: ho voluto portare un po’ della città lagunare in questa mostra. E l’ho fatto lavorando sui tessuti. Il tessuto è, in questo caso, il linguaggio figurativo che armonizza il tutto.» La bellezza delle opere fanno il resto.

Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma, Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo a Roma, dal 24 giugno al 17 settembre

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