la visita a milano

A San Siro 80mila giovani con il Papa. Monza, un milione di fedeli

di Sara Monaci, Giovanni Negri e Giuseppe Chiellino

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Papa Francesco in visita a Milano (Ap)


5' di lettura

Un abbraccio caloroso e coloratissimo ha accolto Papa Francesco nello stadio di San Siro stracolmo (80mila circa) di ragazzi, animatori e catechisti delle parrocchie della diocesi di Milano che sin dal mattino hanno animato i piazzali intorno all'impianto, in attesa dell'apertura dei cancelli. Il pomeriggio di festa, con coloratissime coreografie e con le voci dei ragazzi, è culminato nella preghiera con il Papa, salutato dal boato degli ottantamila “tifosi” sugli spalti e da un enorme cuore composto dai ragazzi sul prato. Con il tono informale a cui ha abituato i fedeli, Francesco ha risposto alle domande di genitori, educatori e cresimandi, sulla fede, sull'educazione e sulla vita. Ha spazzato via l'ipocrisia quando ha ammesso con semplicità che quelle domande le conosceva già, sollevando un applauso sincero che ha trasformato l'incontro in una chiacchierata tra amici. Ha invitato i ragazzi a non cedere al bullismo («Non siate bulli e fate che non accada mai») e li ha esortati a cercare nei nonni un riferimento per crescere nella fede cristiana. Raccontando aneddoti della sua esperienza di sacerdote, ha suggerito ai genitori di giocare con i propri figli e di educarli alla solidarietà, parlando «al loro cuore e al loro spirito, non solo alla testa». Dopo le periferie, gli ultimi di San Vittore e il Duomo, e il quasi milione di fedeli a Monza, si è conclusa così la giornata di Papa Bergoglio a Milano. Una giornata cominciata prestissimo.

Papa Francesco è arrivato infatti a Milano, salutato da un bagno di folla. Prima tappa le cosiddette “case bianche” di via Salomone, nel quartiere Forlanini. Un luogo non casuale: gli edifici popolari di questa zona, gestiti dall'azienda regionale Aler, sono stati a lungo abbandonati e le famiglie hanno vissuto lì attraversando varie difficoltà. Il quartiere Forlanini, nel quale è previsto un intervento di riqualificazione della Pubblica amministrazione, è uno dei più vicini all'aeroporto di Linate, dove il Pontefice è atterrato un'ora fa.
Il Papa nel suo saluto alla città ha parlato di fatiche comprensione, rivolgendosi alla città: «So che a Milano mi accoglie la Madonnina, in cima al Duomo...mi ricorda la premura di Maria, che corre a incontrare Elisabetta. E' la premura della Chiesa che non rimane nel centro ad aspettare ma va incontro a tutti, nelle periferie».

E proprio il tema delle periferie, e quindi del disagio, sarà centrale nella visita di Francesco a Milano. Simbolicamente infatti consegnerà due chiavi a due famiglie nel quartiere di Niguarda, dove ci sono 55 alloggi restaurati che verranno consegnati entro l'estate ad altrettante famiglie a canone calmierato.
Il Papa è sceso poi tra le persone, firmando autografi e salutando famiglie e bambini. Quindi il Papa è arrivato in centro in piazza Duomo, dove centinaia di persone lo aspettavano già dalle 7 del mattino. Le code da via dei Mercanti e dalle strade laterali continuano a confluire nella piazza, ormai quasi tutta piena. Migliaia di persone sono arrivate da tante città per ascoltare il Papa. Bergoglio si è prima intrattenuto con cardinali, vescovi e sacerdoti. Ha voluto incontrare il clero milanese. Quella di Milano è la diocesi più grande d'Europa.

Il Papa era stato a Milano un paio di volte negli anni '70 e di passaggio. Ora per la prima volta si fermerà una giornata per incontrare la più vasta comunità cattolica d'Europa, che comprende anche le province di Varese, Lecco, Monza e Brianza e parte di quelle di Como, Bergamo e Pavia, per un totale di 5,4 milioni di abitanti e 1.107 parrocchie.

L'arrivo del Papa a Milano in corso XXII marzo davanti alla parrocchia del Suffragio

Il Papa, rispettando perfettamente gli orari, è entrato in Duomo alle 10, dedicandosi alla preghiera in solitudine. Poi si è alzato per salutare il cardinale Tettamanzi, ex arcivescovo di Milano, prima di lasciare l'incarico all'attuale Angelo Scola. Intanto il centro di Milano è completamente transennato, ma al momento è una giornata tranquilla e di festa, nessuna tensione nelle strade. Ingenti sono le misure di sicurezza messe in campo: 2.500 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, 3.800 volontari della Curia, 4.200 della Protezione civile, 120 squadre del 118 con 80 ambulanze, 6 auto mediche e 5 posti medici avanzati, 150 vigili del fuoco.

Milano accoglie Papa Francesco

Milano accoglie Papa Francesco

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L'arcivescovo Angelo Scola ha ricordato «l'epoca di cambiamento, il travaglio in cui siamo immersi, che è motivo di conversione delle nostre persone e delle nostre comunità aprendoci alla speranza». Poi ha preso la parola don Gabriele Gioia, presbitero, che ha parlato di «avvertire la sfida della secolarizzazione e dell'evoluzione della società milanese...». Si chiede dunque «come non perdere la gioia dell'evangelizzazione?». Questo è lo spunto per Bergoglio per parlare di evangelizzazione ma anche comprensione per il mondo. Dice che «un evangelizzatore triste non è convinto, ma bisogna esprimere gioia, far capire che la chiamata dà questo sentimento. La parola che mi viene in mente - spiega ancora - è la sfida. La fede non deve diventare ideologica. Le ideologie crescono e germogliano quando si pensa di avere completato il percorso, ma ci vuole comprensione per il mondo. Bisogna capire i lati migliori e i lati oscuri, gli eccessi di omogeneizzazione e di relativismo, senza orrore o beatificazione».
Poi Bergoglio dedica un passaggio alla «cultura dell'abbondanza, per cui i giovani sono sottoposti a interazioni continue, con più schermi per navigare in contemporanea. Ma questo è il mondo dove sono inseriti, ed è giusto insegnare loro a discernere, vanno accompagnati a percorrere il cammino della vita senza che si estingua lo spirito che è in loro». Non imporre dunque modelli diversi e lontani, ma insegnamento alla comprensione e al discernimento. Questo il messaggio di Bergoglio alla sollecitazione di don Gabriele Gioia.

L'arrivo del Papa a Milano in corso XXII marzo davanti alla parrocchia del Suffragio

Bergoglio, parlando con Madre Paola Paganoni, parla di “minorità”. Il sentimento che viene espresso dalle suore Orsoline, che raccontano appunto della loro esperienza fatta di “poche forze, consapevoli di essere nel nostro tempo una minoranza”. Il Papa invita a non farsi sopraffare dal sentimento della rassegnazione, che porta all'accidia. “Sono fili molto sottili, un buon ristoro è la misericordia, mentre la rassegnazione è l'immaginario di un passato glorioso che ci avvolge in una spirale di pesantezza esistenziale”.

E aggiunge una provocazione: “Sono pesanti i soldi che abbiamo in banca, e a volte il Signore fa crollare tutto, e questa è una grazia. Con la rassegnazione si fa pesante tutto, si cercano sicurezze umane come i soldi, ma fa bene a tutti rivisitare le origini, con una memoria che ci salva dall'immaginazione gloriosa ma irreale del passato”. Invita ancora Bergoglio a guardare la vita come “un piatto da mangiare in cui c'è tutto. Non ci vuole troppo sale perché nessuno lo mangerebbe, ci vuole un equilibrio di ingredienti. Non so dire quale sia oggi la giusta direzione dove andare a lavorare, quale periferia scegliere nel mondo di oggi. Il Papa non può dire dove dirigersi, ma siate quello che siete, andate a rinnovare le origini”. La parola più forte è “tornare alla Galilea del primo incontro”. Non ci vuole atteggiamento di sopravvivenza: solo questo rende feconda la vita. Poi la visita al carcere di San Vittore, dove non era mai stato nessun Papa.

A Monza Papa Bergoglio quasi un milione di persone hanno partecipato alla Messa cominciata alla 15.30. «Non abbiate paura di abbracciare i confini - ha esortato il Pontefice - non possiamo rimanere come spettatori davanti a tante situazioni dolorose. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali. Evocare la memoria è il migliore antidoto che abbiamo di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell'estraniamento. Non dimentichiamoci da dove veniamo, dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato». E rivolgendosi poi ai milanesi ha aggiunto: «Milanesi sì, ambrosiani certo: ma siete parte del popolo multiculturale e multietnico di Dio».

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